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Casa Barnelow

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Jack Scanner

pubblicato il 2019-11-11 17:09:28


 

   Mi trovavo in gravi difficoltà e, mentre pioveva a dirotto e i lampi schiarivano per piccoli istanti il cielo nero e tetro che mi sovrastava, e che sovrastava tutto quel paesaggio oscuro e deprimente, trovai una casa che, a quanto sembrava, era abbandonata, e che, secondo l’insegna che c’era sulla porta, si doveva chiamare Casa Barnelow. Preso così da una piccola luce di speranza e di vita, e trovato forse un posto dove potevo ricoverarmi quella notte tempestosa – preso dunque da sì tanta euforia, salii le scale e raggiunsi il portone.

   Bussai forte un paio di volte e poi, senza che esitassi, aprii ed entrai. Mentre mi meravigliai di come la casa fosse aperta e incustodita, attraversai un piccolo corridoio e finii nell’unica stanza dove, con mio grande stupore, c’era ogni sorta di meraviglia e di comodità. La finestra che si vedeva anche dalla strada da cui provenivo, era coperta da una tenda di velluto porpora che toccava per terra il vecchio pavimento in legno; a destra, attaccato alla parete, c’era un pianoforte incredibilmente pieno di polvere – e notai anche le ragnatele al soffitto alto e annerito dai fumi dei vizi di chi aveva abitato quella dimora. A sinistra c’era una bacinella senz’acqua con uno specchio ed un’altra tenda porpora che divideva da un piccolo vano, di certo un angolo dove si trovava il letto.

   Bene, pensai euforico, dalla strada alla casa per eccellenza.

   Mi spogliai e, come mia prima intenzione, volli rifocillarmi mangiando qualcosa e così feci, trovando con grande felicità dei pezzi di pane ottimi e saporiti. Se ne sono andati da poco, mi dissi trangugiando un po’ di vino rosso trovato in dispensa. Così mi riscaldai e, preso da una possente curiosità, nonché da una stanchezza infinita che mi stava facendo tremare le gambe, andai nell’angolo dove c’era il letto, aspettandomi di trovare un grosso baldacchino porpora nella stessa misura delle tende che attorniavano la casa. E invece, ahimè, trovai una cassa da morto per terra senza coperchio.

   Ora potrà sembrare strano, ma, appena passato il mio primo orrore, e assicuratomi che in casa ci fossi solo io e nessun altro, e preso ancora da una fiacchezza tremenda che mi stava sconvolgendo i nervi, portandomi sull’orlo della nevrosi – potrà sembrare strano, ma, spogliatomi, mi ficcai dentro quella bara al cui interno c’era un rivestimento rosso sangue. La trovai decisamente comoda e fu allora che iniziai a sentire qualche strana sensazione nella testa – un qualcosa che mi portò nell’immediato all’insofferenza.

   Decisi senza ripensarci sopra, di alzarmi ma, ahimè, non riuscii ad uscire dalla cassa. Non ero incastrato, bene inteso, ma c’era come qualcosa che mi teneva giù, come una spinta invisibile che mi premeva sul petto.

   Poi cominciai a vedere tutta la scena.

   Mi apparve prima il fantasma di una ragazza che mi raccontò che era stata uccisa in quella casa con un delitto atroce, e poi mi apparve il fantasma del suo amante che mi sussurrò che era stato il proprietario di quella casa a sparare.

   Preso da un forte orrore e paura, drizzai la schiena con tutte le forze che avevo e riuscii ad alzarmi in piedi. Mi rivestii veloce dei miei abiti bagnati,  mi guardai intorno e vidi che i fantasmi non c’erano più. Ma tanto mi era bastato da preferire di tornare in mezzo alla strada e alla pioggia e cercare magari una cantina.

   Andai verso la porta ma proprio in quell’istante l’uscio si aprì lentamente, molto lentamente. In quegli istanti, mi appartai a sinistra del corridoio buio, e mi accorsi di una libreria che fungeva anche da porta – cosicché, in un attimo, mi ritrovai in una seconda stanza più piccola illuminata da qualcosa come una candela. Credetti che fosse una candela perché non mi voltai.

   Accostai la porta segreta e vidi il tizio – probabilmente Barnelow – dirigersi verso la stanza grande e posarsi nella bara – riconobbi i suoi rumori.

   <<Non dovevo ucciderti, Beatrice>>, diceva l’uomo, <<ma non potevi avere un amante oltre a me. Adesso riposa in pace, mentre aspetto e mi abituo alla morte ficcandomi in questa bara.>>

   Allora mi venne un dubbio atroce e, voltatomi, vidi un baldacchino proprio vicino su cui c’erano due corpi mummificati, di una donna e di un uomo, gli stessi che avevo visto come fantasmi. Il terrore fu enorme e, dopo aver compreso tutto, scappai forte da quella stanza, rigettandomi per strada sotto la pioggia – pioggia che, suo malgrado, non riuscì a smorzare l’urlo di terrore di Barnelow dalla sua bara porpora.

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L'AUTORE Jack Scanner

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