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Mauro Banfi il Moscone

IL SECONDO ANNIVERSARIO DI P.I.A.F. (PAROLE INTORNO AL FALO') CON IL DEMONE BABELION

"PUNTO E A CAPO"

Racconto

Metanarrativa (omaggio a Giorgio Manganelli)

pubblicato il 2019-11-07 20:15:03

            "E noi, noi avremo il coraggio per non lasciarlo entrare, lui che nell'ombra ha sempre saputo di noi?"
                    (Michele Mari, Asterusher)

                                           

                                                            



"E noi, noi avremo la forza per non lasciarlo entrare, lui che nell'ombra ha sempre saputo di noi?"
Ne "I demoni e la pasta sfoglia", Michele Mari scrive che gli scrittori , "è proprio scrivendo che finiscono di consegnarsi inermi agli artigli dei demoni che li signoreggiano, finché, posseduti, essi diventano quegli stessi demoni."
Quale demone, quale ospite inquietante è entrato in P.I.A.F. facendo scomparire nel nulla un buon novantacinque per cento dei suoi partecipanti?
E qual'è il nome di quel demone?
Ho interpellato i salvifici quanto mitologici coniugi Warren di "Conjuring", per indagare sul caso, e se possibile, tentare un esorcismo e un estremo salvataggio delle anime perse.
Ecco la mail che mi hanno mandato poche ore fa:

 

                          


"Caro Mauro il Moscone, dopo intense e attente indagini, ecco il nostro responso.
Il noto demone Babelion si è impossessato del vostro P.I.A.F.
Devi sapere che ai tempi della Torre di Babele, il Signore incaricò un suo Angelo di confondere le lingue dei presuntuosi cittadini di Sennaar, che volevano diventare come Lui, erigendo un'altissima Torre, ordinandogli:

 

                            



"Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro".
E così i linguaggi vennero divisi e dispersi per sempre.
Secoli dopo, l'Angelo ripudiò il suo ruolo celeste e inviò le sue dimissioni irrevocabili al Signore, con queste motivazioni:
"Ormai il mio compito non ha più senso, Signore: gli esseri umani non credono più in Voi, ma - è pazzesco solo da pensare - LO SONO DIVENTATI - o perlomeno lo credono, gli illusi -. E così, ogni scimmia di Dio si è scavata il suo pozzo di Babele e la terra è diventata un deserto percorso solo dal vento dell'incomunicabilità e del narcisismo.
Ogni scimmia di Dio si è intrappolata, sepolta viva, nella sua fugace vita, senza più alcun respiro d'Eternità.
Pertanto non servo più a niente e rimetto il mio mandato".
Da allora l'Angelo divenne Babelion e desertifica scientemente ogni attività creativa e costruttiva.
Il suo potere è al di là di ogni comprensione, il Moscone.
Inarrestabile, inesorabile, ineludibile.
Non possiamo aiutarti.
Comprendiamo la tua disperazione, e ti siamo vicini, ti siamo amici.
Quando puoi vieni a trovarci: sei invitato a cena."

Coniugi Warren

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

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Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Antonino R. Giuffrè il 2019-11-08 11:05:28
Sarebbe facile scaricare la colpa sui social, ma credo che il vero problema sia un altro, e cioè che siamo rimasti sempre gli stessi. Rimanendo sempre gli stessi, alcuni hanno preferito altre strade per farsi conoscere. Quando se ne sono andati, quelli che erano rimasti hanno deciso di mollare la presa poco a poco finché non sono scomparsi del tutto pure loro.

Mauro Banfi il Moscone il 2019-11-08 14:16:30
Ciao Antonino, un piacere risentirti.
Leggo che propendi per un'ipotesi esistenzialistica, che rispetto.
Io invece la penso come Giorgio Manganelli, in "Letteratura come menzogna".
«La letteratura è immorale perché con insolenza, con industriosa pazienza, essa fruga e cerca e cava fuori affanni, e malattie, e morti»
Vale a dire che dalla letteratura e dai letterati e dai loro lettori e ammiratori non bisogna aspettarsi niente ed essere pronti a tutto.
Pertanto meglio andare a cena con i coniugi Warren, credimi,
Perlomeno loro, per un piatto di spaghetti al sugo, un caffè e qualche risata, ci sono.
Abbi gioia

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Rubrus il 2019-11-08 12:05:32
Questo è il classico post che, un tempo, avrebbe dato il "la" a una ridda di commenti, ma i tempi sono cambiati e non sarà più così (per fortuna). Credo semplicemente che l'interesse verso questa particolare forma di espressione del pensiero che sono i siti come PIAF sia venuto meno, o sia sceso alquanto in basso nella scala delle priorità.

Mauro Banfi il Moscone il 2019-11-08 14:21:38
Ciao Roberto e un benvenuto anche a te a questo anniversario.
Son ben concorde su quella tua incidentale - per fortuna -.
Per nostra fortuna vuol dire fine degli haters e aumento del pensiero.
Kafka nei suoi diari indaga a lungo il demone della dispersione; basti pensare come la Diaspora sia un'esperienza fondamentale per la cultura ebraica, con la quale aveva un atteggiamento laico ma rispettoso.
A un certo punto scrive una frase preveggente, tra narrativa e filosofia esistenzialistica: « Noi scaviamo il pozzo di Babele».
Nella terra di Sennaar, i discendenti di Noè avevano edificato una città e una torre mastodontica, servendosi di mattone cotto in luogo della pietra, di bitume resinoso in luogo del cemento: volevano rimanere uniti, per non disperdersi sulla faccia della terra; ed elevare la cima della torre fino al cielo, per conoscere i segreti di Dio ed eguagliarlo.
Kafka non aveva costruito nessuna torre verticale, metafisica, ma aveva conosciuto e scavato il pozzo di Babele, il pozzo dei marginali, degli invisibili, dei Joker, per intenderci: come Dostoevskij, aveva cercato sempre più profondamente nella notte e negli abissi: era disceso nella tana dell'animale, nel sottosuolo di Dio; aveva descritto il tremendo essere del Male, l'esistenza dell'uomo nel peccato, il doppio carcere, la dissipazione dei corrieri del re. Quale superbo pozzo di Babele è quello della letteratura!
Quanti e quali demoni feroci e assetati di anime si aggirano nelle sue pagine!
Dopo Nietzsche percepì la nostra nuova era dell'Ybris capovolta, dove non c'è più il tendere ad essere Dio, ma esserlo veramente scimmiottandolo, e rispetto al baffone, provò angoscia e senso di colpa e anche molto schifo.
Forse aveva peccato anche lui di hybris, come gli uomini di Sennaar: sebbene appunto di un'hybris capovolta. Forse anche lui, volendo disperatamente restare unito, si era disperso sulla
faccia della terra, inducendo gli uomini dediti alla letteratura a imitarlo. Forse il risultato del suo scavo era stato soltanto la confusione della lingua - un messaggio senza senso e incomprensibile, come quello degli ultimi corrieri del re.
Ma attenzione: durante la Torre di Babele una pluralità multidifferenziata di lingue non riuscivano più a comunicare tra loro; ora, nell'era di Nietzsche e di Kafka della Ybris capovolta, la STESSA LINGUA diventa incomprensibile perche tutti sono sepolti vivi nel pozzo di Babele delle loro vite fugaci, senza più un respiro di Eternità.
Per questo i coniugi Warren sono i migliori esorcisti possibili e immaginabili per questa era démonica.
Abbi gioia

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Roberta il 2019-11-08 15:00:25

Ciao Mauro, anche a me quando accedo a PIAF sembra di essere una bollicina in una bottiglia di Acqua Lete. La cosa mi rattrista. Tuttavia so che ci sono altri siti molto frequentati, nei quali sono migrati alcuni autori, e volendo potrei iscrivermici anch\'io, ma non è quello che cerco. Di Neteditor mi manca l\'aspetto social, la possibilità di comunicare con autori amici che ora si sono dispersi. C\'erano ragazze e donne scrittrici splendide, come Anansi, Stefania Tolari, Alessandra, Selly ecc. e ottimi scrittori - commentatori come Nientedinuovo, Jorily, Matteo Quaglia e altri, con cui si entrava in confidenza ma senza mai mancarsi di rispetto. Queste persone mi mancano, ma non credo siano andate a finire in Ali di carta o schifezze simili. Forse quelli che ai tempi di Neteditor studiavano ora si sono laureati e sono impegnati nel lavoro, oppure hanno trovato il modo di pubblicare altrove. Perché non qui? L\'unica risposta che mi viene in mente è che questo sito sia statico, mentre Neteditor era dinamico, e che si sia stabilizzato una sorta di monopolio della letterature di genere, mentre il resto della narrativa e la poesia sono snobbati. Non voglio di certo accusare nessuno, io preferisco comunque pubblicare qui, su un sito di qualità sia per l\'aspetto grafico che per il taglio, anche se non mi commenta nessuno, ma capisco che utenti magari più giovani cerchino di farsi conoscere in altri modi.

PS. per buttarla un po' sul ridere: il tuo post mi ha ricordato Le osterie di fuoriporta di Guccini

Mauro Banfi il Moscone il 2019-11-08 17:54:39
Ciao, Roberta, mi lusinga l'analogia con quel capolavoro del Guccio, Maestro intramontabile; una canzone bella densa d'ironia e malinconia come nel suo stile.
Mi ci ritrovo nell'analisi delle tue dinamiche: trovo che gli altri siti, che un pochino bazzicavo ai tempi di Neteditor siano precipitati nel pleistocene.
A me va bene anche postare solo un post al mese qua, il resto a livello estetico e di contenuti e di qualità ha un livello bassissimo.
Rispetto pertanto il tuo parere ma per me il disagio di questa era è psicologico, e a mio avviso ne capisce più l'inattuale Kafka che certi ponderosi saggi come The Game di Baricco.
La chiave psicologica sta tutta in questo disperdersi continuamente nell'ossessiva e compulsiva ricerca di un'identità e in una riunione dell'Io in qualcosa di forte e immediato e con poca fatica.
Kafka era affascinato dall'antica leggenda dell'ebreo errante, dove Cristo condanna Ahasvero all'immortalità: l'uomo che lo deride sul Calvario mentre egli si avvia a morte viene punito con l'impossibilità di morire e reso estraneo, con questa infamante durata senza fine, alla calda vita degli uomini. Questa leggenda sembra dire che non l'eterno, bensì l'effimero conferisce senso all'esistenza; non ciò che dura, marmoreo come una pietra sepolcrale, ma ciò che svanisce, come un sorriso o il timbro di una voce, costituisce l'incanto della vita ed è degno di essere amato.
Ma la vita transitoria, diceva Nietzsche, brama e chiede eternità, anche se invano; ciò che scorre e svanisce è vero solo se dice questo desiderio di durare, di non morire e di non veder morire ciò che si ama. Le immagini di una coppia che si ama di un amore tenero e struggente come i coniugi Warren, con la loro capacità di empatia e solidarietà verso il prossimo, che riescono a mantenere immutata sotto l'attacco dei demoni - e torniamo a Guccini - sono forse solo riflessi che tremano nelle pozzanghere ma possono parlare più intensamente ed eternamente d'un monumento, perchè‚ la loro irrevocabile brevità esprime una nostalgia più profonda.
Dante diceva che la nostra patria è il mondo, come per i pesci il mare, ma che a forza di bere l'acqua dell'Arno aveva appreso ad amare intensamente Firenze.
Quelle due acque si completano a vicenda. L'una senza l'altra è falsa; senza il senso di appartenere a quel mare, l'attaccamento all'Arno diventa un'angustia regressiva, e senza l'amore concreto per il fiume natio richiamarsi al mare diventa una vacua astrazione.
Così quel nostro grande Padre amava immensamente Firenze ma aveva sempre nostalgia del grande mondo, dell'immenso oceano dell'Essere.

Ecco, nell'era dell'Ybris capovolta, del pozzo di Babele, il pericolo per noi è diventare come Ahasvero: dei condannati all'effimero e alla fugacità senza più alcun respiro d'Eternità.
E allora, credimi, meglio andare a cena con i coniugi Warren.
Abbi gioia

Roberta il 2019-11-08 19:53:58
Non ho letto Baricco, ma figurati se non sono d’accordo con te. Molti sono vittime, inconsapevoli o meno, di un Disturbo ossessivo compulsivo, cercano un appagamento immediato che crea dipendenza, una connessione continua, in una sorta di horror vacui (ci sarà poi un momento in cui rimanere soli con se stessi, e ciò da cui si fugge si riappropria della nostra mente). Questo sistema di connessione e distrazione continua porta come conseguenza la perdita della capacità di concentrarsi, di “stare sul pezzo”, di faticare su qualcosa, in particolare un argomento di studio o un testo da scrivere, che sia creativo o di commento. In questa sorta di disturbo compulsivo di massa l’atto creativo, troppo faticoso e lungo, viene sostituito dal riciclo di aforismi, proverbi e frasi d’effetto, mentre i commenti si riducono a “bello, bellissimo, vero, verissimo” se non a varie emoticon, mazzi di fiori, cuori, cani gatti e pagliaccetti vari.

Mauro Banfi il Moscone il 2019-11-08 20:10:57
Analisi perfetta, precisa e puntuale, da divulgare nelle scuole di ogni ordine e grado: perfetta applicazione pratica del pericolo di "condurre una vita fugace senza alcun respiro d'Eternità".
Leggendo i vostri ottimi commenti mi convinco sempre più che è vero quello che dice il filosofo:"è meglio stare alla periferia di quello che si sta costruendo e innalzando piuttosto che al centro di ciò che sta crollando".
E credimi, Roberta, non è il solito e banale, "meglio pochi ma buoni".
Questa di P.I.A.F. è davvero un'estrema linea di resistenza - e di qualità - alle barbarie, e senz'altro sarò l'ultimo ad andarmene.
Abbi gioia

Roberta il 2019-11-08 20:19:12

Dobbiamo accettare che stiamo vivendo un tempo in cui il successo di pubblico è inversamente proporzionale alla qualità dei contenuti. Io resto nei luoghi deserti, ci sto bene. Pochi ma buoni non è una banalità.


oedipus il 2019-12-03 09:15:37
Quando ti accorgi che il "demone" ti possiede, l'unica tua speranza è quella di non scrivere più, di tacere e farlo morire.

Mauro Banfi il Moscone il 2019-12-07 07:58:34
Buongiorno Enrico,
mi ha fatto molto piacere il tuo passaggio per di qua, e colgo l'occasione per augurarti buone feste e una buona salute.
Come sempre, la tua stringata osservazione contiene vasti temi da sviluppare.
Ti dirò che mi hai fatto sentire come quegli oracoli greci a cui veniva sottoposto proprio il problema della ‛collocazione':
‟A quale dio o eroe o demone devo rivolgermi con preghiere o con sacrifici per raggiungere questo o quel fine?"
Penso che se si sa il luogo di appartenenza di un'entità o di eventi legati ad essa e a chi lo si può riferire, allora si è in grado di procedere. Noi scopriamo i legami di appartenenza mediante la somiglianza, l'analogia tra eventi e configurazioni mitiche.
Gli dei e i demoni sono ‛luoghi', e i miti creano un luogo per gli eventi psichici, i quali, in un mondo puramente umano, diventano patologici.
Credo che PIAF rappresenti uno di questi luoghi mitologici, dove i demoni non sono più forti, come sostieni, , ma tutt'altro, dove, con il confronto e il dialogo con gli altri, possiamo esorcizzarli come i coniugi Warren.
Offrendo loro asilo e altare e luogo di discussione, si può ordinare e rendere intelligibile tutto il mondo fenomenico della natura e della coscienza umana. Tutti i fenomeni vengono "salvati" dando loro una "collocazione" e quindi nel contempo attribuendo loro un valore.
Il demone della scrittura può essere Mefistofele come come può essere invece il radioso logos di Hermes o di Gesù.
Solo frequentando insieme il tempio di PIAF possiamo dare nome e valore e riconoscibilità e comprensione alle nostre paure e alle nostre estasi.
E' un regno di Ade, ma faticosamente e tremendamente benefico.
Chi l'ha abbandonato si è invece consegnato all'apatica e abulica, indifferente Thanatos, Colei che non Parla e non Comunica.
Meno male che c'è ancora un tempio e un altare come quello di PIAF, con pochi ma buoni amiche e amici.
Abbi gioia

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