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Il nonno

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Jack Scanner

pubblicato il 2019-11-01 17:22:52


   Non sono un paranoico e i pochi amici che ho ve lo potrebbero confermare, né ho mai avuto allucinazioni di qualsiasi genere – e anche questo ve lo possono confermare. Tuttavia ho avuto esperienze reali pessime che ora cercherò di raccontare con ordine e cura e pazienza.

   Una notte sognai mio nonno defunto che mi rincorreva per strada armato di un’ accetta e con un viso rosso e gonfio. Fu un vero e proprio incubo da cui mi risvegliai non senza un’ottima felicità. Ero completamente sudato e stavo seduto sul mio letto, quando, con mio grande terrore e spavento, bussarono alla porta con una certa veemenza.

   Chi poteva mai essere di notte? mi chiesi. Non avevo la minima idea di chi fosse ma di certo doveva essere qualcuno fuori dal comune. Fui anche tentato di non alzarmi e di non aprire, se non che bussarono una seconda volta e mi chiamarono per nome.

   Riconobbi la voce del mio amico e andai ad aprire.

   <<Vestiti, Jacob>>, mi disse. Respirava affannoso e aveva qualche goccia di sudore sulla fronte.

   <<Che succede?>>

   <<Conosci bene le mie abitudini, e sai che di tanto in tanto mi piace andare al cimitero a cercare emozioni forti per poi trasmettere nelle mie novelle, vero? Be’, stanotte sono andato al cimitero ed ho assistito ad una cosa sovrumana.>>

   <<Cosa?>> domandai con una certa apprensione, mentre una parte di me si staccava dalla realtà e vagava in un mondo di intuiti e vaghe ipotesi.

   <<Ho visto tuo nonno uscire dalla tomba. Sai, era lui, me lo ricordo due anni fa quando tu me lo presentasti. Posso dire con esattezza che fosse lui. E sai cosa diceva? Che te l’avrebbe fatta pagare.>>

   Restammo ancora così per un po’, mentre io mi chiedevo che cosa stesse succedendo e se il sogno, ahimè, c’entrasse qualcosa con tutto ciò.

   Proprio in quell’istante sentimmo un rumore secco nel retro e andammo lì molto cauti. Naturalmente io andai avanti mentre ripensavo al mio incubo in cui mio nonno, con la sua consueta camicia gialla ficcata nei pantaloni mi inseguiva con l’accetta.

   <<E’ lui, Jacob, eccolo lì!>> bisbigliò il mio amico indicando il posto preciso.

   Guardai da quella parte e vidi una grossa camicia bianca. Era esattamente la schiena di mio nonno e, a giudicare dal tessuto e dal colore, ebbi da pensare, in modo assurdo e non senza spavento, poiché si trattava di discorrere di un incubo, che il suo corpo non fosse al massimo della putrefazione.

   Mi feci coraggio e gli parlai. <<Che cosa stai facendo, nonno?>>

   Senza che nemmeno si girasse, rispose: <<Sto cercando un accetta, diamine, me la sono sognata e devo trovarla. So che tu ne tieni una qui, da qualche parte. Non so a cosa mi serva ma devo trovarla, è stato il sogno a dirmelo.>>

   <<Che cosa si è sognato, signore?>> chiese il mio amico.

   Mio nonno si voltò un istante e vidi che aveva la faccia rossa e gonfia. <<Ho sognato lui, Jacob, che mi diceva di ucciderlo con un’accetta. Diamine, eccola…>>

   Era una cosa assurda, incredibile, a cui non volli dare nemmeno una semplice spiegazione. Dunque io avevo sognato mio nonno che voleva uccidermi, e lui diceva che ero stato io stesso a ordinarglielo?

   Senza pensarci due volte, andai lì da lui prima che si voltasse e, nel giro di un secondo, gli assestai un colpo alla testa che esplose schizzando cervella in ogni dove. Poi il suo corpo cadde con un tonfo a terra.

   <<Non ti sembra una cosa strana?>> dissi al mio amico. Ero sudato, diamine, ed ero anche a pezzi.

   <<Sicuro che non ti ricordi nessun altro sogno?>>

   <<Non ho fatto nessun altro sogno>>, ribadii con fermezza.

   A quel punto il mio amico se ne andò ed io rientrai in casa e, senza che avessi niente da fare, e smaltita la paura per tutto ciò, ma non la sorpresa per quello che era successo, mi misi a letto e ripresi il mio sonno, siccome erano le tre di notte.

   Sognai ancora mio nonno, rosso e gonfio, che mi inseguiva con l’accetta mentre io gli gridavo di uccidermi, e di farlo in fretta, perché ero stato io ad uccidere lui e non un infarto. E fu in quella maniera che mi ricordai, dopo che la mia mente lo aveva cancellato, di aver ucciso il mio parente con una certa cattiveria.

   Mi risvegliai urlando in piena notte, mentre, con un certo distacco, concludevo che l’incubo mi aveva fatto rimembrare tutto ciò che avevo tenuto all’oscuro!

        

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L'AUTORE Jack Scanner

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Rubrus il 2019-11-15 10:16:47
Dei tre (sì, li ho letti tutti e tre), questo è il mio preferito. perchè ha un che di surreale, grottesco, bizzarro che si accompagna al macabro Ciao.

Jack Scanner il 2019-11-15 10:22:28
Grazie, Rubrus, il mio problema resta la lunghezza del racconto.

Rubrus il 2019-11-15 10:35:48
Non so se sia nel senso che è troppo lungo o troppo corto, ma secondo me è un falso problema. A mio parere, e ovviamente non è che il mio parere, la lunghezza di un racconto deve dipendere dal numero delle cose che dici, non da quello delle parole usate per dirle. In altri termini . secondo me - la forma è lo strumento, non il fine della storia. A mio giudizio (ripeto a mio giudizio) scrivere una storia per la forma, per lo stile non porta molto lontano è come avere un'auto con la carrozzeria splendida e il motore di un cinquantino: non vai da nessuna parte. Quindi, scrivere perchè si vuole usare una determinata parola, frase, espressione, è asfittico. Se lo scopo è quello, vanno meglio le poesie. Nel caso specifico, suppongo che lo scopo fosse di mostrare personaggi che hanno reazioni tutto sommato abbastanza "normali" a situazioni "anormali" (un tizio che esce da una tomba!) un po' - ma quella è una storia dichiaratamente comica, questa più sul bizzarro - alla "famiglia Addams". Ergo, non è necessario nè dilungarsi troppo nè sul lato macabro, nè su quelllo surreale. quindi, secondo me, la lunghezza va bene com'è. Allungarlo avrebbe voluto dire, paradossalmente, infiacchirlo. Ovviamente - lo ripeto ancora . secondo me.

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