697 OPERE PUBBLICATE   3816 COMMENTI   76 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

Rubrus

La matita di IT

"VIRGOLETTE"

Saggistica

Recensioni (libri, film e qualsiasi forma artistica)

pubblicato il 2019-09-18 14:18:21

Mi permetto di segnalare questo articolo su “It” (libro e anche film) https://dellecosenascoste.wixsite.com/home/post/it-romantico-e-it-romanzesco-it-di-stephen-king?fbclid=IwAR3LKMj6GL9Xlw_eqk53SRs7lTpTKpIgjfgjvD9orcAqdTY6-Tv76T9dHMs perché mi pare ben fatto e ben motivato. Un indizio della sua accuratezza sono le note a piè di pagina e le fonti. L’articolo si sofferma in particolare su due aspetti del romanzo: il rapporto tra i cittadini di Derry e l’entità che la infesta (“IT” senza “It” dice l’autore) e la famosa scena nelle fogne con Beverly e i ragazzi.
Su quanto scrive l’autore in relazione al primo aspetto sono in parziale disaccordo, mentre sono d’accordo quasi completamente su quanto l’autore scrive a proposito della scena di sesso tra Bev e i ragazzi.
Ma andiamo con ordine.
Come emerge dall’articolo (per favore: leggetelo prima di leggere il post) tutti gl’interludi (le parti contenenti le testimonianze raccolte da Mike Hanlon) e forse tutto il romanzo alludono al fatto che il male, così come rappresentato all’interno dell’opera (non sto facendo un discorso escatologico!), non ha bisogno di elementi soprannaturali per sussistere. Sono d’accordo sul fatto che negl’interludi “It” (il mostro) paia limitarsi ad assistere o a partecipare, ma senza svolgere, almeno in apparenza, il ruolo di causa dell’evento, e sono d’accordo sul fatto che gl’interludi narrino come gli abitanti di Derry (e gli esseri umani) possano commettere il male senza bisogno di sprone esterno. Sono in disaccordo con l’idea della latente irrilevanza di “It” nel romanzo e cerco di spiegare perché.
  1. King non è un romanziere che “allude”: è sempre molto esplicito. Quando ha voluto scrivere una storia di malvagità senza che ci siano i mostri l’ha fatto. Anzi, l’ha fatto un sacco di volte. Anzi, l’ha fatto anche mentre scriveva It. “Il corpo” è sostanzialmente la stessa storia di It, ma senza mostri (e senza elemento femminile) e narra la scoperta della mortalità, la perdita dell’innocenza, l’importanza delle amicizie negli anni più verdi (anch’esse, tuttavia, destinate a svanire).
  2.  King ci dice apertis verbis che It “viene da fuori”. L’elenco delle scene in cui il concetto viene espresso è lungo, ma mi limito a citare la visione che lo stesso Mike (cioè proprio colui che scriverà gli interludi) e Richie hanno nella buca del fumo. Essi assistono all’arrivo di It – sotto forma di entità oscura e luminosa – nel luogo dove sorgerà Derry milioni di anni (o centinaia di migliaia di anni) prima della fondazione della città. La strage della banda Bradley non è – qui l’autore si sbaglia proprio – il primo episodio in cui It compare e avvia il proprio ciclo. A parte gli episodi menzionati dallo stesso Mike e risalenti al XIX secolo e ai primi del XX, King afferma espressamente che il ciclo vitale di It si ripete da quei tempi remoti. Se vengono riportati solo gli episodi più recenti è perché, di quelli più antichi, non c’è memoria né traccia documentale, ma soprattutto perché King avrebbe avuto difficoltà a rappresentare It sotto forma di pagliaccio, per esempio, durante l’Età della Pietra. Il fatto è che King è perfettamente consapevole che, anche se il lettore medio (e purtroppo non solo lui) si fermerà all’aspetto esteriore, It non è un semplice assassino in veste di pagliaccio, e neppure un (in fondo banale) mostro mutaforme, ma qualcosa di più. È, come King stesso, per bocca dello stesso It, illustra negli ultimi capitolo, un avatar, una proiezione, come provo a spiegare subito dopo, e perdonate la lunghezza.
  3. Immaginate un mondo a due dimensioni, come i disegni su un foglio. Poi immaginate che una matita tracci su quel foglio un nuovo disegno. Ora immaginate che i disegni siano esseri senzienti. I primi disegni vedranno comparire dal nulla nuova figura e, dato che le azioni e lo stesso essere di quella figura saranno solo parte dei movimenti della matita, capiranno ben poco. Movimenti e azioni di quella figura saranno solo le proiezioni, bidimensionali, di una realtà tridimensionale, la matita, che ipotetiche creature bidimensionali percepiranno, anche se in modo imperfetto, di cui intuiranno qualcosa, ma che non capiranno mai per il semplice motivo che una realtà tridimensionale è al di fuori della loro capacità di comprensione. Fate diventare tridimensionali gli esseri bidimensionali e trasformate la matita in una realtà a quattro (o più) dimensioni e avrete, per analogia, il rapporto tra l’It di Derry e l’It dei Pozzi Neri. Avrete anche spiegato perché, quando agisce sul nostro piano di esistenza, It deve soggiacere alle nostre stesse regole: i disegni che la nostra ipotetica matita traccia sul foglio sono pur sempre disegni e soggiacciono alle regole della geometria piana. Tutto questo ambaradan, King lo spiega parlando di “forme” e di “potere” e chiarisce (anche se temo vanamente) che It non è un semplice pagliaccio assassino.
  4. Si dirà: “Ma il fatto che It, pur non essendo un semplice pagliaccio assassino, sia un entità malefica senziente ed operante non esclude affatto che gli esseri umani siano capaci di fare del male anche senza di lui”. Vero, ma, e fermo restando che non stiamo facendo discorsi escatologici, questa obiezione non tiene conto di due elementi testuali – e anche piuttosto evidenti, direi. Il primo è che, a questo punto, non si capisce perché It stia dentro il romanzo e questo non sia composto dai soli interludi. Per dirci: “avete presente quelle novecento e rotti pagine non comprese negli interludi? Avete presente i quattro quinti del romanzo? be’, sono inutili”?. Il secondo è un po’ più sottile, ma abbastanza evidente anche quello: gli adulti di Derry non vedono It. Forse nessun adulto lo vede (mi sia concesso: proprio come non lo coglie il pur bravo autore dell’articolo, forse vittima di un certo pregiudizio o ristrettezza di visione tutta nostrana relativamente alla narrativa del fantastico e del soprannaturale). Lo vedono solo i bambini. Non è un banale gioco delle tre carte narrativo (il solito schema del paranoico che urla: “Mi deve credere, dottore!”, il dottore non gli crede, ma il paranoico dice il vero e, disgraziatamente, solo il lettore lo sa e questo accresce la suspence). È un modo, molto diretto (lo ripeto: King non è un romanziere che allude) di dire che i bambini e, ancora, i preadolescenti, vedono cose che gli adulti non vedono. Anzi, il processo di crescita coincide proprio e forse esige la perdita di questa ampiezza di visione, proprio come succede ai Perdenti tra il primo e il secondo scontro con It e, al termine del libro, definitivamente. Ma ciò che gli adulti non vedono esiste e agisce. King lo dice apertamente nella prefazione: “La magia esiste”  - bianca e nera – e la prima – che passa attraverso le dinamiche del desiderio, della fiducia, dell’amicizia, della solidarietà e dell’amore può, pagando certo un prezzo, vincere i mostri. E, se i mostri (che esistono e che i bambini vedono e gli adulti no, a meno che, come i Perdenti, non abbiano saputo conservare una certa quale fede e capacità di immaginazione proprie dell’infanzia) possono essere specchio di realtà che sfuggono alla nostra capacità di comprensione, lo sono anche le “positività” della vita. Ed è lì che si gioca l’intera esistenza.
Sulla scena di sesso tra Bev e i ragazzi devo dire di essere d’accordo e quindi di aver poco da scrivere... avete tirato un sospiro di sollievo, eh? Solo una cosa. L’esortazione di Bev (“insegnami come si vola”)  è uguale e contraria alla lusinga di It al suo primo apparire (“tutti voliamo” – o galleggiamo – quaggiù”). Penso che non sia un caso.
 
 

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE Rubrus

Utente registrato dal 2017-11-02

Il romanzesco è la verità dentro la bugia

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

Concerto Rosso Narrativa

La matita di IT Saggistica

Anatomia di un racconto - Cacciatori di Vecchi - di Dino Buzzati Saggistica

Mea culpa Narrativa

A proposito di "L'ombra dello scorpione" - con una strizzatina d'occhio a Tolkien Saggistica

Crepuscolo Narrativa

A proposito di Stanlio e Ollio - film del 2018 Saggistica

Nani Narrativa

A proposito di... un western italiano Saggistica

Le cose per cui rimani Narrativa

Tallone da Killer Narrativa

Il mondo migliore Narrativa

Erba Cattiva Narrativa

Storia di Sam. Narrativa

A proposito di"La resa dei conti". Saggistica

Acqua morta Narrativa

A nostra immagine Narrativa

A proposito di "Le acque del nord". Saggistica

Clichè Narrativa

La notte più lunga Narrativa

In memoria di Giuseppe Lippi Saggistica

Debunker Narrativa

Su"TheOutsider" Saggistica

L'uomo nella stanza Narrativa

Quell'ultimo, stupido pezzo di carta. Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Inseparabili (brividi d'ottobre) Narrativa

Paese d'ottobre (brividi d'ottobre) Narrativa

Nessuna risposta (brividi d'ottobre) Narrativa

Malocchio (brividi d'ottobre) Narrativa

Due giorni prima dei morti (brividi d'ottobre) Narrativa

Passaggi (brividi d'ottobre) Narrativa

Il resto (brividi d'ottobre) Narrativa

Semi di zucca (brividi d'ottobre) Narrativa

Spuntino di mezzanotte Narrativa

L'inciampo Narrativa

Dove finisce l'estate Narrativa

L'intruso / Alcune piccole imperfezioni. Narrativa

Fine stagione Narrativa

Sirena Narrativa

Sherlock Holmes e l'avventura del dottor Watson Narrativa

Crop man Narrativa

Non lo so Narrativa

Predatori Narrativa

Primo mare Narrativa

Anatomia di un racconto Saggistica

The Dancing Ghost Narrativa

Casa dell'Ade Narrativa

Aspirazione Narrativa

Girabuio Narrativa

Appdeath Narrativa

Possibilità Narrativa

Ogni cosa al suo posto Narrativa

Legal Killer Narrativa

Sfocature Narrativa

Paese d'ottobre Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Nero Natal Narrativa

Appunti sulla sospensione dell'incredulità Saggistica

Merry Killmas Narrativa

L'oracolo Narrativa

Buh! - i mostri e le loro maschere Saggistica

Il viaggio infinito di Long John Silver Saggistica

Il treno, il bambino, il drago. Saggistica

Urari Narrativa

Urari Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.

Roberta il 2019-09-22 18:16:27

Ciao Rubrus, trovo questo pezzo interessante e affascinante ma un po’ complesso e difficile. Concordo innanzi tutto sul fatto che la tesi secondo cui It è irrilevante nel romanzo non è sostenibile. Prima di rileggere il tuo post, avrei affermato che sicuramente anche Stephen King sa, come tutti, che il male esiste anche senza bisogno di supporti soprannaturali, ma che non è certo questo il messaggio principale. Poi, però, la rilettura mi ha costretta a riflettere ulteriormente. Inizialmente nella mia risposta sottintendevo che, a volte. il male dà luogo a delle proiezioni, sotto forma di incubi o di allucinazioni, in particolare nei bambini e i nei preadolescenti. Rileggendoti, mi pare di capire che tu sostenga che quelli che io chiamo incubi e allucinazioni siano cose reali che solo i bambini possono vedere. È un’ipotesi affascinante, e molto probabilmente è davvero questo che King vuole suggerire. Comunque il mio commento originale era questo: La tesi dell’autore è interessante e ben articolata, ma non convincente. Senza It il romanzo non esisterebbe: prima di tutto It come mostro assassino è il filo conduttore del romanzo e costituisce il motivo di rottura dell’equilibrio che dà inizio alle peripezie dei personaggi. Da una parte, certamente, il romanzo tratta dei mostri che in modi diversi, a seconda dei casi, frenano la libertà e la crescita: genitori troppo possessivi o violenti o opprimenti. I ragazzi della banda di Perdenti sono accumunati da situazioni familiari problematiche, genitori ossessivi o violenti che ne opprimono la crescita (qui It potrebbe essere anche la proiezione dei mostri – genitori). I ragazzi non vivono galleggiando, ma ancorati a terra tenendosi per mano, con la forza e il coraggio della solidarietà e dell’amicizia. Nel romanzo c’è altro, qualcosa che ha a che fare con il trauma, la morte e le apparizioni dei morti che continuano a vivere da qualche parte. A volte It è il caso, il male che ci attende dietro l’angolo: ad esempio “la cosa” che attrae il piccolo verso il tombino: in questo caso il mostro che provoca la morte violenta potrebbe essere semplicemente una macchina che, sopraggiungendo mentre lui è assorto e incantato, lo travolge; ma nel ricordo e nella mente del fratello maggiore preadolescente un evento reale po’ trasformarsi in soprannaturale, oppure un trauma che ci tormenta (il padre morto che appare nella palude: per la percezione del ragazzino, vedi sopra). In entrambi i casi la causa o l’oggetto della morte violenta s’incarna, nella mente e nella memoria, in un mostro. In periodi o situazioni particolari della vita, come nell’infanzia o nella preadolescenza, i ricordi traumatici e gli incubi sono più frequenti e particolarmente vividi. In persone eccessivamente sensibili, paurose e insicure, forse perché prive di un punto di riferimento, di una figura di attaccamento forte e protettiva, le paure e le ossessioni possono dar forma ad allucinazioni. Credo che King sappia qualcosa di questi fantasmi la cui presenza è talmente forte, a volte, da essere più reale della realtà.

Rubrus il 2019-09-23 11:14:13

A scanso di equivoci. Penso che l’articolo sia ben fatto e ben motivato e mi piacerebbe leggerne di più così, come anche sono convinto che King ne meriterebbe di più.



Credo però che (come gli abitanti di Derry) molta, critica, troppa, anzi, specie italiana, soffra di una ristrettezza di visione che, nel momento in cui è costretta parlare bene di un romanzo fantastico, la costringe a trovare i relativi pregi negli elementi non fantastici che, immancabilmente, degrada a metafore.



Faccio un  esempio: è come chiedere a un gastronomo appena uscito da un ristorante in cui servono pesce come ha mangiato e sentirsi rispondere “ottimi primi, contorni fantastici, dolci superlativi”.



Partiamo da un’ovvietà.



Tutti i romanzi sono opera di fantasia, ma proprio tutti. Altrimenti sarebbero saggi. Un saggio mascherato da romanzo è una pippa allucinante e, di solito, viene immediatamente sbugiardato e rifiutato dai lettori. A volte, è solo questione di tempo e il camuffamento per un po’ funziona, ma, presto o tardi, l’inganno viene svelato.



Proprio perché è un’opera di fantasia, nel romanzo esistono e possono esistere tranquillamente, e anzi essere decisivi, elementi che non hanno riscontro nella realtà.



A meno che non sia un dittatore coreano, non è che se vado a vedere un film di 007 penso che James Bond esista davvero, ma, finchè sono al cinema, non soltanto ci credo, ma mi aspetto che il film  mi spinga a crederlo.



Allo stesso modo, finchè sono dentro “It” mi aspetto ed esigo che il libro mi faccia credere in quell’essere venuto dal macroverso (qualunque cosa esso sia).



Quindi, da un lato, sì, sono convinto che, mentre scriveva, King fosse in una sorta di mondo alternativo in cui It esisteva e mirasse a far entrare il lettore dentro quel mondo.



Dall’altro lato, e soprattutto, mettersi a parlare di metafore, allegorie e quant’altro per evidenziare i pregi del romanzo è come considerare il lettore, e anche lo scrittore, un mezzo scemo, o un poppante che ancora deve essere convinto che non ci sono mostri sotto il letto.



Sia il lettore che lo scrittore lo sanno benissimo.



Il pregio del romanzo non sta nell’essere metafora o allegoria (senza contare che ognuno può giocarci parecchio, con metafore e allegorie, infilandoci dentro un sacco di cose diverse).



Il pregio del romanzo, di ogni buon romanzo fantastico, sta nella sospensione dell’incredulità, nel farci credere che, parlando di It, il mostro è reale.



È qualcosa di molto tecnico in cui entrano in gioco tanti fattori, ma che posso riassumere in uno: la credibilità del contesto. It è reale e credibile perché reale e credibile è la città di Derry, le persone che la abitano, soprattutto i personaggi. E, sempre dal punto di vista tecnico, è credibile perché visto attraverso la lente prospettica dell’infanzia, la quale, appunto, crede che sotto il letto ci siano i mostri.



Quindi, non è che King si serve di “It” per parlare della sua provincia, dei suoi perdenti ecc. L’è proprio tutta al rovescio. Si serve della sua provincia e dei suoi perdenti per parlare di “It”.



È chiaro che l’abilità di uno scrittore non si misura  unicamente dalla sua abilità di creare spauracchi (parlando di horror), ma dalla valutazione di tutti gli elementi dell’opera, ma questo non autorizza il critico a prendere quello che, in fondo, è un elemento qualificante dell’opera e svilirlo.  



Insomma e per esempio: sono ormai più di trent’anni che i pagliacci sono - ahiloro – icone horror. Non si può obliare che King e “It” hanno avuto un ruolo decisivo in tutto questo ed è miope fingere che questo impatto non ci sia. Nessuno prima di lui aveva usato quell’immagine in quel modo e con tale efficacia. Da noi (per esempio) si era al “ridi, pagliaccio!” e quindi al clown come figura malinconica, ma non spaventosa. Eppure, già allora, anche da noi, i bambini avevano un po’ paura dei pagliacci. King ha colto il fenomeno e l’ha usato con maestria.



Poi, la rappresentazione della provincia americana, le dinamiche del gruppo, il passaggio dall’infanzia alla adolescenza sono tutti ottimamente narrati e nessuno lo mette in dubbio.



A mio parere il grande colpo di genio di King è di avere fuso il romanzo dell’orrore e quello formazione, ma non è che il romanzo dell’orrore è irrilevante. Se non c’è il romanzo dell’orrore,  se manca uno dei due elementi, come si fa a fare la fusione?



Un ultimo esempio (e chiudo).



Nessuno, spero, mette in dubbio che il romanzo giallo possa essere un buon romanzo o, al contrario, nessuno, spero, afferma che un romanzo non può essere buono in quanto giallo.



Ci sono voluti decenni per arrivare a questo.  Prima il romanzo giallo o noir erano roba da edicola, di serie B, adatta a gente dalla bocca buona, anche un po’ rozza, ingenua e stupidotta.



Il romanzo fantastico, specie da noi, specie l’horror, deve ancora terminare questo percorso, specie per i critici letterari. I lettori credo che se ne siano già accorti.



 


Roberta il 2019-09-23 11:22:38
Ah ecco! Mi sembrava di aver capito che tu credi veramente che ci sia un'altra dimensione... Certo che la bravura di King sta nel farci immedesimare nei personaggi inducendo la sospensione dell'incredulità! Su questo non c'è bisogno di discutere, ma non mi sembra che l'articolo parli di quest'aspetto.

Rubrus il 2019-09-23 11:27:48
Che ci siano altre dimensioni è un dato scientificamente affermato - secondo alcuni fisici sarebbero undici, secondo altri di più - così come è probabile che esistano diversi universi paralleli (ma a volte non sempre paralleli). Da questo, a dire che siano Inferno Purgatorio e Paradiso, i Nove Mondi dei Norreni, gli Otto dei Buddisti... be'... calma. Temo di essere troppo scettico dentro per credere veramente a simili affermazioni. ;-)

Roberta il 2019-09-23 11:48:23
Il succo sta tutto qui: “A mio parere il grande colpo di genio di King è di avere fuso il romanzo dell’orrore e quello formazione, ma non è che il romanzo dell’orrore è irrilevante. Se non c’è il romanzo dell’orrore, se manca uno dei due elementi, come si fa a fare la fusione?” Questo è il motivo per cui It è apprezzato anche da gente che, come me, non ama particolarmente l’horror. Per il resto, nel mio commento ho cercato di dare delle spiegazioni in merito alla funzione di It nel romanzo, e l’ho fatto in base alla mia esperienza: paure, incubi frequenti legati a lutti o traumi subiti in età precoce. Sarà la scoperta dell’acqua calda, ma a me sembrava importante rilevarlo...

Rubrus il 2019-09-23 12:21:44
Lo è. Ci si concentra molto sui bambini, ed è giusto, ma mezzo romanzo ha per protagonisti gli stessi bambini diventati adulti ; se si guardano le loro vite da vicino, si vede che nessuno (a prescindere dagli eventi accaduti nel 1958) ha veramente vinto le proprie paure - e alcuni di loro non ci riusciranno mai, o forse all'ultimo momento - ma tutti loro, malgrado l'apparente successo (a parte Mike, sono tutti ricchi), sono rimasti Perdenti. La peculiarità della formazione che King rappresenta non è, come accaduto in fondo fino ad allora: "smetti di crederci, sono solo spauracchi infantili e devi superarli per diventare adulto" (in ultima analisi, il percorso di "Pinocchio"), ma, al contrario: a) non li superi mai veramente, a prescindere da quanti soldi in banca b) per andare oltre devi andare indietro, ritornare bambino e battere quelle paure sul loro stesso terreno. Solo così le supererai veramente, non dimenticandole o ignorandole.

Roberta il 2019-09-23 15:28:03
Adesso ho capito bene ;-)

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO