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Mauro Banfi il Moscone

I DECANI: ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento Mese di Settembre: PAN & PROTEO

"VIRGOLETTE"

Saggistica

Recensioni (libri, film e qualsiasi forma artistica)

pubblicato il 2019-09-01 08:05:13

                                                                                           Mese di Agosto
                  
                                                                                        PAN & PROTEO

                                                            


                      - simbolo zodiacale e affreschi di Ercole de' Roberti, palazzo schifanoia di Ferrara -


Figle e figli dell'Umanesimo, Signore e Signori del Rinascimento, sono a Firenze, dove questo viaggio psichico nei luoghi fisici della Rinascenza è cominciato.
Mi trovo nel chiostro della chiesa di San Marco a Firenze, davanti alla vetusta lapide della tomba in comune dei grandi Pico della Mirandola e Girolamo Benivieni, scritta in latino, che dice: 

 

                        



"Qui giace Giovanni Mirandola, il resto lo sanno il Tago, il Gange e forse perfino gli Antipodi. Morì nel 1494, visse 32 anni."

"Girolamo Benivieni, affinchè dopo la morte la separazione di luoghi non disgiunga le ossa di coloro i cui animi in vita congiunse Amore, dispose d’essere sepolto nella terra qui sotto. Morì nel 1542, visse 89 anni e 6 mesi."

Siedo davanti alle ossa avvelenate con l'arsenico dello splendido filosofo rinascimentale Pico, che si fanno compagnia con quelle del suo fervente ammiratore Girolamo, infiammato da lui con il rovente "amore platonico", quello del sapere e della conoscenza.
Perchè ti hanno eliminato, eccelso Pico?
Per me perchè hai scritto le "Disputationes adversus astrologiam divinatricem", dove ti scagli senza mezzi termini contro l’astrologia, dottrina ambigua, imbevuta di superstizione, occultismo e vecchi residui animistici mal compresi e digeriti.
Quella tua ultima opera conclusiva venne interpretata come un pericolo mortale da parte di chi, come le potenti famiglie aristocratiche e borghesi, non solo fiorentine ma di ogni signoria e potentato, faceva dell’astrologia una pratica di potere, autorità e considerazione sociopolitica.
La magia occulta e l'esoterismo stavano diventando le nuove pratiche di manipolazione delle masse da parte del potere politic, operata da una nuova casta di clero "laico", che ripudiava l'antica teologia cattolica medievale per un nuovo tipo di dominazione mentale di stampo pseudo gnostico.
Memorabile, Pico, la tua lettera del febbraio 1494 a Marsilio Ficino, collegato alle potenti famiglie dei Medici e dei Rucellai, in cui lo inviti a smetterla con l'esoterismo d'accatto e l'occultismo dozzinale:

"Non resterò il complice passivo delle tue deviazioni e dei tuoi crimini, Marsilio.
Li impedirò denunciandoli.
Ho sufficientemente studiato i misteri caldei ed egizi e decifrato abbastanza bene la Cabala per comprendere che il nostro mondo di quaggiù è collegato all’universo. L’uomo è una riduzione, un atomo nel cosmo, Eraclito ha detto tutto.
Lo riconosco, dobbiamo reimmergerci nella musica della Natura, ma per elevarci e non per umiliarci. Io e Poliziano ti abbiamo già salvato una volta, quando volevi impedire l’invecchiamento dei "sacerdoti di Minerva" facendo bere loro il latte delle giovani madri o il sangue delle vergini. Barbarie! E adesso ecco che fabbrichi talismani! Mi confessi di avere martellato quello di Saturno sul piombo, la notte di sabato con l’onice. Hai inciso la stella a sei raggi e l’hai consacrata su allume, scamonea e zolfo brucianti su legno di cipresso. Conservo la tabella che mi hai dato, prova di questi esperimenti grotteschi. Passi che tu te ne serva a uso personale, se le tue debolezze potessero svanire grazie a queste colossali baggianate. Ciò che conta, hai aggiunto, e per poco non ridevo, non è quello che si incide, ma il martellamento dell’incisione. Ma il tuo progetto di modificare il mondo distribuendo ai potenti a loro insaputa queste medaglie è infame. E' questa magia, questa stregoneria che ha denunciato sant’Agostino al quale osi riferirti.
Marsilio, sei preda del male, del demonio. Ritorna alla ragione. Ritorna a Platone. La conoscenza è fatta per elevarci, mai per interferire nella vita o nella libertà altrui. Ridiventa degno, Marsilio Ficino. Ho informato Poliziano delle nostre discussioni. E' d’accordo con me. Una volta siamo stati i tuoi avvocati, domani, se non ti riprendi, saremo i tuoi procuratori…"

 

                                                                          


Morale della storia, tu e Poliziano siete stati fatti fuori con l'arsenico.
La rilassante oscurità del chiostro di San Marco mi conciliò un bel pisolino - unitamente alle esaltanti ma sfibranti ore di cammino in cerca di immagini rinascimentali per la grandiosa Firenze, centro e fonte della Rinascenza - e in sogno mi sentii chiamare da una voce:
"Dimmi, visitatore, sono Giovanni Pico, che cosa vuoi sapere da me?"
"Solo una cosa, sublime Pico, che cos'è il Rinascimento?"
"Colui che non può attrarre Pan invano si avvicina a Proteo e alla natura, viandante.

 

                                                        


Proteo da una parte rappresenta il chaos delle origini e le sue infinite potenzialità, mentre dall’altra Pan è il principio garante di ordine e forma, organizzatore del mondo su tutti i livelli energetici e materiali naturali. Senza di lui la materia rimarrebbe indistinta, informe, un agglomerato di forze in continuo conflitto. Dall’armonia e dall'equilibrio delle due nature deriva quindi la finita perfezione del Cosmo.
Ma voglio raccontarti il mio viaggio dove ho scoperto lo spirito profondo della Rinascenza, e ti risulterà molto più istruttivo di una vacua e astratta formula filosofica.
Davanti alle coste dell'Egitto si trova un'isola chiamata Faro:

 

                          

 


per arrivarci, da Firenze, ci vuole almeno un mese di viaggio e molti giorni di navigazione, se tutto va bene e se c'è vento a gonfiare le vele. Sull'isola c'è un buon porto da dove le imbarcazioni possono facilmente riprendere il mare, una volta conclusi i vari commerci. Mi trovavo sull'isola da una settimana, in cerca di antichi scritti del sapiente egizio Ermete, quando incontrai Eidotea, una sacerdotessa di Iside del locale tempio.
Ella mi incontrò mentre vagavo da solo sulla spiaggia e mi fermò, parlandomi:
"Sei davvero molto solo, straniero, e mi sembri anche spaesato: sei uno che sta cercando fuori quello che non trova nella propria anima?
Sei bloccato su quest'isola da qualche tempo e ancora non hai trovare un rimedio e una risposta alla tua ricerca?
Io le risposi: "Chiunque tu sia fra le donne sapienti di questo sacro luogo, voglio sia chiara una cosa: me ne sto qui per mia volontà. Forse ho commesso un torto ai danni degli Dei con questa mia smodata sete di conoscenze. E forse tu potresti dirmi - visto che gli Dei sanno tutto - quale fra gli immortali è adirato con me e mi impedisce di trovare una soluzione alle mie affannose ricerche".
"Straniero - replicò lei - ti dirò la verità: qui intorno si aggira l'immortale Proteo, il Vecchio verace del mare, conoscitore di tutti gli abissi marini e servo di Poseidone.

 

                                                        


È stato lui a generarmi, è mio padre. Se tu, con astuzia, riuscirai a metterlo dalla tua parte, egli ti spiegherà quale rotta tracciare e quanto durerà il tuo viaggio per arrivare alla fine della tua ricerca. E se lo desideri, potrà anche riferirti cosa succede nella tua terra, nel tuo palazzo, mentre tu percorri strade lontane e pericolose".
Io esclamai:
"Pensaci tu ad architettare un'astuzia che lui non possa comprendere, così non potrà scapparmi. Per un uomo è difficile ingannare un dio immortale!".
"Va bene. A mezzogiorno, solitamente, il Vecchio del mare esce dalle acque, nascosto dal vento dell'ovest, e si mette a dormire in quelle profonde caverne. Accanto a lui si radunano le foche di Anfitrite, la figlia del mare, che emanano un acuto e caratteristico odore. Io ti ci condurrò alle prime luci dell'alba e ti farò stendere lì.
Portati dietro anche degli aiutanti, porta i più forti che puoi ingaggiare: ti svelerò anche come è solito comportarsi il Vecchio: prima conterà le foche e le passerà in rassegna, poi, quando le avrà controllate e numerate tutte, si stenderà tra di loro come fa un pastore con il suo gregge di pecore. Appena vi accorgerete che si è addormentato, fatevi coraggio e bloccatelo con forza e violenza, anche se lui si dimenerà e tenterà di fuggire. Proverà a trasformarsi in qualsiasi elemento esista in natura, acqua e fuoco possente. Ma voi stringetelo ancora più forte e tenetelo fermo. Alla fine egli ti rivolgerà delle domande, riprendendo l'aspetto con il quale lo avete visto dormire: allora, lasciatelo libero, potrai chiedere quale tra gli Dei ti perseguita e ti sprona alla ricerca, come fare per tornare a casa e quale rotta disegnare sul mare".
Dopo aver detto questo la sacerdotessa ritornò al tempio di Iside.
Tornai alla mia nave e dai miei amici. Quando arrivai preparammo la cena e, scesa la notte, dormimmo sulla spiaggia. All'alba, mi misi a camminare sulla riva del mare, supplicando e pregando gli Dei tutti; mi seguivano tre dei miei compagni, quelli di cui mi fidavo maggiormente e che mi accompagnavano in ogni impresa.
Ecco che all'improvviso vidi Eidotea tuffarsi da uno scoglio, per segnalarci il postto giusto dove immergerci nelle profondità del mare.
Poi emerse, portando dal fondo quattro pelli di foche.
In quel modo intendeva preparare l'inganno al Vecchio del Mare. Scavò alcune buche nella sabbia e lì si sedette, aspettando. La avvicinammo. Allora ci fece stendere in fila e gettò una pelle su ognuno di noi. Era una situazione tremenda, il puzzo micidiale delle pelli ci impediva di respirare: chi avrebbe potuto resistere a lungo in quelle condizioni? La sacerdotessa però serbava un rimedio anche per quel disagio e ci salvò. Venne a versarci un balsamo prodigioso sotto le narici, e quel profumo soave cancellò il puzzo delle pelli. Aspettammo tutta la mattina colmi di speranza. Finalmente, le foche uscirono dal mare e si coricarono sulla riva. A mezzogiorno giunse anche il Vecchio. Vide le grasse foche, le controllò e le tastò una per una. Contò anche noi, per primi, e non sospettò minimamente l'inganno che stavamo preparando.
Alla fine, si stese. A quel punto balzammo in piedi e, gridando, gli fummo addosso.

                                                                        

 

                                                                          


Il Vecchio, forte della propria ingannevole arte, iniziò a trasformarsi: prima in leone, serpente, pantera, un enorme cinghiale. Poi si tramutò in acqua, quindi in un albero fitto di rami e foglie; ma noi
continuammo a trattenerlo con tutte le nostre forze. Quando alla fine il Vecchio maestro d'astuzie fu stanco, si rivolse a me chiedendomi:
"O mirandolese e fiorentino, quale fra gli Dei ha complottato con te il piano per sorprendermi contro la mia volontà? Che vuoi da me?".
Replicai:
"Lo sai benissimo, Vecchio. Perché mi fai domande ingannevoli? Sono bloccato sull'isola da tanto tempo, in cerca di un antico sapere, e non riesco a trovare una soluzione e il mio cuore si tormenta. Perciò dimmi, tu che sai tutto: chi fra gli immortali mi tormenta con questa febbrile sete di conoscenza? Spiegami come potrò tornare indietro sereno e su quali rotte".

 

                                                                      


"Pico, il tuo Fato è scritto ed è da pazzi volerlo conoscere.
Ma tu hai scelto e ricadano su di te le conseguenze della tua decisione.
Verrai avvelenato con l'arsenico dai potenti della tua città perchè stai dando troppo fastidio e per quanto riguarda il sapere che cerchi, è tutto racchiuso in questo enigma: colui che non può attrarre Pan invano si avvicina a Proteo e alla natura.
Ma solo ogni essere umano può risolvere per sè questo enigma: non è concesso agli Dei di scioglierlo per gli umani".
Detto questo, feci cenno ai miei amici di lasciare il Vecchio del Mare, che in un lampo, come un guizzante e fulmineo delfino riguadagnò le vastità dell'oceano, ridendo sonoramente.

                                                                                           
Mese di Ottobre
                                                       

Luoghi fisici visitati lungo il viaggio psichico nel Rinascimento:


1) Mont Ventoux, Provenza.
2) Studiolo di casa Francesco Petrarca, Arquà Petrarca.
3) Monumento funebre di Andrea Alciato, cortile della Volta dell'Università di Pavia.
4) Palazzo Falconieri, Roma.
5) Galleria degli Uffizi, Firenze.
6) Sagrestia nuova presso la basilica di San Lorenzo, Firenze.
7) Musei Vaticani, Roma.
8) Casale di Santa Maria Nuova, via Appia, Roma.
9) Museo cittadino, Lille.
10) Biblioteca reale, Castello di Windsor.
11) Mercato grande di San Lorenzo, Firenze.
12) Galleria degli Uffizi, Firenze.
13) Borgo Sansepolcro (Arezzo), Museo Civico.
14) Londra, British Museum.
15) Londra, National Gallery.
16) Cremona, Museo Civico "Ala Ponzone".
17) Parma, basilica di Santa Maria della Steccata.
18) Mantova, Palazzo Tè: camera di Eros e Psiche di Giulio Romano
 19) Roma, Castel Sant'Angelo: Perin del Vaga: la Serva racconta a Carite la fiaba di Eros e Psiche;
20)  Loggia di Eros e Psiche situata nella Villa Farnesina di Roma:
Il banchetto degli Dei, Raffaello Sanzio e aiutanti;
21) Museo Archeologico di Napoli: Venere Callipigia, scultura marmorea di epoca romana;
22) Londra, National Gallery: Il castello incantato, paesaggio con Psiche fuori dal Palazzo di Eros, di Claude Lorrain;
23) Firenze, Galleria degli Uffizi: Amore e Psiche di Giuseppe Maria Crespi;
24) Firenze, Basilica di San Marco;

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

Utente registrato dal 2017-11-01

P.I.A.F. è come la mia passata quinta elementare, quando il maestro Crippa istituì la biblioteca circolante e con letture di pezzi scelti e di sinossi m'introdusse alla grande tradizione dell'avventura. Già allora imparai che Poe, Stevenson, Melville, Salgari, Defoe, Verne, Conrad e London si erano divertiti e appassionati a scrivere romanzi marinareschi proprio perché il filone già esisteva prima ( i vari resoconti di Colombo, Marco Polo e altri esploratori), e avevano provato il piacere intenso di essere una perla della collana di una tradizione letteraria. Anche in questo fantastico sito sta accadendo che il proverbiale narcisismo degli scrittori conta molto meno del piacere di far parte di una compagnia, come se la partecipazione fosse premio a se stessa. Questo è il grande gioco della letteratura: il comprendere che il nostro presente pullula di tracce del nostro passato. Noi siamo storie, racconti per noi stessi. Abbiamo solo questa forza per controbattere l'aumento costante dell'entropia, il vero It, il male che dobbiamo affrontare.

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