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Il bollitore di teste.

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di Elisabeth

pubblicato il 2019-08-06 17:20:48


Quando calava l'imbrunire il bosco di faggi si stagliava sotto al cielo come una enorme chiazza scura di cui non si distinguevano piú i contorni, impedendo a chiunque non fosse esperto di capire dove avesse inizio l'accesso verso i crinali e dove finisse la vegetazione.
Era quello il momento in cui Miliano si fermava sulla porta di casa, alzava una mano a coprirsi la visuale di modo che gli ultimi raggi del sole non gli facessero da scudo, girava la testa da sinistra a destra, portando lo sguardo verso il bosco sparso per il monte. Ai piedi aveva le scarpe chiodate utili ad agguantare il terreno, indosso portava i pantaloni e la giacca multitask verde e marrone capace di confonderlo tra il fogliame. Rimaneva a quel modo, immobile, per una manciata di minuti, pareva annusare l'aria e si concentrava sul punto esatto in cui l'aria stessa gli riportava indietro l'odore del sottobosco, spinto fin lì da un impercettibile refolo di vento. Era solo in quel preciso istante, nė un attimo prima né quello dopo, che metteva a tracolla di spalle il Remington e attaccava il sentiero che lo portava dalla parte opposta del vento. Erano pochi passi, decisi e cauti, poi spariva come inghiottito dalla macchia.
Nella salita segnalava col  telefonino al centro di selezione  faunistica la sua partenza per la caccia al capriolo, maschio, adulto e unico esemplare.

Nel paese che si nascondeva tra le pendici dell'Appennino di lui dicevano che era schivo, poco consono alle conversazioni, forse anche un po' restio ai convenevoli, qualcuno lo definiva scorbutico, altri lo guardavano misurandolo a distanza, altri lo avevano soprannominato l'Orso.
A conoscerlo bene si aveva la sensazione che in realtà le parole lui le dosasse un tanto alla volta avendo compreso ormai da tempo che la vita era come la caccia, non contavano le parole ma le azioni, la meticolosa osservazione, la pazienza, l'abilità nel cogliere i particolari. In fin dei conti ogni cosa era semplice e se si aveva pazienza le cose e gli eventi avevano in sé il potenziale di quadrare da soli; era l'essere umano, i suoi compaesani soprattutto, che amava l'arte del complicare, usando troppo l'immaginazione a discapito dell'intelligenza.
Come un po' ovunque  la gente sbarcava il lunario con lavori stagionali e sempre piú precari,  si inventava modi per sfuggire alla preoccupazione, costruiva storie di amori degni del cinema,  raccontava scene di vita mai esistite, suscitando interesse e curiosità, cosí si chiacchierava che Tizio avesse deciso di comprare metà degli impianti di risalita, che Caio si fosse innamorato della straniera di turno, che Sempronio avesse giurato fedeltà al santone della Valle in cambio di imponenti nevicate nell'imminente inverno e siccome tutto il mondo è paese si andava parlando che prima poi da quelle parti sarebbe arrivata la fine del mondo sottoforma di un gigantesco meteorite sganciato da Dio.
Eppure quel luogo aveva in sé una bellezza difficile da definire, i profili della catena montuosa parevano messi lì a proteggere le case, gli abeti si piegavano sotto il peso della neve allargando le fronde come mani verso la terra. Il silenzio era ovunque in certe ore del giorno dando la sensazione che il tempo si dilatasse per permettere agli abitanti di vivere molteplici vite. 
Era una naturalistica oasi, fiera, ricca di tesori sconosciuti all'uomo della città,  ma nel trascorrere dei  decenni gli abitanti stessi l'avevano coperta con un sottile velo di rassegnazione che si era fatto via via più spesso fino a seppellire nei ricordi ogni cosa bella.
Spesso quando Miliano li ascoltava parlare, scuoteva la testa come dinanzi al peggiore dei mali convinto che di loro si fosse stufata pure la montagna.
Su Miliano, detto Orso, si potevano inventare poche storie ma nonostante ció una erano riusciti a cucirgliela addosso. Era cominciata mesi prima quando il responsabile della manutenzione agli impianti di risalita sciistica, lo aveva chiamato nel suo ufficio, insieme ad altri, per comunicare che siccome la neve era scarsa quella stagione non li avrebbe chiamati al lavoro. Mancavano pochi giorni all'apertura della stagione invernale e il responsabile allargò un sorriso per calmare gli animi dicendo che almeno il preavviso glielo aveva dato. Un bisbiglio di protesta fece da sottofondo alla notizia, qualcuno si portó le mani sui fianchi come a piantonare la stanza, qualcun altro si accasció sulla prima sedia che gli capitó a tiro, Miliano non mosse cenno di stizza e nemmeno di rammarico, ma giró lo sguardo verso la finestra.
-Che dici te Miliano? chiese Il responsabile degli impianti di risalita.
-Dico che domani la temperatura scenderà di parecchi gradi sotto lo zero...
Lo disse mentre guardava fuori dai vetri della finestra. Il responsabile prima strabuzzó gli occhi, poi inizió a tamburellare con una matita sul piano della scrivania pensando tra sé che le cose stavano davvero come andavano in giro dicendo, ovvero che Miliano fosse uno sopra le righe, forse mezzo matto, magari ingrato oppure aveva di che campare abbondantemente e, cosa inaccettabile, all'insaputa di tutti. Doveva nascondere una qualche verità, quella era l'unica spiegazione. La fornaia, mentre incartava il pane, iniziò a raccontare che lo aveva visto più volte uscire di casa con le mani sporche di una tinta rossastra, simile al sangue, - che stai dipingendo casa? gli aveva chiesto, lui l'aveva guardata senza rispondere limitandosi solo a darle il buongiorno.
Il prete che ogni tanto andava a far visita al santone della Valle per farlo desistere dal suo debole credo,  si fece il segno della Croce e il santone chiese:-'nsomma ma di chi è figlio questo Miliano? Il prete rispose:- È figlio di Dio, come tutti, poi diedero fondo a una bottiglia di grappa.
Le settimane erano passate senza grossi scossoni, fino a che al maresciallo dei carabinieri al comando del Valico non arrivò la notizia che Miliano era dentro a qualche traffico illecito e si spiegava tutto, la sua reticenza a fornire particolari, l'aria cupa che aveva, lo sguardo che ti fissava se pronunciavi una domanda di troppo, qualcuno azzardó pure:- e se fosse un omicida? Dalla Val Buia fino a Cutigliano la gente mormorava della strana attività del compaesano, forse aveva un fucile, spariva per giorni senza lasciare tracce, compariva all'improvviso come niente fosse e quando gli domandavano dove fosse stato lui rispondeva:- Nel bosco! 
L'amica della fornaia, una donna tutta casa, chiesa e funerali con l'hobby del rimorchio giovani ragazzi il sabato notte, sussurró la possibilità che Miliano coltivassse cocaina su qualche radura, magari era entrato nel narcotraffico che tanto la boscaglia dell'Appennino pistoiese era uguale a quella usata dalla 'ndrangheta nella Calabria, per questo non aveva bisogno di soldi. Al maresciallo specificarono che Miliano trascorreva ore a bollire le foglie della pianta, il puzzo esalato dall'ammoniaca trapelava da sotto la porta. Si esibirono nella accurata spiegazione del procedimento di trasformazione per ottenere dalla pianta essiccata i cristalli di cocaina e infine la polvere.
Il maresciallo li congedó con la promessa che avrebbe fatto luce sui sospetti.
Luglio volgeva al termine lasciandosi alle spalle la primavera umida e una estate appena accennata.
Lo convocó al Comando, il maresciallo, e dopo una serie di interrogativi, non trovando riscontro alcuno ai timori dei paesani lo salutò con una stretta di mano.
Prima che varcasse la porta del Comando, Miliano si voltò e disse:- maresciallo domani stia all'ombra che la temperatura salirá di molti gradi in su.
Il maresciallo si incuriosí:-e te come fai a dirlo?
-è il bosco che parla, maresciallo, non si è accorto che da qualche giorno dai piedi dei tronchi risale il vapore? Nessuno guarda piú il bosco e di conseguenza nessuno si accorge piú di nulla, esclamó Miliano, poi guardó l'orologio e disse che aveva fretta.
L'imbrunire prese a scendere avvolgendo ogni cosa di un profondo chiaroscuro.
Miliano come aveva fatto tante altre volte, si fermó a guardare verso l'orizzonte che era folto e non lasciava spazio agli occhi. Inizió a fiutare l'aria e partí addentrandosi tra la faggeta.
La luna si alzava bianca nel cielo e di nuovo Miliano segnaló la sua presenza nel bosco al centro di selezione faunistica.
A passo deciso e paziente raggiunse la polla di acqua naturale che il terreno faceva emergere all'incrocio con il sentiero del Ghibbio, un punto in cui nascevano i funghi anche se non aveva mai piovuto, si appostó dietro la macchia e attese sottovento.
Non era un tempo sprecato, piuttosto era il momento in cui si potevano rileggere gli avvenimenti fausti della vita e cancellare con un colpo di precisione Remington quelli infausti.
Si fermó il capriolo, col suo palco danneggiato per lo scontro con gli altri maschi, era adulto e solitario, il mantello scuro rivestiva le fasce muscolari.
Uno sparo unico, senza sofferenza, privo di insicurezze colpí il capriolo poco sotto il diaframma. Era stato guardingo e aveva filtrato gli odori attraverso le larghe narici. 
La polla d'acqua lo invitava a dissetarsi, nessun pericolo era nell'aria.
Miliano segnaló al centro faunistico che un capo era stato abbattuto e invió all'istante i propri riferimenti e coordinate.
Il giorno seguente, l'animale era steso sul tavolo di pietra. Sul fuoco a gas un grosso pentolone bolliva. Facendo  attenzione a svolgere il lavoro in modo capillare, con la lama dentata di un coltello recise ossa e tendini del collo al capriolo, adagió la testa nel pentolone e la lasciò bollire nell'ammoniaca per tutto il pomeriggio. Era un tipo attento alle regole e al centro di selezione faunistica avrebbe dovuto mostrare il teschio per sottoporlo a esame. Nel caso fosse stato di un elemento giovane o femmina lo avrebbero sanzionato e ritirato il permesso di caccia.
Il resto dell'animale fu congelato per consegnarlo al ristoratore che glielo aveva commissionato. Una piccola parte sarebbe invece finita nel  piatto del giorno dopo a condimento delle sue tagliatelle .
Miliano finì con pazienza il lavoro e in silenzio gli tornó in mente il viso del maresciallo che si era sentito spinto a indagare sul suo conto. Pensó che forse avrebbe anche potuto iniziare a dirlo in giro che lavoro svolgeva veramente, convenne che per far girare in fretta la notizia doveva rivelarla nella bottega della edicolante che insieme ai quotidiani vendeva bibite e leccalecca. Un ghigno divertito gli si aprì sul viso e scoppió a ridere con le lacrime che gli uscivano dagli occhi.
L'edicolante mentre lo stava a sentire sentì il sudore colare giù per la schiena lamentandosi per il caldo insopportabile.
Dal giorno a venire si inizió a parlare di lui in un modo del tutto nuovo.


A memoria d'uomo non era mai esistito niente di simile.


 Per le valli di tutto il comprensorio era stata data in pasto una notizia, mentre chiudevano i battenti delle case, girava voce di una presenza che visitava i boschi con strani rituali, i più temerari si appostavano lungo i sentieri attratti da quella che in seguito divenne una leggenda.


La leggenda dell'Orso che bolliva le teste.

 

 

(a Emiliano dell'Appennino pistoiese che ama andare a caccia col suo Remington nell'imbrunire e che le teste di capriolo le  bolle per davvero. Agosto 2019)


 

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L'AUTORE Elisabeth

Utente registrato dal 2017-11-02

Sono una raccontastorie. Nelle librerie: "Il Vento si è calmato", Bolis edizioni, 2018. "Luce", Clownbianco edizioni, 2018

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