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Le tarme

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Jack Scanner

pubblicato il 2019-07-07 16:45:06


   Il cartello “Vendesi” colpì Bill Cohen come un pugno in faccia.

   Si fermò con la macchina all’inizio del boschetto e ci mise un po’ prima di spegnere il motore. Alla fine lo fece. Gli occhi gli brillavano come due diamanti incastonati.

   Scese dall’abitacolo e andò dritto verso il cartello, senza distogliere gli occhi da quella scritta. Stava anche sorridendo ma Bill non se ne rese conto.

   <<Alla faccia di quel bastardo…>> mormorò.

   Il suo padrone di casa lo aveva sfrattato senza preavviso e Bill aveva deciso di comprarsi finalmente una casa.

   Saltò in macchina e prese il cellulare. Telefonò al numero che c’era scritto.

   <<Sono Bill Cohen e sarei interessato ad acquistare la casa in vendita. Ho telefonato a questo numero e…>>

   <<Bene, bene. Arrivò subito a fargliela vedere, se non le dispiace. Le dico però che è già ammobiliata.>>

   Bill accentuò il sorriso. <<E’ meglio così, mi creda.>>

   Riattaccò e posò il cellulare sul sedile del passeggero. Il sorriso gli diminuì un po’ ma era sempre contento. Aveva due risparmi e li voleva usare al meglio.

   Voleva avere una casa tutta per sé.

 

   Bill stava mangiando in cucina.

   Si era preparato tre uova strapazzate e un pezzo di pane. Aveva fame dopo che aveva fatto le pulizie grosse della sua nuova casa.

   Si alzò dopo aver finito e andò in veranda. La sera era fresca e il sole di luglio era già tramontato. Ripensò al vecchio che gli aveva ceduto la casa. Era un tipo strano, pensò. Bill corrugò la fronte. Era stato come se avesse avuto paura di quella casupola.

   Rientrò e si fece l’ennesimo giro. Entrò in cucina accarezzando la parete ridipinta da poco. Il sorriso gli si allargò come una maschera benevola. Andò in bagno e poi in camera. Bill annuì. Adesso è tutto mio e nessuno può cacciarmi, pensò.

   Si riportò in veranda e si sedette. La frescura del bosco era immensa. Bill chiuse gli occhi e si rilassò, distendendo le gambe. Restò così fermo per un bel po’.

 

   Bill spalancò gli occhi e restò a sentire.

   In camera si sentiva un rosicchiare forte e Bill si voltò a sinistra. Proveniva da lì. Restò sul letto ancora un po’, con il cuore che gli stava salendo in gola.

   Sarà solo qualche tarma, pensò.

   Chiuse gli occhi e riprese sonno.

 

   Bill trovò una specie di diario dentro un mobile.

   Restò perplesso con quel quaderno in mano, poi andò in veranda. Quella mattina non doveva andare al lavoro. Aveva il giorno di riposo.

   Fece un paio di respiri profondi. C’era qualcosa che non andava. Non erano le tarme dentro il muro ma era il quaderno. Possibile che quel vecchio l’avesse dimenticato?

   Bill tirò su con il naso. Emise anche un verso di dubbio, poi aprì il quaderno a caso.

   Su una pagina c’era scritto: “Quel tizio di Donovan mi ha proprio stufato. E’ una persona tonta e odiosa e stupida, e poi quel suo modo di vestire male. Più lo vedo e più mi da sui nervi.”

   Donovan non è il vecchio, pensò Bill. Aveva ancora gli occhi dubbiosi e attenti.

   In prima pagina c’era scritto questo:  “Ho conosciuto Donovan ma mi sembra un tizio poco affidabile e stupido.”

   Bill fu tentato di chiudere tutto ma non lo fece. Gli tremavano un po’ le mani. Il vecchio doveva proprio odiare questo tizio, pensò. Già. Bill annuì ancora.

   Si sistemò meglio sulla seggiola e andò all’ultima pagina del diario. C’era un teschio nero disegnato.

   Bill arretrò un po’ la testa e chiuse il diario un po’ turbato. Lo gettò lì per terra senza preoccuparsene tanto. Un teschio, pensò.

   Si alzò e rientrò in casa.

 

   La notte, Bill sentì di nuovo quel rosicchiare continuo.

   Si alzò dal letto completamente sveglio e andò alla parete a sinistra. Deve esserci qualcosa dentro, pensò. Aveva un po’ paura e la sua faccia era un po’ pallida.

   Avvicinò l’orecchio al muro e quel rosicchiare diventò più veloce. Bill si scostò. Aveva gli occhi spalancati. Ripensò al diario ma fu qualcosa di confuso. Potevano esserci le tarme lì dentro. Bill si grattò il mento, poi bussò forte.

   Il muro si sfracellò e rivelò qualcosa di incredibile. Un cadavere putrefatto uscì fuori con metà corpo e Bill urlò allontanandosi.

   Il cadavere alzò la testa piena di vermi. <<Sono Donovan! Aiutami, il vecchio mi ha rinchiuso!>>

   Bill arretrò ancora gemendo finché non cadde sul letto. Aveva il volto terrorizzato.

   Si alzò di corsa ed uscì fuori in veranda. Aveva il fiatone e scese le scalette fissando la luna piena.

   In quell’attimo di silenzio, riprese il lento rosicchiare.

   Bill si mise a correre con il volto rigato dal sudore.     

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L'AUTORE Jack Scanner

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