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Insonnia

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Jack Scanner

pubblicato il 2019-06-26 16:09:36


 

   Il mio padrone di casa mi aveva sfrattato senza darmi il preavviso e adesso avevo tre giorni di tempo per cercarmi un’altra sistemazione. Ma si può fare una cosa simile? Certo, non avevo pagato gli ultimi tre mesi d’affitto ma se così era stato, ci doveva essere un motivo.

   La ditta di pulizie e derattizzazione era andata fallita ed io, come altri, eravamo rimasti appiedati, per così dire. Ci avevo lavorato per cinque anni a tempo pieno ed è stata una fortuna. Avevo un po’ di soldi da parte ma ciononostante non avevo pagato l’affitto. Perdonatemi, ma così è. Non potevo rimanere senza pane sotto i denti.

   <<Hai tre giorni di tempo>>, mi aveva detto il padrone.

   E sfruttai al meglio quel tempo. Mi girai tutta la città e alla fine andai a sbattere ad una casupola in mezzo ad un boschetto. Era in vendita ad un prezzo stracciato. Tremila dollari per un bagno, una cucina e una camera, senza parlare della veranda. Non mi feci sfuggire questa occasione e la comprai subito tramite agenzia.

   Non lo avessi mai fatto.

   Devo dire che l’agenzia, quelli che ci lavoravano, furono davvero contenti ma al tempo stesso un po’ strani. Era come se si fossero liberati di un peso sullo stomaco, e continuavano a guardarmi con aria spaventata.

   Mi trasferii la sera. I mobili della mia ormai ex casa non erano di mia proprietà quindi il trasloco in pratica non ci fu. Ci fu una sorpresa però. Trovai alcuni mobili dentro la mia nuova casetta nel bosco e ne fui felice. Davvero. Così avrei risparmiato molti soldi. Tanto per la cronaca, non finii di pagare l’affitto a quella crapa pelata del padrone e quando me ne andai rimase a guardarmi con aria nostalgica, come se si fosse pentito di avermi cacciato.

   Così la sera arrivai a casa. Il piccolo sentiero che entrava nel bosco era grazioso quanto pieno d’ombra, e visto che eravamo a luglio fu una autentica meraviglia. La mia macchina avanzò leggera e lenta tra le erbacce e io me la spassai, ripensando al vecchio pelato e alla sua faccia.

   Entrai e trovai alcuni mobili. C’era tanta polvere ma per il momento non avevo voglia di fare pulizie. Mancava il letto ma andava bene così. Non avrei mai dormito su un materasso che sapeva di uno sconosciuto.

   Mi adeguai e la notte dormii per terra, sopra un lenzuolo che avevo portato con me insieme ad altre piccole cose. Ma non riuscii a dormire per niente e cominciai a pensare sul serio di soffrire di insonnia. Mi informai su internet su questa parola ma non trovai nulla di interessante che catturò la mia attenzione. Era solo il non dormire.

   Verso le tre di notte, sentii un rosicchiare basso e continuo, che durò circa cinque minuti. Provai terrore, devo dire la verità, perché lì in mezzo al bosco potevano esserci molti animali strani e vagabondi.

   Pensai che avevo chiuso tutte le porte e finestre e non mi preoccupai più di tanto. Intanto il sonno non mi arrivava, era come se se ne fosse andato per sempre, lasciandomi dentro l’animo un vuoto incolmabile e orrendo.

   Il giorno dopo, mi alzai più stanco del solito, proprio perché non avevo chiuso occhio. Mi aggirai per casa pensando al mio mancato lavoro e trovai una specie di diario che attirò la mia attenzione. Era tutto impolverato e se ne era stato fino a quel momento dentro un mobile in camera da letto.

   Ecco cosa c’era scritto in una pagina: “Quel tizio di Donovan mi ha proprio stufato. E’ una persona tonta e odiosa e stupida, e poi quel suo modo di vestire male. Più lo vedo e più mi da sui nervi.”

   In prima pagina c’era scritto questo: “Ho conosciuto Donovan ma mi sembra un tizio poco affidabile e stupido.”

   Sempre più incuriosito, sfogliai l’ultima pagina e vidi che c’era un teschio disegnato. Mi attraversò il cuore un fulmine di terrore e mi sentii come un disperato. Qualcuno, forse il vecchio proprietario di quella casetta, odiava Donovan, o aveva odiato. Anzi, ne ero certo.

   La notte non dormii per la seconda o terza volta, e sentii di nuovo quel grattare fastidioso. Mi alzai da terra dove dormivo con un lenzuolo e cercai il punto da cui proveniva quel rumore. All’inizio però mi affacciai alla finestra e non vide niente, poi tornai in camera e capii che il rumore veniva da dietro un muro.

   <<Sono le tarme, non so cosa dire>>, dissi.

   La notte successiva mi misi a contare le pecore. Quella strana insonnia era diventata una specie di abitudine malsana. Ero tentato di riprendere quel diario e di mettermi a leggere altre pagine (anche se ero già convinto che parlavano tutte di Donovan), quando il rosicchiare diventò più forte fino a penetrarmi nel cervello come un trapano. Il rumore diventò insopportabile e la mia pazienza si esaurì in breve tempo.

   Bussai al muro e capii che dietro doveva esserci qualcosa, uno spazio vuoto. Esaurito al massimo livello, presi una mazzetta che era fuori della casa, accanto alla porta, e sfondai il muro.

   Già quando diedi il primo colpo, la parete sfracellò rivelandomi un teschio perfettamente lucido e ghignante. Il mio terrore salì al cervello come se qualcuno mi avesse fatto un’iniezione di adrenalina. Senza prendere nulla, scappai da casa e mi misi a correre sul sentiero di notte.

   Mi fui allontanato abbastanza per essere al sicuro, e mi voltai.

   <<Sono Donovan!>> gridò.

   Ripresi a correre allontanandomi definitivamente da quel luogo.

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L'AUTORE Jack Scanner

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