686 OPERE PUBBLICATE   3778 COMMENTI   76 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

Il cimitero

"PUNTO E A CAPO" Racconto Horror / Mistery / Pulp

di Jack Scanner

pubblicato il 2019-06-24 16:41:03


   John Smith aveva deciso di uscire dopo cena, come ogni sera. Il tempo era buono e non sembrava affatto estate. Era luglio, a metà luglio per la precisione, e il cielo era sgombro da ogni nuvola. Si era vestito con un paio di pantaloni azzurri e una maglietta gialla e portava scarpe da ginnastica. Abitava in campagna, in un posto bellissimo. Intorno a lui c’era solo natura e gruppetti di boschi rigogliosi e verdi. C’erano decine di specie di uccelli e la sera non mancava di sentire il verso allegro della civetta. John era contento di tutto ciò e voleva restare lì per altri cento anni. Se la salute glielo avesse permesso, sarebbe rimasto a vivere in quel luogo ameno per tanto tempo, sperdendosi in emozioni uniche e in pensieri affascinanti. Sarebbe troppo bello, pensò, se potessi restare qui a lungo. E perché no? C’era solo da sperare la buona salute visto che la casa era di sua proprietà.

   Continuò a camminare e fece parecchia strada. Mosse un piede davanti all’altro e nel giro di qualche minuto arrivò al vecchio cimitero. Era un luogo spettrale. I cipressi svettavano solitari contro il cielo mezzo oscurato dal tramonto e le loro punte un po’ storte gli facevano pensare a vecchi signori ubriachi. Tutto il cimitero era delimitato da un muro di cinta che poteva essere alto circa due metri, qualche centimetro più di John. L’intonaco del muro in alcuni punti era distrutto lasciando intravedere i mattoni di tufo. Poi c’era il cancello. Era mezzo aperto ed era completamente arrugginito. A John venne un nodo alla gola vedendo quel posto, sebbene ci passasse quasi ogni sera. Si strinse nelle spalle sperando che non gli succedesse nulla di strano. Se vedo qualcosa che non va, disse, scappo come un bambino.

   Cominciò a piovere a dirotto, sin da subito. Le gocce d’acqua erano grosse palline da golf e si sentiva proprio il rumore che facevano impattando sui sassi del cortile del cimitero. John alzò gli occhi al cielo. Il tempo era cambiato in un istante. Adesso nuvoloni grigi e neri sorvolavano la volta celeste a gran velocità e nel giro di qualche secondo, la pioggia aumentò. Gli prese il panico e non seppe cosa fare. Era distante da casa e non voleva rischiare di prendersi qualche fulmine in testa.

   <<Entro dentro.>>

   Avanzò a passo svelto ed entrò dal cancello, guardandosi attorno. Erano anni che non metteva piede lì dentro. Quella era la parte vecchia del cimitero, suppose. L’immagine era desolante quanto affascinante. Le lapidi per terra erano storte come denti mezzi cavati dalla bocca. C’erbacce erano qua e là, come ciuffi di capelli dei morti sottoterra. C’erano vialetti in ogni direzione, fatti di brecciolino, e arrivavano lontano, laddove i suoi occhi non giungevano. John rabbrividì e volle tornare indietro.

   Ogni sera passava lì davanti e ogni sera faceva una cosa. Si chinava per terra, raccoglieva una manciata di sassolini dal cortile e li lanciava per aria cercando di prendere le punte dei cipressi. Era solo un gioco per passare tempo e si divertiva a vedere quei piccoli sassi salire in cielo, sfiorare i cipressi, e poi ricadere in basso, colpendo, qualche volta, alcune lapidi. Il rumore che ne scaturiva in questi casi, era come quello di un bicchiere che si sbecca, o di un pezzo di coccio che si rompe. John non sapevo perché faceva così. Era solo un gioco e non si era mai sentito in colpa per questo.

   Si mise a correre e trovò riparo dentro una cappella di famiglia rimasta aperta. Il luogo era tenebroso e pericoloso. In entrambe le pareti, c’erano i fornetti con le bare dentro e quelle stesse pareti erano un po’ gonfie, come se volessero esplodere da un momento all’altro e rigurgitare tutte le ossa. Vide foto sbiadite di cadaveri e fiori distrutti dal tempo. John si strinse di nuovo nelle spalle, cercando una soluzione al suo stato d’ansia e di paura. Era meglio che tornavo a casa, pensò a voce alta.

   Si voltò a guardare fuori. La pioggia si era infittita molto e non si riusciva a vedere oltre tre metri. Tutta quell’acqua stava sollevando un mucchio di polvere e lì dentro la cappella c’era un odore strano, come di muffa.

   Si girò verso la parete a sinistra e vide qualcosa muoversi. Il muro si stava crepando e dalla crepa uscì fuori una testa. Aveva pochi capelli lunghi e il cranio, in alcuni punti, era privo di pelle secca, quindi si vedeva benissimo il teschio. Il morto non aveva occhi ma solo due orbite vuote da cui uscirono diversi vermi. Non aveva le labbra ma i denti sì, e il suo ghigno era terrificante. John fece qualche passo indietro atterrito, non sapendo cosa pensare e cosa fare per quella situazione anormale.

   <<Tu sei John Smith, non è vero?>> chiese il morto. La sua voce era debole e stracciata ma si sentì ugualmente.

   <<Sì, che cosa vuoi?>> si sentì rispondere John.

   <<Io sono un tuo parente lontano, forse non lo sai, e sono qui per dirti che vivrai altre poche ore. La tua morte è vicina, sappilo.>>

   John scappò subito fuori, in mezzo alla pioggia, e ripercorse il tragitto che aveva fatto prima. L’acqua scrosciava sulla sua testa con vigore e il cielo era del tutto nero. Uscì fuori dal cimitero e continuò a correre sulla strada, dove si stavano riversando fiumi di acqua. Era atterrito e depresso e spaventato. Non è vero nulla, si ripeteva, non è vero nulla di quello che ho visto, è tutta finzione.

   John Smith continuò a correre come un pazzo e giunse presto a casa. Il suo respiro era infuocato e doloroso e si sentiva benissimo nonostante la pioggia. Risalì il cortile e il cuore gli si fermò all’improvviso nel petto. I suoi occhi restarono sbarrati mostrando il bianco della cataratta come un trofeo. La sua espressione incredula si trasformò un attimo dopo in una faccia sconfitta.

   Cadde a terra morto.

             

 

 

 

  

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE Jack Scanner

Utente registrato dal 2018-03-31

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

Le tarme Narrativa

Insonnia Narrativa

Il cimitero Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.