697 OPERE PUBBLICATE   3816 COMMENTI   76 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

Crepuscolo

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di Rubrus

pubblicato il 2019-05-31 13:25:04


Solo alla seconda occhiata mi accorsi che Greta era bella. 
Avevo deciso di smetterla di guardare le ragazze e, a furia di esercitarmi, ci ero quasi riuscito. 
La sindrome di Best mi aiutava. È una malattia della retina, detta anche distrofia maculare vitelliforme. Si tratta di una rara forma di degenerazione retinica che tocca la macula, il punto della massima acuità visiva. Non esiste una cura vera e propria: solo la luteina serve a qualcosa. A volte chi ne è affetto riesce a conservare, in tutto o in parte, la vista, anche per molto tempo. Altre volte no.
Io ero un caso “no”.
La sindrome si era manifestata tre anni prima che conoscessi Greta. Avevo usato quel tempo per  cercare di convincermi che il mondo era un posto dove, tutto sommato, non c'era molto da vedere. Non era stato facile, soprattutto per via delle ragazze. Dopotutto, avevo quindici anni.
Quando conobbi Greta, avevo quasi imparato ad ignorarle.  Le vedevo, ma i miei occhi scivolavano su di loro come pattini su una pozzanghera ghiacciata.
Ma Greta mi fregò.
La vidi e pensai che non l'avrei mai guardata abbastanza, anche se avessi avuto tutta la vita davanti.
Pensai che, comunque, lei non avrebbe mai fatto caso a me, anche se non avessi avuto la sindrome di Best, e questa era la seconda fregatura.
Pensai che “vedere” e “guardare” non sono la stessa cosa, ma si deve perdere la vista per saperlo e questa era la terza fregatura.
Pensai che avevo i miei libri in braille, le mie sedute dallo psicologo e la luteina e che, se fossi riuscito a concentrarmi su questo, sarei riuscito a tirare avanti lo stesso.
Poi Greta mi chiese se potevo aiutarla a preparare gli esami di riparazione e questa fu l'ultima fregatura. 
Sì, so che cosa state pensando.
Che l'importante è invisibile agli occhi (avevo buttato “Il piccolo principe” dalla finestra quando avevo letto quella frase). 
Che avrei dovuto avere maggiore considerazione di Greta, e di me stesso.
Che se davvero avevo deciso che tra me e Greta non avrebbe mai potuto, o dovuto, esserci niente, la cosa peggiore da fare era invitarla da me, nel soppalco del fienile, dove la luce filtrava tra le assi e il pulviscolo girava a mezz'aria come una folla di danzatori al suono di una musica che non era dato sentire.
Tutto vero. Ma pensate quante volte quello che è vero è anche reale e poi domandatevi che cosa avreste risposto se vi avessero fatto questa domanda a diciassette anni.  
«È bello, qui» aveva detto Greta quando era salita per la prima volta, ed era vero. 
Ancora adesso si discute se una condizione di semioscurità, abbinata all'assunzione di luteina, rallenta il progresso della sindrome di  Best. Io sapevo che, in quella penombra, il grumo di tenebra che, ogni giorno, cresceva un po' di più al centro del mio campo visivo, era meno spaventoso. Sapevo che l'odore del fieno sarebbe rimasto anche quando avessi perso del tutto la vista e, se avessi continuato a salire lassù sia prima, sia dopo quel momento, avrei avuto l'impressione che niente era cambiato.
Avevo detto a mio padre di trasferire lì la mia camera, almeno per i mesi estivi, e lui l'aveva fatto. Aveva ripulito tutto quanto, rinforzato le assi e fissato una scala a pioli unendo il soppalco al pavimento, cinque metri più sotto.
Aveva anche appeso una lampadina ad una trave e, accendendola, aveva detto: «Finalmente ci si vede». Poi era scoppiato a piangere.
«È bello, qui» aveva detto Greta quando era salita. Si trovava in cima alla scala, e, voltandosi verso il fienile, giù in basso, aveva aggiunto che era come stare sul balcone di una chiesa. Io le avevo risposto che la parola giusta era “matroneo”. 
«È bello, qui» aveva ripetuto e, per la miseria, era vero perché lei era con me. Era più che vero. Era reale.
Greta saliva da me nel tardo pomeriggio, quando il caldo era più sopportabile.
Lei ripeteva le lezioni e io le seguivo compitando il testo sui libri scritti in braille. Quando, alla fine della seduta, lei mi ringraziava, le rispondevo che ne approfittavo per migliorare il braille e quindi il vantaggio era reciproco, soprattutto se la luteina non avesse funzionato. 
Dopo un po' , era diventata una specie di rito. Lei mi ringraziava e io le rispondevo che anche io ne ricavavo qualcosa.
Era come una formula, un codice segreto e, senz'altro, non era granché, ma tutti i segreti sembrano chissà cosa, finché non vengono scoperti.
Greta era la personificazione del giudizio: “intelligente, ma non si applica”. La verità era che aveva troppe distrazioni. Era il suo aspetto a procurargliele. Aveva passato metà della sua esistenza di adolescente a tenere a distanza ogni maschio etero e l'altra metà a scoprire che, dopotutto, non era così piacevole tenerli troppo a distanza.
Con me, che il suo aspetto non lo vedevo, o non lo vedevo abbastanza, aveva scoperto che la scuola era qualcosa di più che cercare di avere gli appuntamenti giusti e di evitare quelli sbagliati o escogitare il sistema più efficiente di controllo per i biglietti che passavano sottobanco.             
Una volta mi parlò di Will e di come avesse la tendenza ad allungare troppo le mani, e troppo spesso, e di come, frequentandomi, avesse scoperto che i rapporti tra le persone potevano essere dannatamente più complicati di così e che Will, benché fosse il sogno proibito di quella parte di popolazione scolastica che non riusciva a fare pipì stando in piedi, poteva non essere abbastanza.
Si era zittita di colpo e il suo odore si era fatto più intenso, come capita a volte quando si arrossisce, benché non ci si renda conto. 
Se ci penso, me lo ricordo ancora: un odore dolce, con un sottofondo aspro, che per me sarà sempre inscindibile dal profumo del fieno, dal frinire delle cicale e dal caldo sonnolento dei pomeriggi estivi.
Studiavamo astronomia, quel giorno, e Greta aveva appena ripetuto che “crepuscolo” è quell'ora sospesa tra la luce e il buio che si verifica non solo alla sera, prima della notte, ma anche al mattino, quando il sole è a meno sei gradi dalla linea dell’orizzonte.
Mi si era avvicinata e mi aveva detto che, forse, la luteina avrebbe funzionato e che la penombra in cui vivevo non era quella che precede l'oscurità, ma quella che prelude al giorno. Poi mi aveva sfiorato le labbra con un bacio.
La lezione finì e lei mi ringraziò, come al solito, e io risposi che anche io avevo ricavato qualcosa, ma non feci riferimento alla scrittura braille.
Quando se ne fu andata pensai che era bello, lassù, e che se quella era l'ultima estate che vedevo non era tanto male. Ma poi pensai che l'estate stava per finire e che Greta avrebbe superato gli esami di riparazione, così l'anno successivo, non avrebbe avuto bisogno di ripetizioni e, probabilmente, avrebbe lasciato perdere sia Will che me.
Poi riflettei che se, in due mesi, ero riuscito a strapparle un bacio, forse in tre mesi, o quattro, avrei potuto strapparle altro, ma io non avevo quattro mesi. E neppure tre.
A meno che non avessi convinto Greta a frequentarmi anche dopo l'inizio della scuola. 
Pensai che non mi dovevo fare illusioni e che Greta mi aveva baciato per riconoscenza, o compassione. Ma che se per farmi baciare ancora dovevo farle più compassione, l'avrei fatto. 
Così smisi di assumere la luteina.
Non fu difficile. Nascondevo le pastiglie e, dato che le possibilità di successo della terapia erano scarse, nessuno sospettò niente.
A Greta dicevo che ormai, per me, non faceva differenza che la luce fosse accesa o spenta, ma che speravo che, per lei, fosse abbastanza chiaro e che doveva stare attenta quando scendeva dal soppalco. Lei mi rispondeva che ci vedeva abbastanza e che, comunque, conosceva la strada. Divenne il nostro nuovo rituale.
Intanto aveva preso a starmi ancora più vicino e, nei miei sogni, il suo profumo era nitido quanto il suo viso.
E fu grazie al profumo che la trovai, quel giorno.
Era in ritardo e io avevo aspettato per quella che mi era sembrata un’eternità, anche se non lo era perché l’amore rende impazienti. Alla fine scesi dal soppalco e uscii dal fienile. 
Anche se la sindrome di Best era ormai irreversibile, non avevo perso del tutto la vista. 
Percorsi il viottolo che univa il fienile alla strada ed ero arrivato a ridosso della siepe che delimitava la nostra proprietà quando avvertii l’odore di Greta. Era caldo, dolce, aspro, intenso come mai l'avevo sentito. C'era un afrore nuovo, diverso. Una sfumatura che non riuscivo a riconoscere, ma solo a intuire.
Stavo per chiamarla quando udii la voce di Will chiederle se preferiva stare con lui, invece che con quel cieco.
Greta rise, e soffocò la risata, e io capii che cos'era quell'odore e Will insistette e lei disse di sì e Will lo domandò ancora e lei lo disse più forte.
Tornai indietro e pensai che, anche se potevo ancora vedere luci, ed ombre, e le sagome che si trovavano ai margini del mio campo visivo, dopotutto avevo ragione: non c'era granché da vedere, nel mondo. Non più.
Greta tornò da me il giorno dopo e disse che, quello prima, non era venuta per quella ragione che le ragazze, una volta al mese, possono usare come giustificazione.
A lezione finita, lei mi ringraziò e io risposi che doveva stare attenta perché mio padre mi aveva detto che la lampadina si era fulminata e, a quell'ora, il soppalco era buio perché era la fine dell'estate e le giornate erano un po' più corte. 
Lei mi disse che era vero, ma che conosceva la strada.
Ma non poteva sapere che avevo allentato i bulloni della scala a pioli.
Quando scattai in avanti e la spinsi, facendola precipitare di sotto, se sul suo volto apparve un'espressione di sorpresa, non potei vederla.  
 
Sono passati molti anni da allora e ho avuto tutto il tempo di abituarmi al buio.
Se cerco di immaginare l'aspetto delle cose, faccio fatica. 
Per me le immagini sono ancora quelle di quando conobbi Greta e persino il mio volto, se riesco ad ignorare le rughe che il tatto mi rivela, è lo stesso che avevo da adolescente.
Da quando... be’, da quando mi hanno detto che non passerà molto tempo prima che passi da un'oscurità ad un'altra, cerco di ricordare la luce.
Penso che non vi stupirete se vi dico che me la immagino come quella che filtrava tra le assi del soppalco, col pulviscolo che girava a mezz'aria.
Solo che, nelle ultime settimane, è comparsa una macchia al centro, proprio come è successo quando la sindrome di Best ha iniziato a manifestarsi.
Ho pensato ad un inganno della mente, uno scherzo del mio subconscio che mi ripropone il trauma della malattia, ma, negli ultimi giorni, quella macchia ha cominciato ad assumere i contorni di un volto umano.
Diventa sempre più grande e ben presto assorbirà tutta la luce.
È un volto che conosco bene, così come temo di sapere che il crepuscolo nel quale sta trasformando il mio mondo non è di quelli che precedono il giorno.
 

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE Rubrus

Utente registrato dal 2017-11-02

Il romanzesco è la verità dentro la bugia

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

Concerto Rosso Narrativa

La matita di IT Saggistica

Anatomia di un racconto - Cacciatori di Vecchi - di Dino Buzzati Saggistica

Mea culpa Narrativa

A proposito di "L'ombra dello scorpione" - con una strizzatina d'occhio a Tolkien Saggistica

Crepuscolo Narrativa

A proposito di Stanlio e Ollio - film del 2018 Saggistica

Nani Narrativa

A proposito di... un western italiano Saggistica

Le cose per cui rimani Narrativa

Tallone da Killer Narrativa

Il mondo migliore Narrativa

Erba Cattiva Narrativa

Storia di Sam. Narrativa

A proposito di"La resa dei conti". Saggistica

Acqua morta Narrativa

A nostra immagine Narrativa

A proposito di "Le acque del nord". Saggistica

Clichè Narrativa

La notte più lunga Narrativa

In memoria di Giuseppe Lippi Saggistica

Debunker Narrativa

Su"TheOutsider" Saggistica

L'uomo nella stanza Narrativa

Quell'ultimo, stupido pezzo di carta. Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Inseparabili (brividi d'ottobre) Narrativa

Paese d'ottobre (brividi d'ottobre) Narrativa

Nessuna risposta (brividi d'ottobre) Narrativa

Malocchio (brividi d'ottobre) Narrativa

Due giorni prima dei morti (brividi d'ottobre) Narrativa

Passaggi (brividi d'ottobre) Narrativa

Il resto (brividi d'ottobre) Narrativa

Semi di zucca (brividi d'ottobre) Narrativa

Spuntino di mezzanotte Narrativa

L'inciampo Narrativa

Dove finisce l'estate Narrativa

L'intruso / Alcune piccole imperfezioni. Narrativa

Fine stagione Narrativa

Sirena Narrativa

Sherlock Holmes e l'avventura del dottor Watson Narrativa

Crop man Narrativa

Non lo so Narrativa

Predatori Narrativa

Primo mare Narrativa

Anatomia di un racconto Saggistica

The Dancing Ghost Narrativa

Casa dell'Ade Narrativa

Aspirazione Narrativa

Girabuio Narrativa

Appdeath Narrativa

Possibilità Narrativa

Ogni cosa al suo posto Narrativa

Legal Killer Narrativa

Sfocature Narrativa

Paese d'ottobre Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Nero Natal Narrativa

Appunti sulla sospensione dell'incredulità Saggistica

Merry Killmas Narrativa

L'oracolo Narrativa

Buh! - i mostri e le loro maschere Saggistica

Il viaggio infinito di Long John Silver Saggistica

Il treno, il bambino, il drago. Saggistica

Urari Narrativa

Urari Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.

Massimo Bianco il 2019-06-02 11:39:32
E' un racconto triste e bellissimo. Non sono sicuro di averlo mai letto, sospetto di sì, ma non rammento. La verità è che oggi probabilmente sono più in grado di apprezzare scritti del genere rispetto al passato, quindi è possibile che se all'epoca lo avevo commentato abbia anche manifestato un apprezzamento inferiore rispetto a quello odierno, il che riprova che è cosa buona e giusta rileggere vecchi scritti, ogni tanto. La prima parte dimostra che se tu volessi saresti perfettamente in grado di scrivere storie sentimentali. Un racconto d'amore e noir insieme, mistura che giustifica la tua scelta di definirlo non di genere anche se avraà contribuito il tuo desiderio di non rivelare troppo sul finale. e a proposito d'amore, non c'è solo quello per gli altri, c'è anche l'amor proprio, è un connubio, questo, credo inscindibile, e ferirlo può portare a risultati terribili. Ne so qualcosa, mi ero preso una cotta per una ragazza a 18 anni, ma all'epoca ero assai bloccato nei confronti dell'altro sesso e ciò portò l'inevitabile risultato di un rifiuto rigido da parte sua che ferì molto il mio amor proprio, cosa che, dopo mie insisitenze di nuovo ovviamente fallite, mi portò a tenere per lungo tempo alcuni comportamenti assai antipatici oltre che patetici. Anzi, nell'improbabile ipotesi che legga un giorno questo mio commento e capisca che è a lei che mi sto riferendo ne approfitto qui per chiederle scusa. Eh, però... non ci avevo mai pensato, ma quell'esperienza potrebbe essere base ideale per un buon racconto noir. Ed ecco qui che mi hai dato una nuova idea, da questo punto di vista questo primo semestre dell'anno per me sembra assai positivo, solo che per ora mi manca lo stimolo a realizzare tutte queste idee nuove. Ciao, stammi bene. Ah, giusto: piaciuto molto.

Rubrus il 2019-06-06 12:47:30
Ciao. La ragione per la quale non ho indicato il genere non è, stavolta, una svista - di solito è così - ma i due motivi che hai detto tu. A suo tempo il racconto l'avevi commentato, e positivamente, ma ricordo che, all'epoca, un altro lettore - non tu - riferì di aver avuto un'esperienza simile. Penso, a dire il vero, che tutti abbiamo avuto esperienze simili e che questo sia uno dei fattori che porta al gradimento di questo racconto. Naturalmente, come "esperienza simile", non mi riferisco al buttare la gente giù dalla finestra. A presto, sperando di ritrovarvi più presenti e numerosi.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Mauro Banfi il Moscone il 2019-06-02 13:09:17
Due tipologie di crepuscolo: quello che precede il giorno e quello che precede la notte. Come sempre riesci a trasformare delle potenziali metafore concettuali in racconti concreti, massicci di un peso specifico umano e pragmatico, e qua dolenti, lancinanti, direi...c'è un senso del soffrire umano molto acuto in questo racconti, veramente toccante, straziante... "Non c'è notte che non veda giorno", scrive Shakespeare in un suo bel dramma, e c'è davvero un afflato teatrale alto in questa novel, con quel soppalco a stagliare un palcoscenico di umanità in lotta per uscire a rivedere le stelle dalle nebbie dell'esistenza. C'è anche qualcosa di fatale, di resa al Destino, alla sua D maiuscola, e forse, solo la lettura e la scrittura e la loro condivisione e ovviamente, l'amore, quello autentico, che il protagonista purtroppo non conosce e non conoscerà, possono ristrasformarla in d minuscola. C'è la tentazione di allargare il racconto al crepuscolo degli idoli tecnologici e della comunicazione umana che ci circonda, ma riesci, come il solito, a tenere il lettore nell'ambito della fiction, e lì, come critico letterario rimango soddisfatto del limite ben cesellato. Come sempre tanta roba in poche righe e in poco spazio, sintetico e umanamente profondo come altrove, abbi gioia caro Rub

Rubrus il 2019-06-06 12:52:19
Ogni tanto mi piace ricordarlo: non amo le metafore, non le capisco e loro non capiscono me. A volte ho usato la pluralità di senso o l'ambiguità di una parola - un altro esempio che mi viene in mente è "Aspirazione" - come elemento, ma difficilmente vado oltre. Come se preferissi andare a fondo, più lontano, o lato, Per il resto, mie regole di scrittura sono "ometti le parole superflue" e "se c'è un fucile in scena, deve sparare". Penso che la densità venga da lì. Come dicevo, a presto sperando di ritrovarvi più presenti e numerosi.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Paolo Guastone il 2019-09-03 22:37:55
Gia', il crepuscolo e' anche quel periodo che precede l'alba, l'inizio di un nuovo giorno, di una nuova vita. Ma il protagonista, questo concetto lo ha solo afferrato di sfuggita, ed e' per questo che per lui il crepuscolo avra' un significato completamente diverso. Ottimo racconto, che non smetterei mai di leggere.

Rubrus il 2019-09-08 09:09:15
Be', la duplicità di senso di un termine consente di prendere due piccioni con una fava e ho costruito alcuni racconti su questo espediente. Poi cerco di metterci anche altro. Ciao e ben ritrovato.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO