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Stagione di caccia

"PUNTO E A CAPO" Racconto Giallo / Noir / Thriller

di Massimo Bianco

pubblicato il 2017-11-02 00:16:49


1

Piccolo spazio aperto (noi uomini lo chiamiamo radura? Dunque radura sia…) da varcare… ecco… clop, clop, clop… fino al limite opposto. Odore intenso, diffuso, dalle superfici (noi uomini le chiamiamo tronchi? Dunque tronchi) delle possenti colonne svettanti (alberi? Alberi)… e odore altrettanto intenso… dalle micro piantine radenti… (muschio) che crescono al riparo (ombra) dalla luce abbagliante lassù (il sole). Umidità elevata. Tutto tranquillo. La moltitudine di alberi (bosco, foresta)… accogliente, piena di nascondigli, ombrosa… costeggiarla… poi entrarci, aggirare i tronchi e salire, arrampicarsi.
Libertà e… sazietà… nessuna ansia… dopo pasto ricco. Pace e… sensazione inebriante… felicità. La foresta è tutta rumori… innocui… è… protettiva. Ffrrr… ffrrr. L’alito invisibile (vento) stormisce tra il verde grigio (fronde) degli alberi agitandolo e piega nella radura i piccoli verdi bastoncini che nutrono (erba). …Un verso (cinguettio)… frullare d’ali… l’esserino multicolore (uccello) si alza in volo e subito sparisce. …Procedere in avanti… macchioline giallo vivo (fiori)… emanano acuto profumo e un minuscolo ronzatore volante (insetto)… marrone chiaro uniforme… un poco più scuro sotto, le alucce trasparenti… bbzzz… bbzzz… non si fermano mai… vi affonda una proboscide lunga e sottile. Poi l’insetto svolazza di fiore in fiore… ma è già dietro le spalle. Avanti … tutto si oscura… avanti … di nuovo luce più forte, raggi di sole giocano con le ombre. … Piccole impronte leggere di quadrupede… vecchie un terzo d’arco di sole fresco (autunnale, tre ore abbondanti)… innocuo. Nient’altro… sì, tutto è tranquillo… Nessun pericolo… ancora avanti.
…Un suono nuovo, lievissimo, sshrrll… il liquido trasparente (acqua), scorre lontano… s’ode appena… verso… là (est). Un ricordo improvviso unito a… desiderio… sensazione di… di… cosa? Un disturbo. Ma cosa lo avrà risvegliato? …Lo scrosciare dell’acqua, sì. Sete. Incamminarsi in quella direzione… accontentare il desiderio, calmare la sensazione… eliminare il disturbo… sete, abbeverarsi… è il momento. …Movimento! …Avvicinamento nel chiaro scuro… lento, prudente… annusare, tutto intorno… un escremento massiccio … recente… un essere grosso… e un nugolo… insetti neri svolazzano intorno.… Altre impronte raggruppate, pesanti e leggere … tre adulti e cuccioli… avanti… il suono dell’acqua corrente si avvicina… felicità. …Impronte… convergono… odore noto, compagni… diretti verso l’acqua. Quando? A udito… nulla. A vista… impronte fresche… non freschissime… lontani ormai. Nessun altra novità. …Più vicino… sì, l’acqua è vicina ormai… la sete più intensa… la soddisfazione più prossima…
Crack. Un suono! Rametto spezzato. Testa drizzata, orecchie tese, voltate in tutte le direzioni, narici frementi… all’erta. Il suono arriva da dietro ma… niente odore… controvento?! Non identificabile. Quanto distante? … Silenzio, solo suoni irrilevanti… Immobile… all’erta, conta solo l’attenzione. …Paura! …Silenzio… silenzio… altro suono, più flebile… foglie secche… calpestate… zampa grossa… piatta… appartiene a? …Poche alternative, forse il peggior nemico e… non lontano, no. Nemico pericoloso tu tum, tu tum, tu tum, il cuore accelera i battiti, all’impazzata, paura, paura, energia (adrenalina in circolo), via, in movimento, rapido, via, fuggire.

***

Eccoci al termine del sentiero tra i boschi, di nuovo sulla strada principale. Ok, attraversiamo il nastro asfaltato e quindi lo seguiamo di buona lena per un tratto. Modestia a parte, anche se prossimi alla sessantina siamo ancora vigorosi, benché l’amico Paolo sia così magro e asciutto da sembrare rinsecchito e io sia invece in soprappeso. Andiamo a caccia senza cani, come al solito. L’attività venatoria così è più impegnativa ed emozionante. Mi piace molto.
Ah, che magnifica giornata! Respiro a pieni polmoni, felice. È talmente bello ogni tanto potersi ossigenare all’aria aperta, lontano dai gas di scarico. Per il cielo corre qualche nuvola ma nel complesso è tiepido e soleggiato, il clima ideale per stare all’aria aperta. Abbiamo già abbattuto una preda e l’abbiamo fatta a pezzi a colpi di accetta per caricarla nel bagagliaio, godendo al pensiero delle gustose bistecche che ne ricaveremo. Con ancora un pizzico di buona sorte regaleremo cacciagione ad amici e parenti e ne avanzerà pure da vendere a una trattoria.
Mm, sempre più gente critica la pratica venatoria, ma non è mica giusto, non facciamo niente di male. Gli animalisti sono solo dei maledetti rompiscatole. Noi cacciatori amiamo e aiutiamo la natura! I predatori scarseggiano. Le poche centinaia tra lupi, orsi e linci presenti sul territorio nazionale non bastano a tenere sotto controllo gli erbivori, che si moltiplicano a dismisura causando danni spropositati. Noi partecipiamo alla selezione di alcune specie sovrappopolate. Circoscriviamo il numero di esemplari, perché gli erbivori divorano tutto ciò che incontrano finché non resta più nulla da mangiare e poi si muore tutti di fame, uomini e animali. A noi cacciatori il compito di integrare i lupi. Non ci sono altre maniere per ottenere risultati significativi, cazzo. Basta con questi attacchi alla nostra categoria. Lasciateci godere la natura in pace, razza di cialtroni!
“Lamberto, ci son bivio e ponte. Cosa facciamo? Mi pare inutile continuare sulla strada principale.”
Ooh, il richiamo della realtà. Paolo ha ragione, mi sono distratto e non mi sono accorto di essere già arrivato alla deviazione. È inutile proseguire.
“Sì, hai ragione Paolo, ci conviene lasciarla e scavalcare il corso d’acqua.”
“E poi quale delle due strade prendiamo? Quella che sale su o l’altra che volta a gomito?”
“Lasciami pensare, se riesco a ricordare dove portano, è da un po’ che non ci vengo e…”
Un rumore. Un auto accosta. Una peugeot 206 verde con tre uomini a bordo. Un capellone occhialuto al volante, un tizio altrettanto occhialuto ma calvo e massiccio a fianco e dietro un volto magro con sorriso da joker triste. Tirano giù un finestrino… ehi, su un vetro campeggia il simbolo del Panda, mica vorranno rompere i…
“Scusi, mi saprebbe indicare la strada per l’osteria o trattoria Del borgo?”
Ah bene, vogliono solo indicazioni. Il guidatore ci guarda male, forse? Ma almeno sta zitto.
“Sì dunque… dovete salire su di là. Alla fine la strada sbuca proprio davanti al ristorante. È un po’ bruttina ma non è lunga, uno o due chilometri.”
…“Allora Lamberto, andiamo anche noi su per di là?”
“No Paolo, ho deciso, proseguiamo nell’altra direzione, hai presente il percorso? Ci conviene, c’è un torrente più avanti e sta pur certo che troveremo anche la selvaggina.”
…Ah, che silenzio qui nel folto del bosco. Ormai le rare automobili domenicali non si odono nemmeno più… Dunque, da un momento all’altro se non ricordo male dovrebbe… ah sì. Ecco qui la radura. Ora l’attraversiamo. Ok. Mm, eccoci ai piedi della collina. Sì, adesso la selva è fittissima e ci si inerpica un bel po’, proprio come ricordavo.
“Hai visto che roba Paolo? La foresta qui sembra veramente impenetrabile, altro che l’Amazzonia.”
“Mm.”
“Su andiamo… ah… guarda che meraviglia. Bello eh, lo spettacolo della natura?”
“Sì.”
“Conifere… latifoglie… è pieno soprattutto di castagni. E quanti fiorellini. I gialli sono di trifoglio, la gente manco lo sa che i trifogli fioriscono. Ehi, ci sono i corbezzoli, ne raccogliamo un po’?”
“Sono acerbi.”
“Oh, non tutti, guarda, questi due sono perfetti… mm… buonissimi. …Le conifere aumentano di frequenza, hai visto? Ancora un centinaio di metri e poi il percorso diventerà molto più praticabile.”
“Mm.”

E va bene, io sarò pure troppo chiacchierone, lo riconosco. Con tutto il grasso in eccesso che mi ritrovo farei meglio a parlare meno e risparmiare il fiato. Lo so, ma son fatto così, non riesco a stare zitto a lungo. Certo però che quando Paolo ci si mette non è di grande compagnia. Non è piacevole sentirsi rispondere soltanto con mugolii e monosillabi… Beh, pazienza.
…Alla mia sinistra un gran volare di mosche su escrementi, con tutta probabilità di cinghiale… e poi di qua… ah sì, bene, bene, ora ci siamo. Tracce, di capriolo, fresche, fresche, ci scommetto. Non è più tempo di parlare. Mi volto verso Paolo, gli faccio cenno e mi rimetto in movimento. Ha capito tutto anche lui, perfetto. La foresta è immersa in un silenzio assoluto. Qui c’è un sentiero appena accennato, dovrebbe essere stato formato dai continui passaggi degli animali diretti all’abbeverata. Punta proprio nel più folto. Se non vado errato il torrentello dovrebbe trovarsi proprio da questa parte, a circa un chilometro di distanza, forse anche meno. Probabilmente il capriolo si sta recando all’abbeverata o c’è appena stato. Chissà, magari con un po’ di fortuna riusciamo a sorprenderlo mentre si disseta, con la guardia abbassata. Sarebbe il momento ideale.

Ah, ho fatto un rumore, accidenti, non ci voleva. Ho calpestato un rametto secco… boh, non importa. Tanto la preda non dev’essere ancora tanto vicina da sentire. Comunque d’ora in poi raddoppierò le attenzioni. Avanti. Paolo è sempre alle mie spalle, ne percepisco la presenza. …Ed ecco di nuovo le tracce del capriolo. …Noi non produciamo più rumori di sorta e siamo sotto vento, non può sapere della nostra presenza… l’acqua, mi pare già d’udirla… speriamo sia ancora lì… ma non dev’essere molto lontano, me lo sento. Basta un pizzico di fortuna e… Merda!
Una… macchia marrone, confusa… schizza via, all’aperto. Lui, doveva essere lui, il dannato cap… kboum… ah… kboum… Paolo c’è, eccolo, ancora col fucile imbracciato, gli ha tirato due colpi, beati i suoi fulminei riflessi. Era più vicino del previsto, una fortuna intercettarlo.

***

Un tuono, tremendo ma secco, nel pieno della corsa… copre il respiro e… il rimbombare degli zoccoli sul terreno e del cuore nel petto. Paura. Adrenalina. Correre, correre. Seguire il corso d’acqua in cieca fuga precipitosa… dove? Non importa dove, lontano, lontano, correre…
Kboum, un secondo rumore di tuono e un dolore terribile e improvviso, senza senso, mai provato… e un contraccolpo. Caduta. Rialzarsi, bisogna rimettersi sulle zampe. Sì, si può, però…fastidio, tra le costole, sofferenza… a ogni respiro, adesso… non da arrestare la fuga ma… rallentarla, sì, rallentarla… ma avanti, avanti. Alla cieca, tra gli alberi, le piante, rocce, spiazzi, altri alberi… poi un ostacolo davanti, dovunque, già noto… legno, ma non d’albero… è quella strana pianta senza foglie. Seguirlo fino a vedere dove termina? Ma è esteso e nell’impeto… no, tardi per pensare a altro, uno scarto, un balzo e giù, dall’altra parte, poi di nuovo in corsa… ma adesso… stanchezza… mai provata prima… mai… perché? Perché tanta stanchezza? …Il dolore si attenua, il respiro migliora… ancora fastidio, però… farsi forza, avanti.

2

 

I cacciatori corsero entusiasti dietro alla preda. Il grosso e barbuto Lamberto provava però un pizzico d’irritazione per essersi lasciato prendere di sorpresa, mentre il magro Paolo sprizzava gioia pura da ogni poro. Il bersaglio era un solitario maschio maturo di capriolo, che nonostante la stagione oramai tarda sfoggiava ancora l’impalcatura estiva delle corna. Era tra le più spettacolari mai viste in un appartenente a quella specie, avrebbe fatto un figurone come trofeo.

“Ehi, guarda lì.” Esclamò dopo un tratto Lamberto, fermandosi.
“Altro sangue.” Rispose il magro e secco Paolo.
“Ne sta perdendo sempre di più, la ferita si aggrava, complimenti Paolo, l’hai centrato bene.”
“Ha cambiato direzione, non punta più verso il declivio. Su, muoviamoci, facciamo una trista se ce lo facciamo sfuggire.”
“Tranquillo, ormai non ci scappa.”
I due si rimisero in movimento, al culmine dell’eccitazione. Si stavano divertendo un mondo.
Durante le prime fasi Lamberto condusse l’inseguimento ma ben presto Paolo, più agile e rapido, si spazientì e lo sorpassò. L’altro sbuffò. La sua forma lasciava a desiderare e le battute stavano diventando una faticaccia. Prima o poi avrebbe davvero dovuto mettersi in dieta rigida: non voleva rinunciare all’attività venatoria. Appena poté respirò a pieni polmoni. Aah, sembrava quasi un sospiro, ma di piacere. Si sentiva bene, rilassato. In quei momenti lo stress lo abbandonava completamente. Il suo amico non aveva mai capito quanto per lui fosse importante. Le domeniche trascorse a caccia erano gli unici momenti di svago di una vita infernale, il lavoro povero di soddisfazioni, una moglie con cui non c’era più né dialogo né amore da anni, due figli che gli procuravano unicamente delusioni.
Per il magro Paolo la questione era diversa. Per lui si trattava di una sfida con se stesso, una prova di forza e abilità. La rinuncia ai cani era una sua precisa scelta, a suo parere la loro presenza avrebbe reso impari lo scontro e pazienza se qualche volta rientravano a casa privi di bottino.
Ma qualunque fossero i motivi che li spingevano a trascorre le domeniche autunnali con le armi in spalla, il risultato era il medesimo: un godimento estremo e un’immensa eccitazione, uniti al piacere di trascorre qualche ora all’aria aperta, perché loro amavano la natura, sì.
Intanto nella sua fuga disperata il piccolo cervide si era allontanato dal torrentello e si era inoltrato nel folto, rendendo più difficile il cammino agli inseguitori.
Col trascorrere dei minuti i due dovettero rallentare il ritmo, ma procedettero comunque decisi, convinti di essere prossimi al successo. Infine arrivarono dinanzi a una staccionata e si fermarono.
“Maledizione.” Esclamò Paolo.
“In effetti speravo… di intercettarlo prima… ma pazienza, non sarà certo una recinzione… a fermarmi, ragazzo mio, puoi scommetterci.” Commentò l’affaticato Lamberto, boccheggiando e respirando a pieni polmoni nel tentativo di rifiatare e tuttavia ancora logorroico.
Paolo cominciò a gesticolare nervosamente, facendo qualche passo avanti e indietro.
“Purtroppo so dove siamo. L’anno scorso il contadino padrone di questo fondo ci ha fatto un sacco di storie.” Disse infine.
“E che importa? Per ora la legge ci autorizza a penetrare nella proprietà privata per motivi di caccia, no? Strepiti pure quanto vuole, non me ne importa, al capriolo io non ci rinuncio. Se ha scavalcato lui, scavalco anch’io.”
“D’accordo Lamberto, come vuoi.”
Percorsero nelle due direzioni un tratto di staccionata, infine si ritrovarono al punto di partenza.
“Non c’è dubbio, è passato dall’altra parte.”
“Ha ancora un sacco di energie per il sangue che ha perso.”
“Questi animali selvatici sono resistenti.”
“O forse è una ferita meno grave di quanto credevamo. Cosa facciamo? Andiamo, allora?”
“Ma certo, ne abbiamo diritto.”
Lamberto s’avvicinò alla staccionata e la scavalcò con qualche difficoltà. Invece il più agile Paolo, nonostante avesse iniziato l’operazione dopo, precedette il compare superando l’ostacolo con un unico gesto fluido per poi voltarsi paziente ad attenderlo. Infine i due ripartirono insieme.
“Spero che quella stupida bestia non si avvicini alla casa. Non vorrei litigare una seconda volta.” Brontolò Paolo.
Lamberto si limitò a fare spallucce e poi si riportò in testa. Qualche istante dopo individuò nuovamente le tracce. Le gocce rosse si stavano trasformando in una vera e propria scia. Ormai l’animale doveva essere allo stremo. Era convinto di prenderlo presto è già pregustava il momento.

 

L’agricoltore di cui gli amici parlavano sonnecchiava sul portico di casa. Sua moglie era andata in camera a dormire, il ragazzo era sceso in paese.
Non sta un momento fermo, quello, si scocciò il padre. Del resto anche lui era irrequieto alla sua età. Si assomigliavano molto, padre e figlio, sia per carattere sia per aspetto fisico. Proprio come era accaduto con i suoi capelli, però, degli entusiasmi giovanili al padre era rimasto quasi più solo il ricordo.
Non avrebbe saputo dire da quanto tempo era immobile, quando un’eco lontana e attutita lo disturbò, ridestandolo dalle sue meditazioni. Due spari lontani. I soliti dannati cacciatori.
Restò in ascolto, ma nei minuti successivi non sentì null’altro, finché all’improvviso percepì un qualcosa d’indefinibile. Non lo sentì propriamente con i sensi, era più una sensazione. Qualcuno era penetrato nei suoi terreni, ne era convinto.
Maledisse tra sé i cacciatori. Glielo aveva spiegato già mille volte quanto erano sgraditi, eppure ritornavano sempre, e a frotte, pronti a calpestare tutto e incuranti di causare più danni alle sue colture loro degli animali inseguiti. E sostenevano di amare la natura, loro. Perché diavolo non usavano fotocamere digitali professionali invece dei fucili, allora? Come li odiava. Quei maledetti egoisti pensavano di poter fare tutto quello che volevano, perché la loro lobby era potente, perché il parlamento stilava le leggi a loro vantaggio anche se rispetto agli ecologisti erano ormai netta minoranza, ma stavolta, stavolta...
Aveva accarezzato l’idea per tanto tempo, fino a trasformarla in un opprimente bisogno. Perché non quel giorno dunque? Perché no? Era l’occasione buona. Rientrò nella silenziosa abitazione per riuscirne pochi minuti dopo, debitamente attrezzato. Era in grado di occuparsi di chiunque invadesse i suoi terreni, uomo o bestia che fosse e quel giorno lo avrebbe dimostrato una volta per tutte anche ai lor signori, stabilì dunque, con fredda decisione.

Riducevano le distanze sempre di più, erano all’ultima resistenza del capriolo. Superarono un paio di terrazzamenti e poi raggiunsero e attraversarono un vasto campo quasi pianeggiante, coltivato a cavolfiori. Calpestarono senza farsi scrupoli le piante ormai prossime alla raccolta. Non avevano tempo per fare attenzione a dove mettevano i piedi e a ogni modo non pensavano di causare danni ingenti. Si trovavano allo scoperto nel bel mezzo dell’orto, a diverse centinaia di metri dalla macchia più vicina, quando…
Kboum.
“Aah… dioo, dioo.” Lamberto, in preda a un terribile dolore, intenso quanto improvviso, si sentì mancare e cascò pesantemente sul terreno, con un tonfo.
“Che succede, Lamberto.” Chiese l’amico.
“La gamba. Mi hanno sparato alla gamba.”
Paolo si guardò intorno rabbioso e scorse il tiratore. Si stava avvicinando da ponente, ma era controluce e non riusciva a distinguerlo bene.
Kboum.
Un altro sparo. Zzvvuin. Passato a un pelo. Doveva essere quel fottuto bastardo di contadino. Gli stava sparando addosso. Eh no, non si sarebbe fatto intimidire! Paolo imbracciò a piè fermo il fucile, socchiuse gli occhi e prese la mira, il bersaglio però era quasi invisibile.
Intanto Lamberto si era messo a sedere, imprecando e bestemmiando a tutto andare.
Paolo fece scattare il grilletto e un attimo dopo…
Kbokboum.
I due spari risuonarono quasi all’unisono. Paolo crollò a terra, sulla schiena, esamine, centrato in pieno petto, schiacciando sotto il proprio peso alcuni cavolfiori. Invece la figura in controluce restò diritta, incolume.
Lamberto si rimise in piedi di scatto e in preda al panico schizzò via, senza quasi più sentire la ferita alla gamba e dimenticando a terra il fucile. Agiva sulla base di un atavico istinto di conservazione. Nemico pericoloso. Tu tum, tu tum, tu tum, il cuore accelera i battiti, all’impazzata, paura, paura, adrenalina in circolo, via, in movimento, rapido, via, fuggire.

 

L’agricoltore si lanciò all’inseguimento, senza fretta, godendosi un mondo il divertimento. Si sentiva finalmente bene, rilassato, privo di stress. Da troppo tempo non era soddisfatto della sua dura vita. Quante volte gli era venuta voglia di mollare baracca e burattini e trasferirsi in città. Invece in quel momento era contento e stava perfino tornando ad amare la natura.
Osservò la preda caracollare poco più avanti. Inutile abbatterla subito, tanto era in bella vista, ferita e disarmata. Tanto valeva lasciarla cuocere per un po’ nel suo brodo di fifa. Dopotutto lei non sarebbe andata lontano e lui non riteneva di correre seri rischi. Nei paraggi non ci doveva essere anima viva ma se anche qualcuno avesse udito i suoi spari li avrebbe attribuiti ai soliti cacciatori. Ed era così in fondo, no? Ironizzò tra sé il proprietario del terreno. Si trattava proprio di un cacciatore: un cacciatore d’uomini.
Lamberto correva, in maniera sgraziata e affannato, in parte per via dell’obesità e in parte a causa della dolorosa ferita alla gamba. Quel pazzo maledetto, ma cosa gli aveva preso? Non riusciva a comprendere. Avevano violato la proprietà privata, e va bene, ma che sarà stato mai? Aveva ucciso Paolo, così, a sangue freddo, come se nulla fosse, come se si fosse trattato soltanto di uno stupido capriolo. Non può dipendere solo dall’arrabbiatura suscitata dall’esserseli visti piombare nei suoi campi, si rese conto all’improvviso. No davvero. Erano precipitati tra le fauci di un maniaco. Un dannato maniaco assassino che si divertiva a dargli la caccia. Si voltò un momento e lo scorse alle sue spalle. Si era fatto più vicino. Cadde di nuovo preda al puro terrore e così il dolore tornò ad attenuarsi mentre anche il respiro migliorava… ancora fastidio, però… avanti, senza pensare più a nulla finché, ormai in fuga disperata, non vide la foresta approssimarsi.
Sarà a non più di cento metri, cercò di ragionare. Se riesco a penetrarvi forse la scampo.
Aveva già coperto metà del percorso quando all’improvviso gli apparve un ostacolo: la staccionata che delimitava i confini del podere. Si guardò vanamente intorno alla ricerca di un'altra via di fuga e comprese di non avere alternative. Lo psicopatico si stava avvicinando e doveva andare al di là, per poi dirigersi dritto nel cuore del bosco.
Si stava goffamente arrabattando nel tentativo di scavalcare, quando un tuono e una fitta alla gamba sana si sovrapposero. Perso l’equilibrio cascò giù, ancora dal lato interno della recinzione e subito dopo lo colse un ulteriore lancinante dolore. Per completare l’opera cadendo si doveva essere fratturato una spalla. Comprese di essere fregato, da lì non si sarebbe mosso mai più. A meno che qualcuno non fosse arrivato a salvarlo…
L’agricoltore giunse con calma a non più di cinque metri di distanza e si soffermò a guardarlo.
“Non ti piace interpretare la parte della preda, eh? Che sensazioni provi, adesso?”
Il fattore osservò gli occhi della matura vittima strabuzzarsi di terrore e la bocca spalancarsi per farne fuoriuscire un inarticolato mugolio e comprese che parlargli era ormai tempo sprecato.
“Questo ottuso cinghialone non capisce più una parola di quanto gli vado dicendo.” Brontolò tra sé.
Il povero Lamberto, sopraffatto dalla sofferenza e dalla paura e incapace di reagire, fissava l’uomo alto, immobile dinanzi a lui, senza vederlo per davvero, mentre la sua mente, ottenebrata dall’orrore da cui era stata investita e sovrastata, ripeteva come un silenzioso mantra: non voglio morire, non voglio morire, non voglio…
L’agricoltore era ancora intento a godersi lo spettacolo offertogli dall’uomo in suo potere, quando una nuova percezione gli invase le narici. Dopo un momento di perplessità comprese che il cacciatore si era urinato addosso per la paura. Era il momento più soddisfacente e appagante.
Inutile perdere altro tempo. Sollevò il fucile, lo puntò e sparò il colpo di grazia. Quindi afferrò il cadavere e lo trascinò in un punto maggiormente riparato. Prima gli prelevò lo scalpo, era ancora folto e gli fece pensare che avrebbe fatto un figurone come trofeo. Estrasse quindi l’accetta e si mise di buona lena a tagliare il corpo a pezzi.
“Bistecche di selvaggina per tutti, questo mese!” Esclamò, di ottimo umore, il folle agricoltore.

 

Il capriolo intanto si era immerso nell’ombra. Il suo sesto senso gli diceva di non essere più inseguito. Per sicurezza proseguì però a prestare la massima attenzione alle sue spalle, tutti i sensi bene all’erta. Continuava a udire quei terribili tuoni che lo spaventavano e lo distraevano. Era il nemico bipede a produrli, eppure non ne percepiva più la presenza. Forse quei due feroci predatori avevano trovato una nuova vittima con cui prendersela e per stavolta l’aveva scampata. Il fianco gli faceva molto male ma l’istinto animale lo rassicurava. Forse non si trattava di una ferita troppo grave. Si sarebbe rimesso. Sarebbe occorso un po’ di tempo ma alla fine quella disavventura sarebbe divenuta un lontano ricordo.
I chilometri si accumulavano, le energie calavano sempre più e il fianco doleva ancora, ma non se ne preoccupava. Avrebbe presto avuto modo di riposare. Non stava più nella pelle dalla gioia, eppure continuava a guardarsi prudentemente dietro le spalle, ancora un po’ spaventato. Le orecchie non smettevano di agitarsi, le narici di fremere. L’intera sua capacità di attenzione era proiettata all’indietro, la direzione da cui proveniva la minaccia. Sì, non lo inseguivano, alle sue spalle non c’era più nessuno. Bene, bene, bene. …Poi però… drizzò la testa, sentendo… qualcosa… d’imprevisto. Si fermò di botto ma… troppo tardi. Distratto dagli inseguitori, dalla sofferenza e dalla stanchezza, non si era accorto dell’insidia davanti a lui e ci era finito di filato incontro. Erano sei ostili quadrupedi, possenti, famelici e ormai vicinissimi. Lo stavano circondando con una manovra a tenaglia. Era già troppo tardi per fuggire. Era caduto in trappola. La bestiola urinò, sconvolta, terrorizzata: reazione istintiva quanto inefficace.

Il branco di lupi si appressò. I carnivori erano quasi increduli del colpo di fortuna. Da troppi giorni digiunavano ed erano indeboliti, tuttavia la preda gli era praticamente precipitata tra le fauci senza che loro dovessero far nulla e non aveva più scampo. Il capo branco ululò, felice. Quel pomeriggio avrebbero finalmente mangiato.

 

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L'AUTORE Massimo Bianco

Utente registrato dal 2017-11-01

Savonese e forte lettore, posto racconti (noir, di fantascienza e altro) e saggini su alcuni dei miei scrittori preferiti, sperando di offrire momenti di piacere e talvolta di riflessione. Ho pubblicato 2 romanzi cartacei, "Per gloria o per passione" sul calcio giovanile e "CAPELLI. Dentro la mente di un serial killer" più il saggio, scritto a 4 mani con A. Speziali, "Savona Liberty. Villa Zanelli e altre architetture". Altri miei scritti su http://www.truciolisavonesi.it dall'home page cliccate in alto su ARTICOLI PER AUTORI e poi su Massimo Bianco Buona lettura.

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Vecchio Mara il 2017-11-04 17:26:46
Questo non l'avevo letto. Mi domandavo il perché di quello strano inizio, poi, proseguendo ho capito. Hai provato a immedesimarti nella preda per descrivere le sue paure durante la stagione di caccia. E ci sei riuscito alla grande. Anche se poi, proseguendo nella lettura, si evince che, purtroppo, in fondo siamo tutti prede di qualcuno:: i cacciatori dell'agricoltore, l'agricoltore della sua follia, il capriolo dei lupi... e i lupi, se non di qualche altro predatore, sarà preda degli umani che hanno distrutto il suo habitat. E l'umo lo sarà, alla fine, della sua arrogante supremazia che tutto distrugge e nulla conserva. E così, il cerchio si chiuderà definitivamente. Molto piaciuto, . Ciao Massimo

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90Peppe90 il 2017-11-06 13:56:22
Non so se è una mia impressione ma trovo che in questo racconto adotti uno stile che si discosta dal tuo solito e che trovo non solo ben riuscito ma anche congeniale al tipo di storia raccontata. Non ci sono particolari colpi di scena (fra titolo e descrizione si intuisce forse troppo) ma non è un problema perché il punto forte di questo racconto è il continuo rapporto cacciatore/preda, forte/debole, che sembra un ciclo ininterrotto, dal quale è impossibile sfuggire, che si ripete senza soluzione di continuità, senza dare un attimo di tregua, alimentato da un'infinita sete di sangue che, comunque venga indorata la pillola (sport, passatempo, arte... e chi più ne ha, più ne metta), ha sempre un punto di partenza: il primordiale, animalesco, bestiale istinto omicida. Ho trovato pure molto azzeccate e funzionali le onomatopee inserite dentro la narrazione che solitamente, invece, non apprezzo granché. Insomma, un ottimo racconto. Ciao, Max!

Massimo Bianco il 2017-11-09 17:58:02
Ciao Peppe, comincio subito col ringrazarti per la visita e per l'apprezzento, così non rischio di scordarmene e dover ricommentare, tanto più che io uso alice che talvolta (tra cui oggi) mi dà problemi nel entrare nelle varie pagine di internet causa intasamento delle linee, per cui oggi sto faticando enormemente a leggere e commentare. Io in genere ho una determinata linea di scrittura, non se può esser definita stile, ogni tanto però provo a sperimentare qualcosa di nuovo e questo è stato appunto il frutto di una delle mie sperimentazioni, una delle prime, peraltro, perchè questo credo che sia stato il mio terzo o quarto racconto in assoluto (escluso uno mai pubblicato).

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BigTony il 2017-11-09 08:40:12
Un racconto affannoso, tutto in movimento, che ci porta nel cuore e nella mente di prede e cacciatori, con un capovolgimento di ruoli non del tutto inaspettato perché anticipato dall'intro. Evidente la denuncia di quello che alcuni si ostinano a definire ancora come sport, con tutte le giustificazioni pretestuose addotte dai praticanti. Il finale ci ricorda che la natura, per altri versi meravigliosa, sa essere anche tremenda e famelica. La lettura è scorrevole e rapida. La storia lineare, senza grossi colpi di scena. La follia del contadino è narrata con disarmante semplicità, quasi che fosse una cosa del tutto naturale. L'espediente narrativo è efficace e il racconto mi è sostanzialmente piaciuto.

Massimo Bianco il 2017-11-09 18:15:11
Sì, proprio così, a ispirarmi è stato appunto il desiderio di denunciare la caccia, talvolta forse necessaria, non voglio questionare (del resto non posso pretendere sia di mangiare carne di cinhghiale sia di abolire la caccia), ma il più delle volte del tutto ingiustificata. Se i cacciatori amano così tanto la natura, perchè diavolo non vanno per i boschi muniti di teleobbiettivo, invece che di fucile?! Sono lieto che il racconto ti sia piaciuto, ciao.

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Mauro Banfi il Moscone il 2017-11-09 19:51:37
Un capolavoro, Massimo. Impressioni alla prima lettura, ma lo voglio rileggere per tanti motivi. L'intro gaddiano - e parlo del grande Gadda del pasticciaccio - a marcare l'ineluttabile differenza tra uomo e natura, tra antropoide e animale e poi lo svolgimento e il gran ribaltone finale. Bè, un racconto perfetto , a mio. I temi poi m'intrigano, come è noto, anch'io narrai alla mia maniera, in "Grugno", il fatal e animal ribaltamento, In questo anni ho assistito al divenire della tua scrittura, della tua maniera. Il processo non è atato meccanico: nel tirocinio ti sei messo alla prova, sei tornato spesso sui tuoi temi variandoli, e come tutti i grandi autori sei un ancor più grande lettore: così ti sei procurato una maniera (non fosse che per il gusto di abbandonarla quando te ne viene il capriccio, e tu sei giocosamente capriccioso e puntuto come la famosa spada diritta dall'acciaio sincero); in altre parole, hai forgiato la tua personalità artistica. Una lettura veramente esaltante e appagante. Grazie Massimo

Massimo Bianco il 2017-11-09 20:04:05
Grazie Mauro, sono davvero molto lieto di avere ottenuto il tuo apprezzamento, in effetti qui c'è la tematica ecologica, che è molto tua, unita a una violenza pulp (da qui la scelta del tag) e noir, che in effetti ricordo , anche se non bene, che l'hai fatta a sua volta tua, almeno in un'occasione. Sì, ogni tanto torno con variazioni sui miei temi preferiti, credo che sia tanto giusto quanto inevitabile, a patto di non ripetersi stancamente.
N.B.: purtroppo saranno due ore buone che lotto per cancellare i miei commenti che si moltiplicano apparendo 2, 3, 4, perfino 5 volte, spero che non accada anche a questo perchè ne ho veramente le palle piene. Credo comuqnue che non sia colpa del sito ma un problema di alice, vedremo. Ciao.

Mauro Banfi il Moscone il 2017-11-09 20:21:00
Bè, se si ripetono per altri giorni segnala la cosa a Dario nel gruppo. Ma da quanto dici pare un problema esterno al sito?

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