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LA PRIMA E ULTIMA VOLTA CHE PARTECIPAI A UN RADUNO DI SCRITTORI LITWEB

"PUNTO E A CAPO" Racconto Comico / Umoristico

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2019-04-07 11:23:28


Racconto tratto dal volume: "le devastanti avventure "meird" di Mauro il Moscone".
 
Avvertenza per il lettore: il nome del sito litweb e di tutti i nicknames coinvolti nel post sono di pura immaginazione, ogni riferimento a persone o animali normali è puramente casuale.
 
                                                                            
 
 
Sono ormai passati sette anni da quella volta, la prima e spero l’ultima, che partecipai a un raduno di scrittori litweb. Spero che questo resoconto possa salvare qualche amico/a di mail da una simile terrificante esperienza, ai confini di ogni realtà immaginabile.
Sette anni  fa cominciai a scrivere in un sito di letteratura web dal nome “Anacletika”. All’inizio c’era un grande entusiasmo, tutti scrivevano e commentavano i brani altrui con voglia e appassionata condivisione.
Dopo circa sei mesi, la Redazione del sito litweb annunciò che il blog sarebbe diventato anche casa editrice, ma non dovevamo preoccuparci, tutto sarebbe rimasto come prima. Chi voleva poteva pubblicare con loro il suo libro nel cassetto, ovviamente pagando, s’intende. Chi non voleva pubblicare non sarebbe stato emarginato, ci mancherebbe, non siamo più ai tempi dei lager e dei gulag, pontificarono. Mah, pensai io.
 
Nel frattempo molti utenti invocavano ogni settimana un grande raduno tra noi scrittori in erba e finalmente la Redazione organizzò a Milano il lieto evento.
Mi arrivò il programma della manifestazione e scoprii con amarezza che quello che avevo intuito si era realizzato: sette utenti del sito avevano deciso di pubblicare a pagamento con “Anacletika” e dopo la prima ora di presentazione, dove ognuno di noi poteva leggere un suo brano e mostrarsi agli altri per com’era veramente dietro il nick, sarebbero poi proseguite sette, dicasi sette, presentazioni dei sette libri editi dalla casa editrice/sito litweb.
Lì per lì pensai che la Redazione faceva giustamente quello che credeva in casa sua e senz’altro un sito ha spese di gestione e di manutenzione che necessitano di entrate finanziarie. Ma non potevo nascondermi che nel sito il clima si era guastato, dopo quelle sette pubblicazioni; un malumore poco celato e un senso di diffidenza reciproca portarono alle prime liti informatiche a cui avessi mai assistito, alternate a una strategia dell’indifferenza totale verso chi non era della parrocchia amica. Scoprii anche la nuova parola di moda globish, "ban, bannato": pena alla cancellazione dal sito che i duellanti richiedevano con fiumi di parole per eliminare l’avversario.
Per nostra fortuna, tre giorni dopo c’era la grande adunata e l’atmosfera tra i bloggers sembrò placarsi in attesa dell’evento.
Quando arrivai alla libreria, scelta come teatro dell’agognato congresso di scrittori  litweb, fui ricevuto da un tavolino gestito da due petulanti e fredde commesse bottegaie di libri che mi sottoposero la vendita dei sette libri di Anacletika.

- Sono Mauro il Moscone, scrivo su Anacletika, siete voi la Redazione? Non ci sarebbe da bere qualcosa e dov’è il cesso, per cortesia?Mi scappa un’orinata e non assumo liquidi da diverse ore…
- Sì, eccole il catalogo dei nostri libri, sarebbe interessato? Se vuole c’è lo sconto paghi due prendi tre…
Allora c’erano, se non ricordo male:

 
1)“ Conigli dai denti viola e carote azzurro cobalto”, di Hobbitfemmina, il nickname di una scrittrice di Fantasy, autrice dell’opera. In questo romanzo lugubre e manicheo, degli stronzissimi opossum cremisi s’industriavano a ciulare le carote cobalto dei simpatici dentoni saltellanti. La vendetta sarebbe arrivata inesorabile e orribile e per gli opossum sarebbero stati cazzi, perché il Bene sta sempre tutto da una parte e il Male viene brutalmente fottuto. Questa la morale del cupo dramma.
2) “Sola, tra le foglie d’autunno; in compagnia, tra fusti abbronzati in estate”, raccolta di liriche di Spazialia, poetessa eroticecologica underground; la raccolta era impreziosita dagli scatti fotografici dei Village People nudi.
Spazialia ripeteva a tutti di essere una medium e lo faceva indossando dei mini bluejeans strappati e un top che metteva in evidenza il seno prosperoso.
3) “Come cagare nei boschi non visti”, romanzo breve di Tracamanocubano, prosatore neorap (scoprii in seguito che in effetti era calvo).
Il libro non emanava un buon odore, per la verità.
4) “Ricetta di cucina e cugiappone”.
Manuale di ricette orientali speziate di Stracchinarugosa, gastronoma web con anni e anni d’esperienza nella mensa della Scuola Materna di Casalpusterlengo.
5) “Farsi da soli le seghe è utile e dilettevole e non ti viene la cechìa”.
Vademecum alla falegnameria di MastrusGeppettus, il divulgatore scientifico di Anacletika, amico intimo di Alberto Angela.
6) “Statuette e lacrime della Madonna”, raccolta di pensieri religiosi frizzanti e ferventi e liriche consacrate, redatte da MariaGorettinonladàmica, la devota pentecostale web, animatrice di omelie quotidiane nel sito.
7) “ Tutti i particolari dei servizi igienici nelle trincee della Prima Guerra Mondiale”, opera storica di Matusal’Emme, il simpatico storico ottuagenario del sito, testimone auricolare, a suo dire, di un clamoroso peto registrato dal microfono del balcone di Piazza Venezia a Roma, durante un discorso del Duce, che venne salutato con una salva di reverenti loffe.
Affascinante la resa grafica del volume, muinito di ragnatele, muffe e bende di mummia originale.
Piano piano arrivarono i venti partecipanti al raduno, tra cui i sette neo pubblicati che subito cominciarono a rompere le palle a tutti, cercando di vendere i loro bestsellers. Grazie al mio intuito femminile da Moscone – anche se sono penedotato – avevo messo solo dieci euro dieci nel portafoglio e mi difesi strenuamente dai venditori libro a libro, dicendo che mi servivano per la benzina per tornare a casa nei dintorni del passo Penice, a mille e ottocento metri di quota. L’assedio fu comunque affine a quello di Stalingrado, e Matusal’Emme ci deliziò ricordandoci come erano disegnate le mostrine degli ufficiali russi e le suole dei crucchi trucidati dal congelamento.
Finalmente arrivò il referente di Anacletika con una suonatrice d’arpa venezuelana tutta scosciata, che accavallando le gambe attirò nella saletta lettura tutti i tredici scrittori maschi, infervorati dal testosterone e si diede inizio alla lettura e alla presentazione dei vari utenti di Anacletika.
Con la mia solita faccia di bronzo e altamente indispettito dalla piega commerciale e banausica che aveva preso la faccenda - per quanto svolazzi sugli escrementi tutto il santo giorno, sono un aristocratico -, chiesi di presentarmi per declamare per primo il mio pezzo, dato che erano tutti imbarazzati o presi dalla vendita del loro libro.
- Scusate amiche e amici, ma oltre a parlare del codice ISBN, perché non ci diciamo anche il nome e il cognome, così tanto per fare gli originali…

 
Nella libreria milanese calò un silenzio surreale. Il mio tentativo di rompere il ghiaccio e di ritornare all’umanità venne interpretato come una feroce polemica, e tutti, tranne il mio carissimo amico di sito Zuppallatte, narratore e specialista di barzellette su Pierino, che si sbellicava, mi guardarono come un UFO mannaro, maniaco sessuale.
E allora al posto di leggere il mio racconto breve “ I mille rompicapi della Litweb mi hanno rotto i coglioni”, il mio genietto diabolico scelse all’istante di recitare una poesia di Rimbaud che conosco a memoria: “La preghiera della sera”.


 
 
"Vivo seduto, come un angelo nelle mani di un barbiere,
impugnando un bicchiere dalle profonde scanalature,
l'ipogastro e il collo arcuati, una sigaretta «gambier»
fra i denti, sotto l'aria gonfia di impalpabili velami.
Come caldi escrementi di un vecchio colombaio,
mille Sogni procurano dolci bruciature:
poi, d'improvviso, il mio cuore triste è come un alburno
che insanguina l'oro giovane e scuro delle linfe.
Poi, quando ho ingoiato con cura i miei sogni,
mi volto, bevuti più di trenta o quaranta bicchieri,
e mi concentro per mollare l'acre bisogno:
mite come il Signore del cedro e degli issopi,
io piscio verso i cieli bruni, molto in alto e lontano,
approvato dai grandi eliotropi."
 
Conclusi la mia esibizione, memorabile, rinascimentale, a mio modesto avviso, facendo il gesto di pisciare sul mio affezionato pubblico di venditori. Non fu un nobile lazzo, lo ammetto, ma la rabbia mi fa divenire un po’ camionista, con tutto il rispetto per chi sa fa un mazzo così per le disastrate autostrade italiche e si becca ogni genere d'insulti e motteggi.
Andai a sedermi ronzando e furibonda chiese la parola MariaGorettinonladàmica, guardandomi come se fossi un’immonda merda, che per me è quasi un complimento, o comunque una situazione interessante.
Con lei e altre poetesse del sito avevo avuto nel tempo una dura polemica letteraria. Sostenevo che dopo Montale e Pasolini, la poesia italiana era ritornata al decadentismo dannunziano e pascoliano e la lirica web, salvo rare eccezioni, era decadenza allo stato brado, con tutti quegli Ego sbrodolanti e sussultanti per coliche intestinali/neuronali, preservativi difettati e cicli ritardati, e postavo poesie di Rimbaud e Baudelaire, affinché almeno imparassero a fare del decadentismo fatto bene.

 
                                                                     
                                                                                       - Tu m'emmerdes! -

- Prima di leggere una mia lirica, volevo rivolgermi al Sig. Moscone…
- Prego Signora – disse il referente di Anacletika.
- Stronzo! Stronzissimo! Sei un uomo di merda, come sei uno scrittore di merda, come sei un vigliacco, come sei un porcografico(sic!), come sei un depravato…
- Signora, si contenga – le suggerì impassibile il Redattore.
- Ma perché ce l’ha con me? Sono così paciarotto* come un orsachiotto di pezza… – le dissi assurdamente.
- Mi hai rovinato una figlia con i tuoi sporchi luridi post. Ha letto di nascosto le opere e la vita di quell’altro stronzo del tuo Rimbaud ed è scappata con un senegalese superdotato e l’hanno ritrovata, non più illibata, su una panchina della stazione a farsi delle spine con quel cazzone! Stronzo!
- Signora, ma io che c’entro, glabbs…-
- Il Signore non ti deve mai lasciare in pace, ti deve dare tanti di quei grattacapi che solo il Padreterno te li può dare…te lo auguro di tutto cuore perché ti sto perseguitando tramite una fattucchiera, che ti ha lanciato un malocchio di cento chili, stronzo!
- Ma Signora, non possiamo parlarne in modo più pacato, civile e democratico?
- Ti perseguiterò sia mentalmente sia fisicamente sia psicologicamente, come hai fatto con mia figlia che è finita a farsi le spine con un cazzone di negro alla Stazione Centrale!
Sant’Agostino una volta ha detto una bella frase, indimenticabile: stronzo!
- Signora, ma guardi che non si dice farsi delle spine, ma bensì degli spinelli, intendeva?
-  Sei un uomo di merda, come sei uno scrittore di merda, come sei un vigliacco, come sei un porcografico(sic!), come sei un depravato…
Un coro di disapprovazione si levò dalla libreria (quasi) tutta, nei miei confronti e mentre la suonatrice d’arpa strimpellava a gambe aperte, cercando perlomeno di calmare i maschi con le sue mutandine di pizzo viola e i suoi effluvi ormonali, ormai scatenati, ritenni opportuno abbandonare quel pazzesco minimarket del libro, accompagnato dal mio amico Zuppallatte, ormai vicino all’asfissia per il troppo ridere.
- Mai più un raduno litweb! Mai più! Via, questi sono tutti folli!
- Mai dire mai, Moscone, e a proposito…
- Che cosa vuoi, Zuppa casearia?
- Avrei da proporti un mio libro dal titolo “Sotto il ponte di Baracca, c’è Pierin che fa la cacca!”
- Ma vaffanculoooooo!
- Ahahahahhahaha!


 
NOTE DELL'AUTORE
* Paciarotto= termine del dialetto milanese che sta a indicare persona mansueta, tranquilla, un po' pirla.**
**Pirla= termine del dialetto milanese che sta a indicare un tonto, un cretinotto, un ingenuo.

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

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Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Rubrus il 2019-04-08 10:17:58
Mah.. mi viene da dire genus irritabile vatum. In realtà ho potuto constatare che, a volte, tra gli scrittori di professione i rapporti non sono tanto dissimili da quelli che hai satireggiato. Credo che sia necessario uscire dalla prospettiva che ci porta un po' a esaltare l'uomo di lettere e, per quel che ci concerne, lo scrivente su siti letterari, la parabola dei quali è ormai avviata al tramonto. Non abbiamo quella profondità di pensiero, quell'acume, quell'abilità scrittoria, magari anche solo quella sensibilità che ci piace a volte riconoscerci (e che soprattutto vorremmo ci fosse riconosciuta). Abbiamo semplicemente una connessione internet. Parlavo di parabola dei siti di scrittura, ormai avviati al tramonto. Non c'è da sorprendersi, a ben vedere. Non basta avere un'emozione per essere un poeta, immaginarsi una scena per essere un narratore, avere un concetto per essere un saggista. Occorre tempo, impegno, fatica., talento e tanto altro ancora. Questo non toglie il sacrosanto diritto di poterne parlare come si parla della formazione della nazionale, al bar. E, infatti, c'è stato, nel tempo, un lento, graduale, ma inesorabile prevalere di queste dinamiche più specificamente comunicative. Il loro luogo d'elezione non può che essere dunque il social e, sul web come aiuola che ci fa tanto feroci e le cui modalità poi si riverberano, quasi di rimbalzo, sulla realtà, si potrebbe anche anche aprire una riflessione - mi limito soltanto a un dubbio: ci dicono che, negli ultimi anni, siamo diventati più cattivi, rissosi, insofferenti, intolleranti: quanto di questo mutamento era stato annunciato - o forse addirittura incoraggiato o persino favorito e provocato - da internet? Altro aspetto ancora sono le dinamiche economiche relative alla editoria a pagamento. Da un lato, il fenomeno che hai descritto e satireggiato ci dice due cose: dove c'è un bisogno (di approvazione) c'è un operatore economico che va a soddisfarlo. Dall'altro il fenomeno smentisce (ma non so se lo staremo a sentire) la frottola della rete come luogo della libertà e della gratuità. Si paga tutto, sempre. Ad ogni buon conto anche l'editoria a pagamento appartiene, già in parte, al passato, poichè l'auto-pubblicazione (sempre sul web e soprattutto sul web) erode lo spazio dell'editore a pagamento - di fatto un tipografo. la cui esistenza è molto legata al bisogno dell'oggetto fisico "libro". A breve insomma vedremo soddisfatto pienamente (ma in fondo lo avevamo già) il diritto di dire la nostra con qualcosa che ha l'apparenza di un libro. E lo pagheremo col diritto di essere ignorati nel rumore generale. Del resto, quando si va al bar il barista non ci regala il caffè perchè parliamo della nazionale.

Mauro Banfi il Moscone il 2019-04-08 18:32:57
Ciao, Roberto, restaurando questo brano, come dice giustamente Roberta, in cerca di puro divertimento e leggerezza, mi sono reso conto che è ormai un pò datato e superato dai nuovi eventi della rutilante era informatica, ora tutta tesa a creare app sempre più "applicabili" a quello che resta dell'umano e dell'umanesimo.
Che cosa è rimasto di tutta quell'inflazione del Puer, dove ognuno si sentiva una litstar, che ha segnato l'inizio di codesta epoca?
Per fortuna noto che gli anticorpi a quella iniziale follia si stanno diffondendo e per esempio, come ho notato nella bella manifestazione di "Stranimondi" e in altre del genere, nelle presentazioni dei libri si rispetta l'antica legge non scritta che dice: "sono qua per parlare di quello che ho scritto e tu per ascoltare".
Poi, se uno, come è giusto che sia, non s'accontenta di ascoltare tutta la vita e vuole testimoniare il suo essere per iscritto, allora studia, si fa un mazzo così, si confronta con un editore - ce ne sono tanti preparati e in buona fede, anche sul web - e con i lettori - che poi sono loro che decidono se sei una pippa o vali qualcosa o qualcosina - e insomma, le cose vanno per il verso giusto.
Questa terrificante esperienza dove si presentano in contemporanea trenta tizi che vogliono parlare solo loro e prevalere sugli altri solo loro e tirarsela solo loro è davvero quello che mi è successo di sperimentare! E pure l'arpista scosciata dalla mutandina orientabile, che pizzica le corde e i suoi pizzi in mezzo a folli narcisisti scatenati!
Un orrore sociale di tale potenza che l'unico esorcismo possibile e immaginabile è riderne, ridere e ancora poi sbellicarsi.
E' un attimo, altrimenti, rimanere imprigionati in quella gabbia.
Tutto questo non poteva durare, e se ci sta insegnando che ognuno di noi ha il suo posto nella magica ma spesso inquietante faccenda dell'arte, e allora, non tutta quella follia è stata inutile.
Abbi gioia

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Roberta il 2019-04-08 18:05:01
Ciao Mauro, questo tuo pezzo mi ha fatto spaccare dal ridere e pensare che questa è la tua vena migliore: d’altronde già Voltaire diceva che il riso è il migliore antidoto all’intolleranza. Ho letto anche il commento di Rubrus che ha preso la cosa sul serio: secondo me il pezzo è gustoso perché mette in scena delle macchiette (tra le quali possiamo rientrare tutti, chi non ha peccato scagli la prima pietra!) e delle situazioni che sicuramente molti di noi scrittori dilettanti hanno vissuto. In conclusione, io ci ho visto molta leggerezza, ironia e forse anche autoironia (perlomeno io, leggendo la descrizione delle macchiette, ho riso anche di me stessa): tutte cose estremamente preziose.

Mauro Banfi il Moscone il 2019-04-08 18:53:32
Buonasera, Roberta: mi pare che Arland Ussher ha detto: "l’umorismo è … la disperazione che rifiuta di prendersi sul serio."
Anche altri amici mi hanno detto di scrivere queste cose, oh, bè, son divertenti ma il mio tipo d'umorismo grottesco - il mio punto di riferimento in questo stile è il per me insuperabile Paolo Villaggio e il suo imbattibile Fantozzi - mi porta troppo a stretto contatto con quel nucleo oscuro di nichilismo e disperazione da cui scaturisce il mio modo grottesco.
Twain sosteneva, a ragione, che la segreta fonte dell'umorismo stesso non è gioia ma dolore.
E ti assicuro, ci credevo a una nuova era di condivisione e di affinità elettive tra persone nobili, che sapessero donarsi gioia con la poesia, la narrazione e l'arte.
Al posto della nuova era mi sono trovato in un inferno di dolore e disperazione, in quel frangente, e solo una risata poteva salvarmi.
Ma un sogno giace nella polvere in pezzi, ed è comunque una risata a denti stretti.
Grazie per la bella condivisione e abbi gioia: ora preferisco cercare quest'altra segreta fonte della vita.
Certo, però l'umorismo è bello, vitale, hai ragione: è resistenza pura al totalitarismo e all'arroganza e al fanatismo, il rifiuto di prendere sul serio la propria disperazione. Terapia, magia, vita.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Roberta il 2019-04-09 18:54:54

Caro Mauro, e possiamo forse dimenticare Pirandello? Il sentimento del contrario! L’umorismo ha a che fare con il sentimento del contrario. Quando semplicemente avvertiamo che una cosa è il contrario di come dovrebbe essere, c’è la comicità, il riso, ma quando ‘sentiamo’ profondamente questa contraddizione, ci riflettiamo sopra, quello è l’effetto dell’umorismo. Certo, l’umorismo nasce dalla constatazione amara che una cosa non è andata come avremmo voluto. Ma l’opera d’arte, il pezzo umoristico, supera il nichilismo e lo risolve, trasformandolo in qualcosa di meno doloroso. Saper ridere delle cose che ci hanno deluso non è nichilismo, è un’arte. Per il tuo sogno che giace nella polvere, non disperare: verranno tempi migliori, ma non bisogna aspettarsi troppo da incontri del genere. Certo, le affinità elettive esistono ed è giusto ambire alla condivisione, ma non dimentichiamo che spesso gli artisti sono capricciosi e tendono a prevalere, a spiccare più che a collaborare!

Mauro Banfi il Moscone il 2019-04-09 19:49:22
Si, Pirandello ci sta, eccome: il suo umorismo è pregno di un grande realismo psicologico, mentre Villaggio ha reso quel realismo pirandelliano un registratore della mascherata grottesca che l'umanità, sopratutto italica, usa per ingannare e ingannarsi.
Forte, profondo e veramente umano il tuo ragionare che fa bene alla mente e al cuore: ti ringrazio.
Come dicevo sopra a Roberto, ultimamente frequento molte conferenze e presentazione di libri (naturalistici o weird) e noto che dopo questa sbornia di narcisismo web si sta tornando al sacrosanto Novecento, nel senso che i ruoli non sono confusi: c'è chi ha scritto e ne parla e chi lo ascolta e non più il pazzesco casino dove tutti vogliono vendere il loro prodotto e nessuno ascolta.
Questo ha riacceso quella speranza - che hai ragione, comunque non può mai morire nel cuore di ogni essere umano -.
Nonostante nel mondo della comunicazione la confusione continua ancor di più con quei guazzabugli insensati di Whats'App e Instagram, fuori, nelle librerie e nelle biblioteche qualcosa sembra rinascere come le "Resurrezione" di Piero della Francesco...dai, resistiamo, abbi gioia

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Roberta il 2019-04-14 13:49:12
Ciao Mauro, la sbornia di narcisismo di cui parli credo sia una caratteristica del mondo virtuale, come per esempio le discussioni che nascono sotto i post di fb: coperti più o meno dall’anonimato, protetti dallo schermo, molti danno sfogo alle loro pulsioni: basta ignorarli e leggere Proust o Melville o quel che ti pare. Quando parli di “quei guazzabugli insensati di Whatsapp e Instagram”,sinceramente non ti capisco. Internet è uno strumento straordinario e noi abbiamo il libero arbitrio: su Whatsapp ci sono i nostri contatti telefonici, sta a te mantenerli o interromperli. Per me whatsapp serve per comunicare gratis con la famiglia quando sono all’estero o lontana, oppure per mandare messaggi immediati agli amici (aperitivo alle 18, 00, usciamo sabato sera? E via dicendo). Se qualche amica mi manda catene, post e filmatini idioti, li cestino. Se mi inseriscono in un gruppo dove non voglio stare, mi tolgo. Anche Instagram non mi sembra un guazzabuglio ma uno strumento per pubblicare (con il vantaggio di poterle migliorare) le foto scattate, cosa che non avrei mai immaginato, io che ho sempre amato la fotografia. Dopo di che, mi fa piacere se i soliti 12, 13, mqssimo 20 o poco più le apprezzano. Non so che uso ne facciano gli altri o che esperienze abbia avuto tu per parlarne in questo modo… Insomma, stiamo calmi, abbiamo il libero arbitrio, se qualcuno o qualcosa ci dà fastidio basta ignorarlo, ma questi sono strumenti preziosissimi.

Mauro Banfi il Moscone il 2019-04-15 18:40:51

Ciao, Roberta: la saggezza popolare ha inventato l\'espressione \"ottimo servo, pessimo padrone\" per tutte le cose che l\'essere umano non riesce a controllare, diventandone schiavo. E allora a questo punto, per quanto riguarda Whats\'App e Instagram il punto sta tutto nelle esperienze personali che ne facciamo. Dalle mie parti vedo che il 99% - a essere larghi di manica - della popolazione è completamente succube di questo tipo di comunicazione caotico, dispotico e insulso. Quello che sorprende negativamente è che i nostri genitori hanno speso un sacco di soldi a scuola per farci imparare a fare i temi, che hanno la struttura: inizio - svolgimento - finale. In quei calderoni dell\'orrore comunicativo decine di persone, invasate dal nulla, iniziano centinaia di incipit senza svolgimento, costrutto, senso e non parliamo di finali creativi e conclusivi, perchè non ne ho visto ancora uno. Insomma, dalle mie parti la massa è diventata ottima schiava di pessimi padroni. Ti racconto solo la mia esperienza soggettiva: nessuna pretesa di essere oggettivo. Si dice sempre che quello che importa è come si usa il medium, non il medium in sè: bene, dalle mie parti è in corso, da parte della maggioranza di esseri umani, una vera catastrofe comunicativa. Abbi gioia


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oedipus il 2019-06-26 16:07:04

Ho trovato molte verità nel tuo racconto e mi domando coma fai a proseguire in un sogno che ormai è tanto vecchio da essere sicuramente irrealizzabile. Ho scritto per dar voce alla mia fantasia per troppi anni imprigionata ma poi mi sono accorto che per essere letto bisogna condividere qualcosa con i propri potenziali lettori, e io ne non condividevo assolutamente nulla.

Mauro Banfi il Moscone il 2019-06-26 18:47:33
La tua osservazione è una precisa diagnosi del problema attuale della scrittura web, ma forse anche a livello globale, vale a dire l'impossibilità del pop.
Ho sempre creduto a una letteratura popolare di qualità e amo i generi e le graphic novel e le serie tv ecc - ma di qualità, ripeto senza appello - ma a mio avviso il doversi accaparrare dei like o dei followers con la forza o con la astuzia del marketing coatto ci rende inevitabilmente ridicoli e meschini e sciatti.
Si può però scrivere per se stessi e per la propria anima, evitando di fare i pagliacci, sperando in tempi migliori, quando le persone si troveranno finalmente agghiaccianti nel loro voler essere sempre sul palcoscenico dell'egotismo demente.
L'anima di ognuno di noi non morirà mai, la mia sta nell'inattuale Rinascimento, la tua lo sai solo tu e nessuno può rubarcela.
Ti lascio un mio ragionamento più esteso sul cruciale problema da te sollevato, abbi gioia

“Non esiste né grande né piccolo

per l'Anima che tutto crea:

e dov'essa arriva, lì sono le cose;

ed essa arriva in dovunque.

Io sono colui che possiede la sfera,

le sette stelle e l'anno solare,

la mano di Cesare e di Platone il cervello,

di Cristo Signore il cuore, e di Shakespeare la musica


Vi è un’unica mente universale per tutti gli individui. Ogni essere umano e in comunicazione con essa e si immette in essa e in tutto ciò che è di essa.

Chi una volta sia ammesso a un tale superiore diritto di ragione, si fa libero cittadino dell'intero dominio. Ciò che Platone ha pensato, anch'egli può pensarlo; ciò che un santo ha sentito, anch'egli può sentirlo; e tutto ciò che in qualsiasi tempo sia accaduto ad ogni uomo, egli può comprenderlo.

Chi ha accesso a una tale Anima universale, partecipa di tutto ciò che è stato e che può essere fatto, poiché è essa l'unico e sovrano elemento agente.”

Ralph Waldo Emerson,”Storia”

L’immagine è quella di una sorgente e di un’origine, di un’acqua fresca e cristallina che sgorga dal profondo della terra e della roccia e arriva tersa e adamantina dal cielo.
Tutto parte dallo scrivere (dove per creare, s’intende, per noi novecenteschi e ottocenteschi, leggere&scrivere, più leggere-che-scrivere) per sé stessi, se inteso come appartenenza alla Mente Universale di Emerson o al grande oceano di Babbo Dante:
“…la nostra patria è il mondo, come per i pesci il mare, ma a forza di bere l'acqua dell'Arno ho appreso ad amare intensamente Firenze.”
Scrivere per quella vasta Mente Universale non vuole dire messaggiare le vaste plaghe globali di internet per incensare il proprio miserrimo reuccio Ego.
Nell'attuale imbarbarimento della comunicazione tra esseri umani -fenomeno che viene prima dalla più sofisticata scrittura creativa- l'era dei software ci ha portato a quella delle app, quella dei siti letterari web ci ha portato alle demenziali e afasiche smanettate con twitter, facebook, whatsapp e instagram.

Hanno iniziato a nascere programmi che non sono fatti nemmeno più per il computer, ma che sono pensati apposta per lo smartphone: strumenti leggeri che ti puoi praticamente portare addosso e ovunque e non confinarti in uno studiolo petrarchesco.

Coprono una serie di bisogni o desideri che vengono in giro con te e non s'interessano molto al fatto che hai una casa o una biblioteca o che sei devoto a un'Anima più vasta del tuo reuccio Ego.

Non vale più la pena di accendere nemmeno il computer: le app sono lí, prendi il cellulare in mano, clicchi su un’icona, ed è fatta.

Meno ci si sforza e meglio è: questo è l'anti-ideale contemporaneo dei social e delle app.

La pigrizia fatta a sistema per rimbambire l'utente e pilotarlo nel voto e nel consumi e negli stili di vita sempre più vuoti e nichilisti, sempre più indotti da venditori di tappeti laceri e ciarlatani d’accatto.

L'essere umano viene manipolato a credere che l'esterno deve provvedere a lui, e che deve essere più contento quanto minore deve essere il suo apporto alla vita virtuale.

Il miracolismo è il suggello della nostra attuale barbarie.

Per la mia "arretrata" cultura umanistica e rinascimentale scrivere per se stessi significa anche e sopratutto ricordare che nella vita si possiede e si gode solo quello di cui si conquista la fiducia.

La sorgente diventa ruscello e prende a scorrere verso valle e, gradualmente, le sue acque s’intorbidano e s’inquinano con il mondo minerale, quello vegetale e quello umano, ammorbandosi irreparabilmente fino a quando il prodigioso ciclo dell’acqua e di tutti gli altri circoli elementali naturali non ritorneranno alla fonte e all’origine il fluido iniziale.
Scrivere per pochi altri: può essere un meraviglioso esercizio dell’amicizia o può essere un incubo snobistico, dipende; se si smarrisce la convinzione di servire con umiltà un'idea superiore, che si rivolge a tutti, e si cade nella follia di credere di appartenere a una cerchia di raffinati che si attestano a vicenda di saperla più lunga degli altri, come i soci di un club esclusivo che proclamano da soli di rappresentare la crema sociale del mondo, allora è meglio tornare a chiudersi a triplice mandata nel proprio studio.
Scrivere per tanti, per le masse?
Ah, certo, chi di noi non coltiva il meraviglioso sogno pop di girare il mondo, strapagati, facendo conferenze e firmando autografi a moltitudini di ammiratori veneranti?
Il problema è per accalappiare un pubblico bisogna fare i commedianti e i giullari, e se è un male prendersi troppo sul serio non è ancora più disastroso non accorgersi di essere ridicoli?
E poi, siamo davvero preparati, abbiamo davvero qualcosa d’interessante da dire in quei convegni?
Ognuno di noi si faccia soccorrere dal suo senso dell’autoironia e nel dubbio torni a gambe levate nel suo studiolo, in nome della salute e dell’igiene mentale del globo.
Abbi gioia

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