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Chi ha ucciso Neteditor?

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2019-03-19 11:14:55


                                                           

 
"Ma che sta succedendo in Italia?.. che sta succedendo al mondo?"   
Dove aveva già sentito questa frase?      
"Sembra che stiamo diventando tutti invisibili gli uni agli altri…"  
Mi presento, sono Edoardo Ozzeri, invisibile lettore che, forse, un giorno leggerai queste note sul taccuino.       
O chissà, forse futuro spettatore dei miei quadri, per ora ben nascosti in cantina.
Sono un aspirante pittore che cerca di fissare sul blocco note i suoi pensieri per cercare di comprendere come e perché dipingo e tento di fare arte.
Il mio tema artistico preferito è l’invisibilità umana e sociale e in particolar modo gli ambienti in cui si manifestano gli invisibili, quelle persone che per svariati motivi hanno sviluppato una cronica incapacità a rapportarsi con i propri simili .
Ecco, in questo mio dipinto vi mostro, per esempio, gli avventori seduti al bancone di quell’American Bar e nel dettaglio, se osservate con attenzione, quello strano tipo con un paio d’occhiali scuri che indossa un cappellino da baseball.     
Chi è? Come si chiama? Ma soprattutto, che cosa pensa? Quali emozioni lo animano?

 

 


Mauro il Moscone stava aspettando il suo uomo, in pieno stile hard boiled:    
Nello Viola, il pubblico Ministero in pensione da lui tanto ammirato e studiato.
Conosceva a memoria tutti i suoi casi e aveva letto tutti i suoi libri desunti dalle sue indagini di una vita di lavoro.    
A lui aveva affidato, dietro compenso, un’indagine per molti versi inutile e oziosa.
Chi aveva ucciso Neteditor? Il sito italiano di letteratura virtuale più popolare dell’inizio di terzo millennio aveva chiuso i battenti in fretta, nel giro di una settimana, e lui non aveva ancora elaborato bene il lutto, ancora non aveva capito e voleva, doveva assimilare il perché era successo quel triste evento.  
Il suo uomo arrivò, elegante e magnetico come sempre - con quegli occhi di ghiaccio azzurro che ti penetravano l'anima come un artiglio di grizzly -: assomigliava all’Anthony Hopkins di mezz’età del film “L’urlo dell’odio” e teneva in mano una cartelletta piena di fogli.    

 

 


«Buonasera, Moscone, ecco la relazione sul caso: le mie spettanze sono già stare accreditate con regolare bonifico e pertanto saremmo a posto.»        
«Posso chiederti una tua sintesi a voce, mentre ti offro qualcosa da bere, Nello?»
«Se in questo posto fanno una tisana di tiglio e passiflora, perché no?»    
«Hai sentito Sam? – disse il Moscone al barista – una tisana di tiglio e passiflora per il signore.»   
«E allora, Moscone, cominciamo col dire che siamo passati dall’era dei software a quella delle app, e questo comporta che ogni consumatore può disporre di una mobilità assoluta, privilegiando lo smartphone e alleggerendo al massimo la postura uomo-tastiera-schermo.
In sintesi: Software + Pc da tavolo: peso. App + Smartphone = leggerezza.  
E dato che la comunicazione leggera viene prima della disciplina artistica pesante, il risultato è scontato. La vita personale conta più della propria e altrui opera, come logica conseguenza, e allora, perché fare fatica e sprecare tempo per leggere e studiare le opere altrui?
Ma dimmi, Moscone, perché amavi così quel ritrovo letterario virtuale?»

 

 

                                                                     - Goethe: l'affinità elettiva tra i colori -

«Le affinità elettive, Nello, sono quelle proprietà degli elementi chimici e umani che manifestano la tendenza di alcuni di essi a legarsi con alcune sostanze a scapito di altre.
Ah, fantastica e unica quella “attractio electiva multiplex” all’opera in quel sito! Goethe era solo un dilettante! Che vitalità umana tutti quegli elementi associati, sotto l'azione simultanea di altri elementi dotati di certe determinate proprietà (alcuni solo litigiosi e negativi, ma nell’ottica generale, come Goethe ben scriveva: “Sono una parte di quella forza che desidera eternamente il male e opera eternamente il bene.”), che si disgregavano, e si associavano con altri elementi opposti e complementari, per legge di reciproca attrazione e repulsione! E ora tutto è finito, in una sola settimana...   perché?
Possibile che sia solo per una fase di transizione storica dai software alle app, dalla letteratura alla comunicazione bruta, nuda e cruda? Non riesco a farmene una ragione, Nello…»
«C’è dell’altro, Mosco: secondo il principio di Lavoisier, visto che stiamo parlando  di chimica, a mano a mano che la produzione artistica cresce e viene introdotta nel circolo chiuso del web, non ne esce più, e ciò che s’inventa diventa una percentuale sempre più minima rispetto a ciò che si riusa e ricicla.    
La saturazione della creatività produce il noto effetto per il quale tutti scrivono e nessuno legge le opere altrui, tutti parlano e nessuno ha più voglia d’ascoltare.     
Tutte le acque si precipitano ruscellanti al mare, ma ogni ruscello umano sente solo il proprio scroscio.         
E in seconda battuta questa sorta di tirannia dell’automanierismo autoreferenziale porta le persone più sane  e meno litigiose e nichiliste a privilegiare la loro vita personale sull’opera propria e altrui e su qualsivoglia forma di comunità virtuale e non.      
Le parole vengono avvertite come qualcosa di distante e di stonato rispetto alle cose reali e allora non più le affinità, ma le indifferenze diventano elettive.    
E fine delle trasmissioni. E allora, in ultima analisi: l'assassino è ognuno di noi quando facciamo della nostra vita un idolo a cui sacrifichiamo, con fanatismo brutale, ogni cura e attenzione.»   
«Grazie Nello, un caro saluto e al prossimo caso.»

Il Moscone si alzò dal bancone, dopo aver stretto la mano al P.M. in pensione Nello Viola, e s’incamminò per la strada, nella notte.        
Il buio, i suoi occhiali da sole e il cappellino non mi permettono di vedere le sue emozioni: le posso solo immaginare, per poi tentare di dipingerle.   
Mi viene in mente la frase di una storia che ho letto tanto tempo fa – ma chi l’ha scritta? non ricordo, brutta cosa diventare anziani…-:     
"E allora capii che era vero: viviamo solo se qualcun altro crede in noi: in caso contrario siamo invisibili."      
        

        

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

Utente registrato dal 2017-11-01

Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Rubrus il 2019-03-19 14:22:33
Direi che sono d'accordo - e il fenomeno non riguarda solo net ma un po' tutto il mondo dei c.d. "siti letterari" - partecipe più che mai alla cosa del "sempre più semplice, irriflesso e immediato" che è un po' la caratteristica dei nostri tempi. Fenomeni come la presenza di disturbatori o veri e propri troll oppure la latitanza di un gestore umano erano (l'ho sempre pensato e lo penso ancora) germi cui un corpo sano poteva sopravvivere (come net è sopravvissuto per diversi anni), ma un corpo debilitato no. Mi vien da chiedermi, piuttosto, se ciò non sia fatale e, in un certo senso, anche giusto: "il pozzo delle parole" non è senza fondo e nessun impegno creativo può durare all'infinito. Si logora e si esaurisce ben presto. In secondo luogo, la percentuale di coloro capaci per mille ragioni (a volte non del tutto meritorie) di attrarre pubblico e critica è e non può che essere assai ristretta a coloro che han diritto di espressione, cioè tutti noi. Infine, il fatto che fosse "tutto gratis" deprezza fatalmente in chi legge, e quindi in chi scrive, il valore, vero o presunto, dell'opera. Adesso siamo già nella fase dell'auto - pubblicazione su Amazon ecc, ma personalmente credo che, anche lì, vedremo riproporsi le stesse dinamiche, essendo gli operatori, le esigenze e i meccanismi molto simili.

Mauro Banfi il Moscone il 2019-03-19 18:05:42
"Sempre più semplice, irriflesso e immediato", perfetto, mi ricorda l'Eneide:
"Scendere agli Inferi è facile: la porta di Dite è aperta notte e giorno; ma risalire i gradini e tornare a vedere il cielo – qui sta il difficile, qui la vera fatica. (VI, 126-129)"
Perchè comunque questo brano non è una resa dei conti né tantomeno un de profundis:è vissuto e scritto per essere un momento di riscossa, un punto di rigenerazione.
L' affinità elettiva, l' "attractio electiva multiplex" resta sempre dentro il cuore di ognuno di noi, e in quel cuore avviene la dostoevskiana lotta con il culto idolatrico elevato alla vita personale.
Ho voluto rappresentare queste parti di noi in lotta, cercando così di riportare un pò di sano umanesimo nel web.
Ma certo, come dice Virgilio, chi ha voglia di sobbarcarsi la fatica di risalire i gradini dall'inferno verso le stelle?
Abbi gioia

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Mauro Banfi il Moscone il 2019-03-19 20:09:17
Note e crediti: nel testo è stata usata la tecnica delle criptocitazioni, che ritengo doveroso decriptare per chi fosse interessato a delle buone letture. - Le frasi non rammentate dal pittore Ozzeri appartengono all'albo n°19 di Dylan Dog, "Memorie dell'invisibile", il mio albo italiano a fumetti preferito, sceneggiato da Tiziano Sclavi. - Il dipinto in cui appare "Il Moscone" è "Nottambuli" di Eward Hopper, un pittore che ha ispirato molti racconti a noi di PIAF. - Sono debitore del ragionamento sul passaggio dai software alle app al libro "The game"di Alessandro Baricco. - "La vita conta più dell'opera" è un tema ricorrente nella filosofia di Giorgio Colli, il maestro che in gioventù mi ha salvato dal fanatismo nicciano, facendomi comprendere con il suo "Dopo Nietzsche"di essere entrato nella nuova e attuale era della "postverità", che è anche postnicciana, per fortuna. - Il tema della saturazione delle opere d'arte nel nostro tempo postmoderno è desunto da un bel libro di Giuseppe Petronio "Il punto su: il romanzo poliziesco". - Sono inoltre debitore a Goethe del suo classico "Le affinità elettive", a Luigi Siviero e al suo bellissimo saggio "Dylan Dog e SHerlock Holmes: indagare l'incubo", al chimico Antoine Lavoisier e a Nello Viola, il protagonista del mio racconto, edito su PIAF, "La Nutria e lo Zoo serial killer".

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