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Il mondo migliore

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di Rubrus

pubblicato il 2019-03-18 19:08:30


«Vorrebbe vivere in un mondo migliore?».
Nonostante i tepori primaverili, l’uomo sulla panchina indossava un vestito scuro con tanto di gilet. Portava anche un cappello e, quando alzò lo sguardo verso il ragazzo, l’ombra della tesa gli nascose gli occhi così che, per un attimo, sembrò che il volto ne fosse privo. Ma fu un secondo. Un lieve, quasi impercettibile movimento del capo ed eccoli ammiccare nella luce chiara e un po’ verdastra del giardino, simili a cocci di vetro scuro.
«Assolutamente no, ragazzo, ma le pare il caso?».
L’altro aprì la bocca, ma non disse niente.
«Giovanotto» L’uomo indicò il panorama con un ampio gesto della mano sinistra. Il ragazzo notò che era infilata in guanto nero, mentre la destra rimaneva adagiata su un bastone dall’impugnatura d’argento «Si guardi intorno e mi dica che cosa vede».
«Be’…» disse il ragazzo balbettando un poco «Il giardino, il tribunale…».
«Quasi» lo corresse l’uomo «È l’Ufficio del Giudice di Pace. Il Palazzo di Giustizia è alle nostre spalle e da qui non si vede. Vada avanti».
«Il parcheggio, l’università…» proseguì il ragazzo. Senza che se ne accorgesse, le sue mani avevano preso a tormentare l’opuscolo che teneva in mano.
«Giusto» lo interruppe l’uomo «E, sempre dietro di noi, girando appena la testa, una sinagoga, una chiesa, un ospedale. Se riesce ad allungare la testa riesce anche a indovinare la guglia del Duomo. Ora mi dica…» l’uomo si girò verso il ragazzo «Mi dica: che fine farebbe, tutto questo, in un mondo migliore?».
«Be’…» belò ancora l’altro «Dottor…» il “dottor” sembrò uscirgli d’istinto, da chissà quale angolo della mente.
«Balefar andrà benissimo. Risponda alla domanda».
«Io… non so…».
«Non ci ha mai pensato, vero? Sicuro che non ci ha mai riflettuto, altrimenti non mi avrebbe mai rivolto una domanda così sciocca».
«Effettivamente non l’ho mai fatto».
«Ma certo!» l’uomo allargò le braccia a sottolineare l’ovvietà della cosa «Si è chiesto che fine farebbero, per esempio, tutti quelli che lavorano nel palazzo che ha indicato per primo, quello del Giudice di Pace? Niente multe da pagare, niente cause coi vicini, niente incidenti d’auto… decine, centinaia di persone senza un lavoro. E non parlo solo degli avvocati. Giudici, cancellieri, commessi, medici, consulenti, periti di ogni ordine e grado, impiegati del ministero, poliziotti, carabinieri. E in tribunale sarebbe anche peggio. Migliaia di disoccupati per le strade. Sarebbe una catastrofe…».
«Magari non sarebbe così grave».
Balefar gettò un poco indietro la testa, quasi avesse voluto mettersi a ridere e fosse riuscito a trattenersi solo all’ultimo momento.
«Lei dice? Bene, passiamo ad altro. Lasciamo perdere la giustizia e passiamo alla religione. Che bisogno avrebbero della religione degli uomini migliori? Una parte molto importante del nostro ordine sociale crollerebbe. Una parte della nostra storia, della nostra arte, della nostra cultura… che senso avrebbe costruire templi per qualcosa di cui non c’è bisogno?».
«Però forse…».
«Va bene, facciamo a meno della religione con annessi e connessi, ma che mi dice della medicina? C’è un ospedale dietro di noi, no? In un mondo migliore la gente non si ammalerebbe, non soffrirebbe… diamine magari non morirebbe neanche. Milioni, miliardi di individui senza una seria preoccupazione in testa e la prospettiva dell’eternità davanti. In pochi anni riempiremmo l’universo. E poi? E per farne cosa? Dia retta a Balefar, vecchio mio…».
L’uomo si alzò, appoggiandosi al bastone e il ragazzo si accorse che era molto più alto di quanto non sembrasse da seduto.
«Il suo mondo migliore è un incubo, mi creda».
«Però…» il ragazzo sembrò dire qualcosa, poi ammutolì. Balefar attese, paziente, quindi gli rivolse un sorriso cortese.
«Ma sì» concluse «Lasciamo perdere i massimi sistemi». Si avvicinò al ragazzo con un passo aggraziato, da ballerino «Che cosa mi dice di lei, eh? Che fine farebbe, lei, in un mondo migliore? Che senso avrebbe la sua vita senza nessuno cui illustrare i suoi opuscoli e proporre le sue verità? Quale scopo? Ha mai considerato il senso metaforico dell’espressione “andare in un mondo migliore?”».
L’uomo iniziò a voltarsi e si toccò la tesa del cappello, per salutare. Nuovamente, i suoi occhi parvero scomparire nell’ombra.
«Mi dia retta, amico. Non lo vuole, lei, un mondo migliore. Non più di quanto lo voglia io».
E si allontanò per il giardino, roteando giulivo il bastone nell’aria tiepida di primavera.        

 

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L'AUTORE Rubrus

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Il romanzesco è la verità dentro la bugia

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Mauro Banfi il Moscone il 2019-03-18 19:56:19
Dopo la lettura di questa conversazione la mia mente è volata a ricordare il "Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere" di Giacomo Leopardi, nelle Operette Morali, dove viene mostrata la struggente vanità di attendere, alla fine di ogni anno, un anno più felice di quelli passati, anch'essi attesi ogni volta nella fiducia che avrebbero arrecato una felicità che invece non hanno mai portato. Il bello di quel dialogo leopardiano è che è immune dall'odierna, dilagante retorica dell'apocalisse nichilistica, coniugata in ogni forma e con ogni medium, ed è invece pervaso da un timido amore per la vita e da una ritrosa attesa di felicità, che vengono smentiti dal succedersi degli anni ma continuano a vivere, con timore e tremore, nell'animo e fanno sentire il dolore e l'assurdità tanto più fortemente del pathos catastrofico. «E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?», dice il viaggiatore leopardiano, che pensa il contrario. «Cotesto si sa», risponde il venditore di almanacchi. Nel tuo dialogo, Roberto, colgo invece una sorta di fastidio per la nuova retorica del futurismo virtuale, l'apologia della globalità webmassmediale che soppianta la terra dei nostri padri e i loro valori e le loro tradizioni. In particolar modo trovo che sia stata una sciagura senza fine il distacco dalla civiltà contadina, qua in Europa, per finire tutti a mangiare soldi e a bere gasolio e benzina... Ma questo è un mio convincimento personale. Bellissimo il finale che ben si sintonizza con il leopardiano: «E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?» «Cotesto si sa»

Rubrus il 2019-03-22 16:57:07
Il paragone leopardiano è tanto lusinghiero quanto apprezzato. Credo che uno dei possibili significati di questo racconto - o almeno, così pensavo quando lo scrissi e ancora lo penso - è che i tentativi di migliorare il mondo finiscono sovente per peggiorarlo, e tanto più meravigliosi sono i progetti e le aspettative per il futuro, quanto più immani i disastri provocati per realizzare quei progetti e quelle aspettative.

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monidol il 2019-03-22 15:18:44

E cosa farebbe il mio amico Roberto, grande narratore del male, in quel mondo migliore? Scriverebbe forse dei "romance" o se fossimo fortunati dei "porn soft"??!!! Nooo...  non lo vogliamo un mondo migliore... Che Dio ce ne lib... ops, volevo dire... che Belfara ce ne liberi! Eheheheh!

Un po' Bulgakov “Che cosa sarebbe il tuo bene, se non esistesse il male, e che aspetto avrebbe la terra se le ombre sparissero?” (Il Maestro e Margherita)

e di conseguenza un po' Goethe " Io sono una parte di quella forza che eternamente vuole il Male ed eternamente opera il Bene" 

quanto ti ci vedo dentro questo scritto.

 

Ciao!

moni

Rubrus il 2019-03-22 16:50:40
Dubito che un mondo in cui scrivessi porno-soft potrebbe essere "migliore" :-;)

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Paolo Guastone il 2019-07-02 15:39:44
Beh, questa è una bella domanda. Ed è anche un bel racconto, as usual. Il nome del vecchietto, però, accostato al titolo, mi insospettisce.....eh....eh....

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO