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MISCHA

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di d\'Artagnan

pubblicato il 2019-01-31 17:16:16


MISCHA

 

 

Avevo già letto di questi cani addestrati a lanciarsi contro i carri armati, ma quando mi è capitato di leggere questo articolo ho voluto creare questo breve racconto.

https://it.rbth.com/storia/81354-lesercito-dei-cani-bomba

 

Salve, gente ! Io mi chiamo Mischa, o almeno così mi chiamano gli umani, e sono un cane di pura razza.... bastarda, qualcuno forse preferirebbe dire “meticcio”, ma anche se dicono bastardo non mi offendo. Mio padre era un samoiedo, un cane siberiano, e da lui ho ereditato la forza, la resistenza alla fatica e il pelo, folto e bianco.... bianco sporco, attualmente, mentre mia madre era una husky, un cane da slitta, e da lei ho ereditato l’agilità e la resistenza nella corsa e due stupendi occhi azzurri. Da piccolo mi sono unito al branco del Guercio, il nostro capobranco deve il suo nome al fatto che ha perso un occhio in una zuffa con un branco di husky per questioni di cibo. Nel nostro interno il Guercio è rispettatissimo, è molto saggio e posato. Fino a pochi giorni fa stanziavamo attorno a un villaggio chiamato Oymyakon, in Siberia, dove nel periodo più freddo trovavamo rifugio vicino alle isbe dei contadini, che gentilmente ci offrivano anche del cibo. Non è stata una vita comoda, la mia, ma si sa, la libertà non ha prezzo. Poi, circa due settimane fa, tutto è cambiato, mentre scorrazzavamo beati per i campi, si sono presentati degli umani, vestiti tutti in modo uguale e con in testa degli strani copricapi di metallo, che in mano avevano delle grossi reti, e si sono messi a inseguirci, giuro che sono scappato correndo a perdifiato ma.... quelli erano a bordo di una motocicletta, e sono riusciti a prendermi. Beh, com’è come non è, mi hanno portato fin qui e per i primi quattro giorni mi hanno tenuto in una gabbia strettissima, con solo una ciotola d’acqua, ve l’immaginate. Il quinto giorno uno degli umani che ci controlla è passato davanti alle nostre gabbie con delle ciotole di cibo succulento che però ha posato sotto degli strani trattori, che ci incutevano paura, poi ha aperto le gabbie.

Siamo stati titubanti davanti a quegli strani trattori, ma poi.... eh, signori miei, la fame è una brutta bestia, e quasi tutti abbiamo preso coraggio e ci siamo buttati verso il cibo.

Dopo qualche giorno gli umani hanno anche acceso i motori degli strani trattori, e anche lì solita dose di paura vinta però dalla fame arretrata.

Io addirittura un certo giorno ho avuto in premio una dose supplementare di cibo perché sono stato il primo e il più coraggioso a lanciarmi verso i cingoli del trattore in moto.

Quel giorno un umano mi ha preso da parte, mi ha messo in testa il suo strano copricapo metallico e si è fatto scattare una fotografia. Inutile dire che con quel coso in testa mi sono sentito molto ridicolo, ma l’umano che ha voluto farsi fotografare con me è sempre stato gentile con me e quindi ho accettato di buon grado.

In questi giorni ci hanno insegnato a portare sulle spalle delle strane sacche pesanti, con in cima una specie di bacchetta, e ci hanno insegnato a tenercele per tutto il giorno sulle spalle. Pesavano parecchio, ma per fortuna io sono ben  strutturato e forte, quindi, sopporto benissimo tutto.

Poi, quattro giorni fa, tutta questa routine improvvisamente è finita, niente più cibo, niente più corse verso gli strani trattori, tutti chiusi nelle gabbie solo con la nostra ciotola d’acqua a disposizione, perché è Estate e fa piuttosto caldo.

Ieri sera hanno caricato le nostre gabbie su camion, ci hanno fatto viaggiare tutto il giorno, e poi ci hanno scaricato chissà dove, ci hanno dato qualcosina da mangiare, ma pochissimo, poi ci hanno caricati dei nostri strani zaini, l’umano che conosco mi ha dato una carezza affettuosa, per salutarmi, e ho visto che chissà perché aveva le lacrime agli occhi mentre risaliva sul suo camion, che ho provato a inseguire, ma ormai aveva preso troppa velocità.

Abbiamo gironzolato per tutto il giorno, non sapendo cosa fare, sentendo i morsi della fame fino a quando, ora che il sole sta tramontando cominciamo a udire un rumore conosciuto, quello degli strani trattori, e allora via, tutti di corsa verso il cibo....

L’ultima immagine che il caporale Hans Obermayer vide nella sua vita, fu quella di un grosso cane bianco dagli occhi azzurri che correva sfrenato e gioioso verso il suo panzer IV, e poi fu solo calore e fuoco....

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L'AUTORE d\'Artagnan

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Rubrus il 2019-01-31 19:04:20

Prima mi permetto i soliti suggerimenti per la pubblicazione: andare nel menù a tendina, evidenziare tutto il testo, cliccare su \"Sfondo - automatico\" e \"colore carattere - automatico\". Con l\'occasione ingrandirei anche il carattere. Tutto questo perchè, secondo me, le strisce bianche e il carattere piccolo rendono la lettura difficile. Ciò detto, il racconto mi è piaciuto perchè l'immedesimazione nell'animale è ben resa e il fatto che il lettore capisca che cosa è sucesso e sta per succedere, mentre il protagonista no, rende lo scritto efficace.

d\'Artagnan il 2019-01-31 20:22:06
Grazie per il consiglio, ma la mia "imbranataggine" elettronica è ben nota, forse fra 1600 - 1700 volte avrò imparato, nel frattempo grazie per la pazienza.

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Paolo Guastone il 2019-02-05 09:55:50
Anch'io conosco la storia di questi poveri animali e, leggendo il tuo pezzo dove è lo stesso protagonista a parlare, non ho potuto non intristirmi. D'altra parte la guerra è sempre orrenda. Per tutti. Buona idea la trama e ottima idea il racconto in "prima persona".

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Eli Arrow il 2019-02-08 17:54:47

Un bel racconto che stringe il cuore.

La scelta della prima persona è ottima, secondo me, condivido completamente l'opinione di Paolo.

Mi è piaciuto molto.

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