732 OPERE PUBBLICATE   3929 COMMENTI   76 UTENTI REGISTRATI

Utenti attivi:

RICERCA LIBERA E FILTRI DI VISUALIZZAZIONE

Sezioni:    Narrativa   |    Saggistica   |    Poesia   |    Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti   |    Momenti di gioco e umorismo a premio e turismo culturale.   |   

Ricerca per genere e utente (work in progress)

Musulmania

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di Vecchio Mara

pubblicato il 2017-11-05 14:32:23


Musulmania

 

                                                     **********************

Nota dell’autore: i luoghi, i personaggi e le situazioni descritte in questo racconto sono frutto di pura fantasia, ogni riferimento a luoghi, persone o fatti reali è da ritenersi puramente casuale.

                                                      **********************

 

Il giorno che inaugurarono il primo lotto del quartiere popolare, oltre alla banda, le scolaresche schierate e il sindaco con la fascia, era arrivato pure un onorevole, insieme al vescovo.

Dopo che la banda ebbe suonato l’inno di Mameli, le personalità presenti sul palco misero in scena il solito cerimonioso spettacolino; il sindaco fece il suo bel discorso per raccattare qualche consenso in più in vista delle imminenti elezioni comunali; l’onorevole, da buon democristiano, si sperticò in elogi verso il sindaco che apparteneva al suo stesso partito e il vescovo, dopo aver incensato i due riconoscendone l’indiscussa integrità morale e le indubbie capacità politiche, benedì la targa del nuovo quartiere; pomposamente chiamato: Villaggio del nuovo rinascimento! Manco ci trovassimo nella Firenze medicea, invece che nell’industriosa Pianura Padana.

 

All’epoca, si era nella primavera del 1954, avevo otto anni. E per un bambino schierato sull’attenti col suo bel grembiulino, la lunga cerimonia infarcita di pomposi, spesso e volentieri anche vacui, incomprensibili discorsi, fu molto peggio della lezione di catechismo che, ogni santa domenica, ero costretto a sorbirmi per non essere espulso dall’oratorio.

Di quella cerimonia ricordo la stanchezza dopo aver trascorso quasi due ore sull’attenti. Ma soprattutto la felicità negli occhi dei miei genitori quando, dopo che il vescovo ebbe benedetto la targa, il sindaco lesse i nomi e l’onorevole, stringendo loro vigorosamente le mani, consegnò le chiavi agli assegnatari degli appartamenti del quartiere.

Per noi, che abitavamo in un’insalubre casa di corte, in due locali privi di servizi igienici (la latrina comune, da dividere con altre quattro famiglie, come un’edicola votiva nella quale prostrarsi, e non certo per pregare, campeggiava in mezzo al cortile), entrare in un tre locali più servizi fu come scoprire le meravigliose stanze di un fiabesco castello.

Aprendo la porta del bagno, io e i miei genitori ci soffermammo a guardare con occhi meravigliati, volgendo lo sguardo all’intorno e in ordine cronologico: il lavello, il bidè, il water e la vasca in ghisa smaltata.

“Finalmente mia mamma non mi trascinerà più ai bagni pubblici il sabato”, pensai sul momento; ma subito dopo, riflettendoci, compresi che quella vasca sarebbe stata una iattura: ogni volta che fossi tornato dall’oratorio per l’ora di cena sudato e sporco di terra, invece che la solita strigliata alla bell’ e meglio, mi sarebbe toccato un lungo e doloroso bagno completo.

 

Il primo lotto del quartiere si componeva di otto palazzine disposte a L attorno all’ampio parco centrale (i futuri lotti avrebbero negli anni completato il perimetro del parco). Le palazzine, rigorosamente senza ascensore, erano a tre piani, più quello rialzato, per un totale di otto appartamenti per scala. Ogni appartamento aveva la sua piccola cantina di pertinenza e, inoltre, c’era una cantina grande (dagli inquilini chiamato: cantinone) accessibile, oltre che dalla scala condominiale, tramite un scivolo esterno: questo per consentire ai residenti di ricoverare biciclette e motocicli. I box per le automobili, invece, non erano contemplati nel progetto (crescendo ipotizzai che gli architetti avessero pensato che il motociclo fosse il massimo a cui potesse aspirare un operaio). Poco male, visto che l’automobile era il sogno di tutti ma realizzato ancora da pochi. E i pochi che la possedevano, per tenere d’occhio il prezioso bene, la parcheggiavano nel vialetto sotto casa, con le ruote di destra sull’erba delle aiuole per non intralciare il passaggio.

Il villaggio venne completato agli inizi degli anni sessanta. Altre sedici palazzine (rigorosamente senza ascensore e, nonostante la motorizzazione di massa fosse già iniziata, ancora prive di un box di pertinenza per ogni appartamento) si erano aggiunte alle prime otto, andando a completare il perimetro del parco: polmone verde spelacchiato racchiuso al centro del villaggio del nuovo rinascimento.

 

Allora gli extracomunitari erano ancora di là da venire. Incontrare un uomo di colore era come vincere un terno al lotto; eppure i motivi di frizione non mancavano. C’era pur sempre il razzismo domestico da coltivare, per chi avesse voluto sbizzarrirsi in beceri insulti. Il miracolo economico aveva portato molti italiani a migrare dal sud al nord in cerca di un lavoro onesto e salariato. Quale migliore occasione per sfogare l’odio represso contro qualcuno che si percepiva culturalmente diverso?

Ci vollero anni prima che nord e sud, all’interno del villaggio, iniziassero a guardarsi un po’ meno in cagnesco. E magari a questo, contribuirono inconsapevolmente le masse di diseredati in fuga, prima dai paesi dell’est dopo la dissoluzione dell’impero sovietico e, di seguito, dal sud del mondo: ci vuole sempre e comunque qualcuno su cui rovesciare le nostre frustrazioni, se no, chi incolpi quando le cose vanno male?

 

Agli inizi degli anni ottanta, l’istituto case popolari propose ai residenti di acquistare l’immobile a un prezzo inferiore a quello di mercato. Molte famiglie accettarono l’alettante proposta, fra queste anche la nostra, e corsero in banca ad accendere un muto.

E anche questo particolare contribuì, quando le famiglie di extracomunitari iniziarono a prendere il posto di quelle autoctone, ad accendere l’odio nei loro confronti. Chi aveva acquistato l’immobile a costo di duri sacrifici economici, mal sopportava la presenza di vicini di pianerottolo che avrebbero contribuito ad abbassare il valore degli appartamenti; all’epoca, dopo il boom immobiliare di fine novecento inizio anni duemila, già in caduta libera.

 

La multietnicità aveva portato i residenti a seguire, più o meno fedelmente, i dettami di diverse religioni. Ora, quella imperante all’interno del villaggio non era più la cristiana ma bensì la musulmana.

Rammento ancora il periodo in cui fra i residenti stava per scoppiare una vera e propria guerra di religione.

 

Era accaduto che, durante il Ramadan, i condomini di una palazzina, tutti di religione musulmana, non avendo un posto dove riunirsi per pregare, cambiarono destinazione d’uso, senza autorizzazione alcuna, al cosiddetto cantinone, trasformandolo in luogo di culto.

Poco male se ad usufruirne fossero stati solo i residenti della palazzina in questione. Ma quando per la preghiera del venerdì i vialetti vennero invasi da un numero imprecisato di uomini provenienti non solo dal paese, ma pure dal circondario, la protesta montò. Per fortuna, prima che la faccenda degenerasse in qualcosa di drammatico, arrivarono i vigili insieme ai carabinieri ad apporre i sigilli al cantinone.

Per onestà intellettuale, ci sarebbe da aggiungere che ‘sti poveri musulmani non avevano tutti i torti. Loro l’avevano affittato un capannone nella zona industriale per riunirsi a pregare. E a molti miei compaesani stava pure bene, visto che si trovava ben distante dal centro abitato. Ma quella testa d’uovo del sindaco, per accontentare quattro suoi biliosi elettori leghisti aveva pensato bene di stracciare gli accordi presi verbalmente con il loro Imam, quando questi, prima di stipulare il contratto d’affitto, era andato a chiedergli se potevano usarlo come luogo di culto. 

 

Tornando a noi; ormai chi poteva permetterselo accettava di vendere per un tozzo di pane pur di andarsene dal villaggio del nuovo rinascimento; sarcasticamente ribattezzato “Musulmania” da una banda di ragazzotti di estrema destra che, nottetempo, avevano pure imbrattato la toponomastica scrivendo con una bomboletta spray nera il nuovo nome sul cartello all’inizio della via.

 

Nella primavera del 2014, soltanto un pugno di residenti della prima ora resisteva stoicamente nelle loro enclave italiche (leggi appartamenti invendibili) all’interno di Musulmania.

Io, ero uno di loro. I miei genitori erano passati a miglior vita lasciandomi erede del loro patrimonio: costituito dall’appartamento e da un modesto conto corrente che usai per le esequie, prima di mia madre e tre mesi dopo di mio padre.

Mi era anche capitata l’occasione di disfarmi dell’immobile; un marocchino, parente dei condomini del piano rialzato, era interessato: gli piaceva il mio appartamento perché era sito all’ultimo piano, diceva. Ma con i soldi che ci avrei fatto, da un’altra parte avrei potuto comprare un box. Considerando anche il fatto che non possedevo neanche un misero Ape Piaggio da mettere a ricovero, non mi sembrava ‘sto gran affare, così rifiutai la poco generosa offerta.

E poi, io lì al villaggio del nuovo rinascimento o Musulmania che dir si voglia, ci avevo passato praticamente tutta la mia vita; e mi piaceva ancora starci, specialmente ora che, raggiunta l’agognata pensione, potevo godermi la vista sul parco spelacchiato dal balcone dell’appartamento piuttosto che da una panchina al suo interno. E andavo anche d’amore e d’accordo con il mio dirimpettaio di pianerottolo: un negro del Burundi. Sì, lo so, che il politicamente corretto imporrebbe il: di colore. Ma non essendo mai stato razzista, oltre che politicamente sempre scorretto, posso permettermi di chiamarlo, senza livore e con molta buona ironia: negro. Che poi, se ci pensate bene, “di colore” non vuol dire niente… di che colore? Nero, giallo, bianco, verde, a pois? Vista la piega multietnica che sta prendendo il mondo, per essere precisi e non confondersi, si dovrebbe comunque specificare il colore, credo. Io non sono razzista, l’ho già detto e lo ribadisco con forza; però mi domando: ma i fascisti, perché non li possono soffrire i neri? In fondo è il loro colore di riferimento, no? Potrei capire i verdi, no, non intendo il partito dei verdi, ma bensì quei leghisti verdi di rabbia e di camicia che una volta sbavavano contro i terroni e adesso hanno rivolto le loro attenzioni ai negri. Oppure i rossi… ma loro affermano con forza di non essere mai stati razzisti. E magari sarà anche vero che la maggioranza non lo sia… A tal proposito, voglio raccontarvi un aneddoto illuminante.

 

Ero seduto fuori dal bar, insieme a un amico che ancora oggi si professa comunista DOC. Si discuteva di razzismo e, questi, mi stava spiegando perché lui non odiava nessuno; ma proprio nessuno, eh! Mi aveva fatto ‘na capa tanta e alla fine mi aveva quasi convinto; quando, all’improvviso, era saltato su cominciando a inveire con parole infamanti contro un industriale che transitava davanti al bar alla guida della sua Ferrari. «Amico mio caro» l’avevo allora interrotto. «Tu sei più razzista di loro. L’invidia sociale, se non la più grave, è sicuramente la più pericolosa forma di razzismo che conosca. Ti saluto, Stalin!» l’avevo apostrofato, lasciandolo allibito.

 

Il mio colore di riferimento, politicamente parlando, non è né il bianco né il verde né il rosso né tantomeno il nero; questo penso si sia capito.  Mi tengo equidistante da ogni schieramento; e se proprio dovessi scegliere una tinta di riferimento… opterei per l’amaranto: come il colore che m’incendia il volto quando sento parlare i politici in televisione promettendo di tutto e di più.

 

Dicevo del mio dirimpettaio di pianerottolo; una bravissima persona, moglie e tre figli che fanno un casino della madonna fino a tardi. Ma io sopporto; in fondo mi fanno compagnia, sono sempre in casa da solo.

Questo qui, quando ci incontriamo uscendo di casa mi saluta esclamando ironicamente: «Ciao uomo bianco!» e io, di rimando: «Ciao Negher!» e giù a ridere tutti e due.

No, lui non è musulmano… il marocchino del piano rialzato invece sì, e pure l’egiziano suo dirimpettaio.

Quelli del primo piano, invece, sono ferventi cristiani: vengono dal Salvador.

Al secondo ci sta una famiglia di rumeni e un’altra di albanesi; questi, gli albanesi intendo, furono i primi extracomunitari che si stabilirono nel villaggio.

Insomma, è un coacervo di lingue, di urla e odori di cucine diverse. Quando mi capita di salire le scale vicino al mezzogiorno, è come fare il giro del mondo dei sapori. Il guaio è che la tromba delle scale agisce da camino e tutti gli odori raggruppandosi in alto diventando insopportabili… va beh, ma io sprango la porta, metto il salsicciotto di stoffa sul pavimento ben premuto contro, alzo il volume della televisione e me ne frego.

Io vado praticamente d’accordo con tutte le etnie… anche se non sono ancora ben riuscito a inquadrare alcuni comportamenti dei musulmani.

Ogni tanto, dal balcone, mi metto a osservare il marocchino e la sua famiglia quando escono di casa.

Allora, succede questo; a volte vedo lei, lunga tunica nera e velo in testa d’ordinanza, con i figli al fianco camminare davanti a lui che, due passi indietro, pare controllarla; Altre volte vedo lui davanti e lei e i figli due passi indietro che seguono il capobranco… mai una volta che li abbia visti camminare affiancati, scambiarsi qualche battuta, ridere… boh? Tradizioni loro, da rispettare comunque.

 E questo è niente, il marocchino, che di mestiere fa il muratore, mi diceva che durante il mese del Ramadan non tocca né cibo né acqua dall’alba al tramonto, nemmeno con il sole a quaranta gradi; roba da farsi venire una sincope… contento lui. Sono affari suoi, e anche questo non mi pare un buon motivo per essere razzisti.

 

Due settimane fa, me ne stavo seduto su una panchina del parco, strategicamente messa tra le madri musulmane e i loro bambini da una parte, e lo sparuto gruppo di mamme italiche e i loro pargoli dall’altra.

Mi divertivo ad ascoltare le madri arabe parlare fra loro senza capirci un accidente; mentre con la coda dell’occhio controllavano che i bambini non si allontanassero troppo; non perché temessero chissà cosa, ma perché i bambini, com’è giusto che sia oltre che logico, erano attratti dai coetanei italiani che giocavano a pochi metri e che, naturalmente, avanzavano a loro volta verso il centro controllati dalle madri. Ma poco prima che i due gruppi arrivassero a sfiorarsi, la cacofonia di urla stridule delle madri italiane e musulmane li riportava all'ordine, almeno per un po’.

A un certo punto, sento una voce da dietro: «Ciao Tommaso» mi giro. Era Augusto, il nipote di un mio caro amico. «Ciao giovanotto… come va la vita?» gli chiedo come faccio sempre.

Lui mette giù il muso, si siede vicino a me e si confida. Così vengo a sapere che frequenta una ragazza egiziana che abita sotto di lui, che il padre di lei li ha scoperti e l’ha riempita di botte; perché, a quando dice lui, l’ha già promessa a un uomo molto più grande. Ora, stando alle parole di Augusto, lei ha solo sedici anni, lui diciassette, entrambi minorenni. Il promesso sposo, invece, che sta in Egitto, ne ha ben quarantacinque! E lì, mi monta la rabbia.

Alla fine ‘sto povero ragazzino, con il magone mi chiede un consiglio.

Rammentando l’espediente messo in atto molti anni prima da due piccioncini per scardinare l’opposizione ferrea di un padre calabrese che non voleva permettere a sua figlia, promessa a un suo lontano parente di Locri, di fidanzarsi con un ragazzo del nord; fui tentato di consigliargli la fuitina. Ma nel momento di dirlo la frase morì in gola, “sei pazzo, quelli erano maggiorenni, potresti passare dei guai”, pensai rimanendo con la bocca aperta senza proferire verbo.

O Augusto sapeva leggere il pensiero, o era fin troppo sveglio. Fatto sta che il giorno dopo i due ragazzini scapparono di casa. I genitori di lui e di lei, rigorosamente divisi, lanciarono i loro appelli in televisione. Il padre e la madre di Augusto, uno accanto all’altro, parlarono entrambi. Mentre dall’altra parte parlò solo il padre con la madre silente che ascoltava a testa bassa un passo indietro.

Gli appelli caddero nel vuoto e i due ragazzini furono trovati due giorni dopo che vagavano smarriti nella stazione di Bologna.

Augusto, dopo l’abbraccio ricevette la giusta ramanzina. Della ragazzina invece si persero le tracce. Venni poi a sapere, da amici egiziani, che era stata mandata dai parenti in Egitto e che non sarebbe più tornata in Italia, se non da sposata con il quarantacinquenne a cui era stata promessa dal padre… forse sarebbe meglio dire: venduta come una schiava!

Ecco! Questa è una di quelle vicende che mi fanno imbufalire, e che potrebbe spingermi a chiamare: di colore, un negro… Ma alla fine, non ci riesco proprio ad essere razzista, e continuerò a chiamare: negro il mio dirimpettaio e fascisti i razzisti di qualsiasi colore.

 

                                                        FINE

      

     

SEGNALA ALL'AUTORE IL TUO APPREZZAMENTO PER QUESTA PUBBLICAZIONE

SEGUI QUESTO AUTORE PER ESSERE AGGIORNATO SULLE SUE NUOVE PUBBLICAZIONI

L'AUTORE Vecchio Mara

Utente registrato dal 2017-11-01

Pedalo per allenare il corpo, scrivo per esprimere pensieri e leggo per ristorare la mente

ALTRE OPERE DI QUESTO AUTORE

Le lettere segrete Narrativa

La festa della mamma Narrativa

Rapina a mano armata Narrativa

Ipnositerapia Narrativa

Sequel Narrativa

Il fumo fa male Narrativa

Correvo Narrativa

Paolo e Francesca Narrativa

Gli esploratori della Galassia Narrativa

L'uomo dalle forbici d'oro Narrativa

Cervelli in fuga Narrativa

Il boia e l'impiccato Narrativa

L'ultimo negozio Ikea Narrativa

Il figlio del falegname Peppino Narrativa

Il re della valle Narrativa

Una vita tranquilla Narrativa

La ricerca dell'ispirazione perduta Narrativa

Immortali Narrativa

L'amico ricco Narrativa

La farina del diavolo Narrativa

Giudici o giustizieri? Narrativa

Il mediatore (volo low cost) Narrativa

Lui, lei e l'altro Narrativa

Il divo Narrativa

Lo scrivano dell'archivio Narrativa

Lussuria Narrativa

Superbia Narrativa

Gola Narrativa

Avarizia Narrativa

Accidia Narrativa

Ritorno ad Avalon Narrativa

La città di sabbia Narrativa

Cechin Narrativa

Bughi Bughi (boogie woogie) Narrativa

Don Nicola e il partigiano Narrativa

Don Ruggero torna dalla grande guerra Narrativa

Effetto butterfly Narrativa

Confessioni di un prete gay Narrativa

Lugano addio (dolce morte) Narrativa

Via dalla felicità Narrativa

Una ragione per cui vale la pena vivere Narrativa

I magnifici sette racconti Narrativa

Natale: volgarità vere o presunte e altre amenità Narrativa

Il guardiacaccia Narrativa

La bellezza del gesto Narrativa

Dialogando, presumibilmente, con Dio Narrativa

La moglie del partigiano Narrativa

Bat box Narrativa

I ragazzi del Caffè Centrale Narrativa

Quarto reich Narrativa

Il vampiro del Gatto verde Narrativa

Prostituta d'alto bordo Narrativa

Il signore degli abissi Narrativa di gruppo e collaborazioni tra utenti

Lo spettro della trincea Narrativa

La grande mente Narrativa

La porta dell'Ade Narrativa

Alexander... un grande! (Una storia vera) Narrativa

La maschera di Halloween Narrativa

Il rifugio degli artisti Narrativa

La cena delle beffe Narrativa

K2 Narrativa

La solitudine del palazzo razionalista Narrativa

Signora solitudine Narrativa

I tre fiammiferi di Lilith Narrativa

Sono sempre i migliori a lasciarci Narrativa

El Camino de Santiago Narrativa

La rivolta degli insetti Narrativa

Mosè e le tavole della legge Narrativa

Il cattivo maestro Narrativa

Predatori di anime Narrativa

Tre corse in tram Narrativa

Il miracolo di Halloween Narrativa

Las Vegas gigolò Narrativa

La tredicesima orbita (viaggio al termine del paradiso) Narrativa

Poeta di strada Narrativa

Vorrei andarmene guardandoti surfare Narrativa

Alveari metropolitani Narrativa

Sotto la diga Narrativa

Il casale misterioso Narrativa

Prima che sorga l'alba Narrativa

Il boschetto di robinie Narrativa

Agente segreto doppio zero Narrativa

Il bambino di Hiroshima Poesia

L'estate dell'acqua Narrativa

Sindrome del vampiro. vietato ai minori di 18 anni Narrativa

La memoria di San Pietroburgo Narrativa

Augh! Narrativa

Habemus papam Narrativa

L'ultima indagine Narrativa

La spada del samurai Narrativa

Tra moglie e marito non mettere... Narrativa

Delitto nella Casba Narrativa

La diversa percezione del tempo Narrativa

L'indagine Narrativa

Scacco Matto Narrativa

Sei bellissima Narrativa

Domenica è sempre domenica Narrativa

L'uomo che uccise Doc Holliday Narrativa

Lettera a un'amica Narrativa

Gli spiriti del mondo oscuro Narrativa

Buche pontaie Narrativa

Il portagioie cinese Narrativa

Tutto o niente Narrativa

Semidei dell'Olimpo Narrativa

La notte che Sigfrido ha ucciso il drago Narrativa

Il killer degli scrittori Narrativa

Funeree visioni Narrativa

Conversando d'invisibilità Narrativa

Aida come sei bella Narrativa

Invidia Narrativa

Cazzateland (La democrazia del sondaggio) Narrativa

Il mondo delle cose Narrativa

Il vaso di Pandora Narrativa

Ira Narrativa

Nutrie assassine Narrativa

Addio fratello crudele Narrativa

Mastro Tempo Narrativa

Il ranger di Casasisma Narrativa

La fossa settica Narrativa

Nostalgia Poesia

Eterei amanti di penna Poesia

Chiamatemi Aquila Narrativa

Ulisse riflette Narrativa

L'inverno è dentro di noi Poesia

Non rimpiangermi Poesia

Senza luce né amore Poesia

Il potere dei santi Narrativa

Musa ispiratrice Poesia

Il milite ignoto Narrativa

Citami, se lo vuoi Poesia

Lupo sdentato Narrativa

Liscio, Gassato e Ferrarelle Narrativa

I moschettieri del "Che" Narrativa

E' così vicino il cielo Poesia

Con mani a giumella Poesia

La casa degli specchi Narrativa

I vecchi Poesia

Il libraio Narrativa

Dicembre è già qui Poesia

Il misterioso evento di Tunguska Narrativa

Il segreto della grande piramide Narrativa

Surreality Little Bighorn Narrativa

Vale la pena morire per il Gardena? Narrativa

L'esperimento di Filadelfia Narrativa

Scie lanciate verso l'infinito Narrativa

Il pianeta dei giganti Narrativa

L'uomo caduto dal futuro Narrativa

Crocevia per l'inferno Narrativa

Cento anni da pecorone Poesia

L'isola felice Narrativa

Le marocchinate Narrativa

Alba Poesia

Il Golem della foresta Narrativa

L'albino (ricetta di Monidol) Narrativa

Chiedi alle pietre Poesia

Trincee Narrativa

Attimo condiviso Narrativa

Narrami, o amica Poesia

Stupratore occasionale Narrativa

Il ritorno dell'anticristo Narrativa

Guida autonoma Narrativa

Il seme dell'incubo Narrativa

L'estate dei fuochi Narrativa

Il paese dei mostri Narrativa

Musulmania Narrativa

La rimpatriata (PROGETTO STARDUST) Narrativa

DIVIETO DI RIPRODUZIONE

E' assolutamente vietato copiare, appropriarsi, ridistribuire, riprodurre qualsiasi frase, contento o immagine presente su di questo sito perché frutto del lavoro e dell´intelletto dell´autore stesso.
É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
É vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall´autore.

Mauro Banfi il Moscone il 03-11-2017
Molto bello, Giancarlo: finalmente ti ricommento!

Vecchio Mara il 2017-11-03 23:46:00
Ti ringrazio, sono giorni intensi, entusiasmanti! Stiamo creando qualcosa di veramente bello, di grande. Sarà un sito letterario che farà storia, migliore anche di Neteditor. Abbi gioia grande Mosco.

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Bule il 2017-11-05 09:13:18
Ciao Giancarlo. È scritto in modo molto piacevole. Sembra anche molto diverso dal tuo stile che già conoscevo. Mi è piaciuto molto l’inizio e mi ha trasportato in quell’armosfera, tipica dei regimi, di positivismo e fiducia. Un breve excursus che parla di trasformazione e formazione. Io in genere sono fissato con i finali, ma qui ho apprezzato più tutto il racconto e la sua struttura. Bello Ciao, buona domenica

Vecchio Mara il 2017-11-05 10:57:53
sì, a dire il vero, rileggendolo, ero rimasto favorevolmente impressionato anch'io dal cambio di registro. Si potrebbe definire uno stile autobiografico, anche se il racconto è di fantasia. Forse perché a ispirarmi il tema è stato un villaggio popolare del mio paese che ho visto nascere , crescere e mutare nel tempo, fino a diventare un crogiolo di varie etnie. Ti ringrazio. Ciao Bule

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
Massimo Bianco il 2017-11-09 23:52:54
Oh, vedria tra vent'anni che casino su tutta la Terra, quando cominciaranno ad arrivare gli immigrati dal quarto pianeta di Alpha Centauri, ah, ah. Guarda, Giancarlo, a un razzista si possono dare tutte le spiegazioni che si vogliono, si possono rintuzzare tutti i loro concetti del cavolo, non serve a nulla, perchè sono razzisti per partito preso, razzisti col cuore, non col cervello e tali vogliono restare, mi è capitato giusto qualche giorno fa di verificarlo, potevo discutere quanto volevo, smontargli tutti i ragionamenti, ma non seriva. Sia tuttavia chiaro che non solo tra i bianchi ci sono razzisti, in tutte le popolazioni, di qualsiasi colore siano, c'è qualcuno che lo è. Lo capiranno mai che le differenze non sono razziali ma semplicemente culturali e che quindi, per dire, se un africano viene adottato a due anni da una famiglia italiana crescerà con la mentalità italiana e potrà ottenere i medesimi risultati scolastici e lavorativi di un italiano, almeno se avrà la fortuna di non crescere in luoghi in cui la comunità gli creerà problemi per il colore della pelle. Quindi i problemi sono per le differenze di religione, lingua, modo di ragionare eccetera, problematiche non facili da superare, peraltro. Va beh, tutto questo discorso per dire che questa era una buon storia, che mi è piaciuta abbastanza, benché lontana da ciò che più mi piace leggere. Ciao

Vecchio Mara il 2017-11-10 09:20:18
Quello dici è verissimo, il razzismo non sta da una parte soltanto, concordo anche sul fatto che le religioni contribuiscono in maniera determinante a tenere alta la tensione tra le diverse etnie. Forse solo in un mondo dove gli uomini pregano lo stesso Dio... oppure in uno dove non se ne preghi nessuno, l'uomo riuscirà a sconfiggere il razzismo... ma forse, alla fine, la stupidità umana troverebbe ugualmente qualche altro motivo per continuare a odiarsi. Va beh, siamo usciti da una catena di montaggio dove il difetto zero non era contemplato... e di questo dovrebbe farsi carico il produttore e metterci una pezza. Ti ringrazio.
Ciao Massimo
Giancarlo

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO
BigTony il 2017-11-10 09:57:37
Leggo questo per la prima volta e lo trovo un bel lavoro, per l'argomento trattato, ovviamente, ma anche per lo stile letterario da te adottato, molto più scorrevole, colloquiale rispetto al tuo solito. Molto piaciuto, Giancarlo, complimenti.

Vecchio Mara il 2017-11-10 11:32:50
non lo so nemmeno io come mi sia uscito questo stile... ne rimasi favorevolmente sorpreso anch'io rileggendolo... sarà per l'argomento o per il fatto che un quartiere simile a quello del racconto esiste veramente nel mio paese. Non lo so, fatto sta che rimane uno dei miei racconti che spesso rileggo con soddisfazione complimentandomi per come sono riuscito a trattare un argomento non facile... per certi versi: urticante, oserei dire.Ti ringrazio.
Ciao Tony

RISPONDI CON EDITOR AVANZATO