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LA NUTRIA E LO ZOO SERIAL KILLER

"PUNTO E A CAPO" Racconto Narrativa non di genere

di Mauro Banfi il Moscone

pubblicato il 2019-01-27 11:42:01


- A Rubrus, ottimo fabbro e supervisore.
 
 
                                                      
 
 
                                                                                   - Culex pipiens -                         
 
 
 
 
In principio fu la zanzara.
Qualcuno dice che all'inizio fu il fulmine e poi la clorofilla, ma, ahia! io dico...'sta cavolo di zanzara!
Si posa, con il suo ronzio fastidioso sul braccio e comincia a succhiarmi il sangue.
Lascio fare. Lo accetto. E’ naturale.
E’ nell’ordine delle cose.
Avete mai assistito alla meravigliosa metamorfosi della larva di zanzara che esce dall’acqua mutata in insetto adulto?
Meraviglioso, eh!
L’insetto, sazio, vola via dalla finestra.
Arriva un passero e si mangia l’alata vampira.
Il mio dito indice scivola sul coltello, ma decido di non intervenire.
Il Libro della Natura volta le sue pagine in modo armonioso e aggraziato.
Non posso disturbare.
Sono un tipo preciso e meticoloso.
Il passero si posa per un attimo sul terrazzo del mio lindo appartamento.
Un gatto rosso gli salta addosso.
In un lampo estatico, lo azzanna alla gola e comincia a divorarlo.
Penne e piume comprese.                          
La mia mano accarezza una beretta calibro 7,65, ma lascio che sia.
Sono talmente sereno nella mia decisione di “lasciare che sia”, che metto il CD con la canzone " Let it be " dei Beatles, e lo faccio maestosamente risuonare tra le bianche pareti del salotto.
E’ magnifico, non c’è traccia di polvere e ragnatele.
Oh, musica celestiale! Sento le ferine mascelle del piccolo felino che ripuliscono
accuratamente gli ossicini del bruno uccellino, e poi cominciano a triturarle.
Un gatto non butta via niente.
Terminato lo spuntino, il gatto con un balzo atterra nel cortile e…viene subito attaccato dal pit-bull del vicino!
Che notte movimentata!
Il gatto è rapidamente squarciato dalle possenti fauci del cane e dilaniato, mentre il sonno del circondario non è disturbato.
Questo cane per i miei gusti è già un po’ troppo umanizzato.
Quasi quasi sparo.
Non ce la faccio.
C’è ancora troppo animale in quella bestia antropomorfizzata.
Ecco, forse ci siamo.
Dietro di lui, arriva il suo aguzzino, roteando in aria una mazza da baseball in metallo.
Lo colpisce alla schiena. Ancora e ancora.
Deve pagare per la tracotanza dei suoi bassi istinti.
Il povero cane guaisce. Sembra il pianto disperato di un bambino.
Colpito, ancora e ancora. Caina e rantola.
Ecco il mantra magico si accende nel mio cuore: ”…e infine il Signore sull’Angelo della Morte sul macellaio che uccise il toro che bevve l’acqua…”
Io sono la Nutria, forse, per tutti una misera cosa, marginale, lo so, ma posso ristabilire il corso naturale degli eventi, grazie al potere del mio mantra.
Occorre eliminare il disarmonico elemento umano.
La boriosa concezione antropocentrica.   
 
                        
    
                                                      
Salve a tutti, mi presento, sono una poiana comune, e il mio nome è Buteo.
Non vi preoccupate, lungi da me il pensare di potervi spiegare che cosa diavolo è successo nella mente di questo tizio che sta sproloquiando e si è autonominato “la Nutria”.
Sapete, a noi poiane piace stare ai bordi delle strade, su arbusti, pali o balle di fieno, in silenzio e in disparte.
E sai che facciamo? Spiamo le nostre prede dal nostro appostamento, con pazienza, incessantemente.
Aspettiamo il momento giusto e poi...zac!
Uhmm...là c'è una bella nutria di dieci chili spappolata da un T.I.R. sulla tangenziale, e prima di andare a pranzare voglio esservi utile, visto che voi umani siete sempre così gentili a spiaccicare qualsiasi essere vivente - e pure quelli della vostra specie, che sanno vagamente di cane- sull'asfalto, per la delizia dei nostri stomaci.
Pensavo di fare una buona azione cercando di presentarvi alcuni fatti che raccontano la genesi di questa strana persona.
“La Nutria” prima di sbroccare e autonominarsi così si chiamava Mauro ed era un patito di mountain-bike.
Quando poteva, andava ad allenarsi nei bei parchi intorno a Pavia.
Un giorno, mentre costeggiava un campo delimitato da profondi fossati e ampie rogge, sentì degli spari di doppiette, fuori stagione (in primavera) e vide dei cacciatori sparare a dei grossi topi, molto lenti e facili bersagli.
Un tizio da lontano gli gridò in dialetto di andarsene, se non voleva beccarsi qualche pallettone…
Mauro filò via e si nascose dietro un gruppo di robinie; cominciò ad assistere inorridito a un’autentica, assurda carneficina di nutrie; una mattanza senza senso, dove le bestie, o per meglio dire i diavoli - non voglio offendere la mia nibile categoria- come sempre erano quei violenti fanatici e ignoranti armati di fucile.
Da informata piccola aquila di campagna mi preme segnalarvi la strana storia della nutria.
Questa vicenda è legata allo sfizio consumistico delle ricche Signore dell’alta borghesia che volevano farsi la pelliccia di “Castorino”.
Il Myocastor Coypus, proviene dal Sudamerica, è stato importato in Italia nel 1928 per farne pellicce.
Negli anni 60/70 il mercato del castorino conobbe una solita crisi, e gli allevamenti furono abbandonati; gli animali fuggirono o vennero liberati.
Grazie alla sua straordinaria capacità di adattamento, la nutria è proliferata in tutt’Italia e certo può creare dei danni ambientali, perché divora le uova degli uccelli acquatici ed erode gli argini dei fiumi e dei campi, per farsi le tane, essendo un formidabile roditore.
Tanto per cambiare, al posto di predisporre un piano di catture mirate, per riportare l’incolpevole animale nelle sue terre d’origine, un problema creato dall’uomo diventa un capro espiatorio affinché lo stesso sfoghi la sua terribile violenza.
Lo stesso destino ha colpito il topo muschiato, l’ondatra, allevato, dimenticato e poi abbattuto a vista, perché “ i topi fanno schifo e portano le malattie”, come recitano atavici luoghi comuni per male informati.
Dopo il massacro e allontanatisi i cacciatori, Mauro vagò per il campo, disseminato da un centinaio di corpi di nutria ridotti a frattaglie. Inutile dire che s’inginocchiò a piangere in mezzo a quello scempio, essendo un animalista fanatico da quando era bambino.
Da una tana scavata nel greto di un fossato, uscì un enorme nutria, dotata di una folta pelliccia color verde, e andò a sedersi davanti allo spettatore di quel massacro,
osservandolo con degli occhietti rossi e vispi.
 
                            
 
 
 
Per quanto sia un rapace e come minimo ci vedo come un'aquila, non posso spiegarvi il perché degli strani colori del roditore; credo che si trattasse di una specie mutante, di un animale che si è nutrito degli abbondanti rifiuti tossici che infestano la pianura lombarda e ha sviluppato una nuova morfologia.
E anche nuovi poteri mentali, perché cominciò a comunicare telepaticamente con il nostro sbigottito ciclista animalista.
“ Mauro, ti chiedo solo una cosa: vendetta, spietata vendetta.
Ti passo i miei poteri: ti sosterranno nella tua opera di giustizia.
Uccidi tutti gli assassini di animali innocenti!”.
Dopodiché lo morse e dopo una lenta incubazione, in un’afosa serata d’agosto
Mauro si trasformò ne “la Nutria”.
Così questo fu il primo di un nuovo tipo d’omicidi seriali.
Il morso della nutria mutante aveva infuso nel corpo di Mauro una forza furibonda e sovrumana, che s’innesca alla sola vista di un maltrattamento su un animale.
Il mantra tratto da una celebre canzone di Angelo Branduardi partiva nella sua mente - a lui caro ricordo d'infanzia - e una voglia irrefrenabile d’uccidere lo portava a eliminare i violenti con un’iniezione di cianuro di potassio da 300 mg, il metodo di liquidazione perlopiù preferito dal maniaco ecologista.
Il sadico padrone del pit-bull fu ritrovato immerso in una fossa ricolma di letame, in aperta campagna.
Fulminato da una letale iniezione al cianuro.
Eseguita con scientifica precisione nella carotide del collo.
Fuori del letamaio c’era il corpo massacrato del pit-bull.
Il suo stomaco conteneva avanzi di gatto.
Quello del gatto resti di penne e di piume e intestini di passero.
Nelle interiora del pennuto furono rivelate microscopiche scorie di zanzara.
L'invisibile armonia della natura era stata ristabilita.
La Nutria, nel giro di due anni, terrorizzò il Bel Paese con le sue iniezioni al cianuro nella carotide di chi ha commesso atti di violenza sugli animali.
La Nutria uccise quattordici persone.
Caddero, per diretta conseguenza, le teste di vari Pubblici Ministeri e di sette Commissari di Pubblica Sicurezza.
Il caso giocava a rimpiattino da un pool investigativo all’altro, ma nessuno riusciva a prendere il serial-killer zoologico.
Si richiamò dalla pensione il pubblico ministero Nello Viola, noto investigatore d’assassini seriali.
Durante la sua lunga carriera n’aveva acchiappati una bella decina.
Dopo aver esaminato i voluminosi faldoni riguardanti la Nutria – nessuno ovviamente sapeva il suo vero nome, il caso era stato denominato dalla stampa Zeta Kappa, “Zoo Killer”- e le dinamiche dei suoi crimini, il dottor Viola si poneva questa riflessione, un mattino che si radeva davanti allo specchio:
- Questo giustiziere animalista per sfogare gli istinti del suo basso ventre, s’è inventato come ristabilitore dell’ordine cosmico.
Chiunque maltratti o macelli o vivisezioni o abbandoni qualsiasi genere d’animale si deve ritenere un potenziale condannato a morte.
Il movente è indicato con precisione dal suo rituale circolare.
Dato che nella vita non se lo fila nessuno, s’è autoproclamato Madre Natura.
Questi frustrati post-moderni, mettono sempre in discussione i comportamenti degli altri e non pensano mai, ma nemmeno per una frazione di secondo delle loro tristissime vite, a mettere in discussione i loro difetti, e loro stessi!
Come aveva ragione il favolista greco Esopo!
Giriamo per strada con due bisacce sulle spalle.
Davanti a noi, in quella più piccola ci stanno le magagne e le brutture del nostro prossimo.
E non perdiamo occasione di notarle e criticarle a tutto spiano.
Questa attività ci piace tanto, e spesso sprechiamo la vita a infangare e demolire tutto e tutti.
Quella dietro, la più voluminosa, e di molto, contiene le nostre miserie e bassezze.
Quella, non solo non c’interessa, ma proprio non la vediamo.
Guai se qualcuno si azzarda a farcela notare!
Zeta Kappa, lo Zoo Killer.
Dove sei?
Dove abiti?
Come posso fermarti Signor Bovary delle bestie?
Lo sai chi sei, in verità?
Sei solo l’ennesimo insoddisfatto dell’ormai imperante reclutamento allargato dei falliti.
La vittima carnefice del sistema consumistico.
Come riuscire a farti capire che bisogna amare gli animali solo per essere più vicini e sentirsi più fratelli delle persone?
Per esprimere un’altra potenzialità dell’essere umano?
Dopo questa meditazione il Viola annunciò una mossa a sorpresa.
Convocò una conferenza stampa a livello nazionale e lanciò il seguente avviso all’omicida seriale.
— Caro Zoo Killer, io non muoverò un muscolo per cercare di catturarti.
Sei troppo preciso e sicuro.
Sfiori quasi il divino nell’arte di non lasciare tracce.
Ti faccio una proposta.
Ormai sono troppo anziano perché possa andare in giro con una scorta armata.
Perdonami. Ho meglio da fare che giocare al gatto col topo.
Se vuoi, pedinami. Voi serial-killer siete dei campioni in questo campo, lo sappiamo bene
dai film e dai romanzi.
Ogni giorno entrerò in un bar diverso a farmi un cappuccino.
Quando ti senti sicuro, siediti vicino a me e facciamo due chiacchiere.
Nessuno mi proteggerà.
A presto, Zeta Kappa.
I cronisti dei mass-media rimasero tutti a bocca aperta.
Viola abbandonò il caso e non ci fu verso di farlo tornare indietro.
La sua decisione fu irrevocabile.
Le Istituzioni erano impotenti.
A lui non poteva fregare di meno.
Per un anno gli omicidi dello Zoo Killer/ la Nutria continuarono impuniti e senza interruzioni. 
E ora, con permesso, la vostra Buteo vi saluta e va a mangiare quella carogna di nutria sulla strada.
Vi lascio al finale della storia.
 
                                                        
 
                         

Cock Bar.
Via dei Mille, 102. Milano.
L’anziano P.M. Nello Viola ha appena iniziato a sorseggiare la schiuma abbondante di un bel cappuccino.
Il pubblico esercizio è completamente deserto.
Una sedia al suo fianco si sposta.
— A lei piacciono gli animali, dottor Viola?
— Mi ha fatto aspettare, caro ...
A proposito, come devo chiamarla, non mi piacciono le etichette create dai giornalisti.
— La Nutria, Dott. Viola, mi chiami la Nutria.
— Molto bene. Ormai pensavo di non avere più la fortuna d’incontrarla.
— Il piacere è tutto mio.
Ad ogni modo pochi scherzi, dottore.
Ho in tasca una bell’iniezione letale anche per lei.
— Si metta comodo, Nutria, non ha niente da temere e non ho molto da dirle.
— Mi permetta Dott. Viola, vorrei cominciare io quest’avvincente conversazione.
— Prego.
— Mettiamo le carte in tavola.
Lei non ha alcun diritto di arrestarmi, perché io sono la liberazione dall’uomo come noi lo conosciamo, il cosiddetto ‘apice dell’evoluzione!’: che mistificazione!
Io sono un ponte che porta l’umanità a emanciparsi dalla camicia di forza della coscienza razionale, dalla compatta e tirannica identità antropoide che si crede Dio e sfrutta e violenta le risorse dei Regni di Madre Natura.
Io riassumo in me tutto lo svolgimento della Storia umana e la porto alla fine, Dottore: dal gorilla all’omicidio del Dio creato a sua immagine e somiglianza dall’Uomo, e dalla distruzione di questa illusione chiamata Dio alla trasformazione dell’uomo in bestia uguale in diritti agli altri animali e allo scatenamento sfrenato degli istinti spontanei sul Pianeta Terra!
Capisce? Io termino la Storia.
Si prostri e mi adori, e innanzitutto mi acclami redentore!
— Mi perdoni se non l’applaudo ma la compatisco: lei non è il venticinque aprile, Nutria; lei non è una festa di liberazione.
Lei è una malattia, tra le tante che affliggono l’umanità; una diagnosi, penso azzeccata, che non ha ancora sviluppato un’adeguata terapia.
E come virus tra l’altro lei non è nemmeno uno dei più infettivi e nocivi.
— Come si permette?
— Insomma, Signor Nutria, mi concede il diritto di replicare o lei è troppo abituato a parlarsi addosso?
Guardi lei scambia la diagnosi con la terapia, il referto radiologico con la cura.
L’uomo è in crisi, in questo sono d’accordo con lei.
Sta attraversando una fase di mutazione antropologica, di passaggio verso un’altra identità umana che ancora non riusciamo a scorgere.
Mi ascolti attentamente, anche se le riesce impossibile: se Dio non esiste, tutto è permesso.
— Che cosa significa questo sofisma da cinque euro?
— Veda, lei crede che l’ebbrezza omicida che la porta a uccidere delle persone sia un’Estasi Sacra, autorizzata in carta bollata da un sedicente Dio delle Bestie, non è vero?
— E’ così! Io sono il Prescelto dalla grande Nutria verde!
— Non si agiti, può avere un rialzo di pressione.
Guardi, a mio modesto avviso, lei invece si sbaglia.
Una persona è unica e importante ed ha un Senso vitale che trascende la sua mera fisiologia anatomica.
Il suo ebete misticismo zoologico non considera sacre le persone o le creature animali, intese come unicum psicofisico originale; lei adora le unghie dei loro piedi e dei loro zoccoli o i liquami che esse espellono dagli orifizi.
Lei confonde le parti irrelate istintive con il Tutto.
La sua brutale violenza disgrega in frammenti la Totalità fisica e spirituale della Natura e non si avvede della laboriosa costruzione dell’energia Cosmica.
Lo sente il profumo della terra che viene da quell’orto davanti alla finestra del bar?
E’ umido, fertile, odoroso di foglie aromatiche e di fango; ma l’acqua che lo irrora e lo feconda è il valore della Vita che anima tutti gli esseri viventi.
Lei vorrebbe che tutti s’inginocchiassero ad adorare il suo Ego smisurato, mascherato da Dio degli Animali e reso tale da anni d’indifferenza sociale e frustrazioni personali.
Per questo la dichiaro in arresto.
La Nutria stringe la siringa piena di cianuro di potassio, pronto a iniettarla nel collo del Viola.
Nota però, sotto un tavolino a fianco del loro, un trasportino, con dentro un bel gatto rosso abbandonato.
Si avvicina nel bar deserto il gestore del Cock Bar, un omone obeso che chiede al Viola e alla Nutria:
-Dove sono finiti i padroni di questo gatto?
Accidenti, è bello grassotto, che ne dite, ce lo facciamo arrosto per pranzo ?
Ahahhahahha, sapete, sono di Vicenza…
Il gatto comincia a soffiare, infastidito dal ciccione.
La pressione cardiocircolatoria della Nutria accelera all’impazzata e una pallina di metallo incandescente prende a scatenarsi come in un flipper colorato e luminoso, nella sua folle anima…
"…E infine il Signore sull’Angelo della Morte sul macellaio che uccise il toro che bevve l’acqua…”.

                              
Resoconto di un articolo di cronaca nera, tratto dal quotidiano” La Sera Oscura”.

 


“ In un piccolo bar di quartiere è finita la criminale esistenza del noto Zeta Kappa, detto lo “Zoo Killer”.
Nell’efferato tentativo di uccidere, con la famosa iniezione al cianuro, il gestore di un bar della periferia di Milano, che stava molestando un povero gattino, inciampava in una sedia del locale e rovinava in terra, auto iniettandosi incidentalmente la puntura letale.
Il gatto, spaventato, fuoriusciva dalla sua gabbietta e, si dava alla fuga, e al momento, non è ancora stato ritrovato.
I testimoni assicurano che lo Zoo Killer, agonizzando, proclamava:
— Io sono il Creatore, Il Signore degli animali, il Regolatore della Natura…umani, i vostri crimini contro le mie creature non resteranno impuniti!
Io sono il figlio della grande Nutria Verde, che mi ha passato i suoi divini Poteri!
Si registra inoltre, sul posto, la presenza del noto ex magistrato in pensione, Dott. Nello Viola.
Si assicura che ha affermato, come risposta al delirio d’onnipotenza dello Zoo Killer:
— Se tu sei un dio corro subito a spararmi.     
 

 


                                      

 

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L'AUTORE Mauro Banfi il Moscone

Utente registrato dal 2017-11-01

Visual storyteller, narratore e pensatore per immagini. Mi occupo di comunicazione tramite le immagini: con queste tecniche promuovo organizzazioni, brand, prodotti, persone, idee, movimenti. Offro consulenza e progettazione del racconto visivo per privati, aziende e multinazionali. Per contatti: zuzzurro.zuzzu@gmail.com

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Rubrus il 2019-01-29 15:23:54
A prescindere dalla dedica, che apprezzo, penso che il tratto più distintivo di questo racconto sia l'intervento della poiana che costituisce la seconda parte e che sintetizza e drammatizza il tutto evitando lo "spiegone" anche grazie all'ironia con cui è scritto. Questo rende l'intero racconto rapido e scattante.

Mauro Banfi il Moscone il 2019-01-29 17:43:29
Grazie, Roberto: la poiana ha sostituito il troppo metanarrativo Onny, anche se è una trovata interessante per altri tipi di racconti.
E' interessante come rileggendo il materiale salvato da Neteditor rileggo certe mie cose e le trovo piene di buchi, lacune e roba da sostituire, e talvolta mi diverto a farlo, spinto da una forma di passione e divertimento ineludibili.
Sotto la cenere fredda di ogni nostro vecchio racconto cova sempre qualche brace ardente da ravvivare, non credi?
Ah, meraviglioso il gioco della narrativa, abbi gioia

Rubrus il 2019-01-29 19:14:54
Secondo me, in questo caso, è stata una sostituzione efficace.

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90Peppe90 il 2019-02-03 15:11:28
L'incipit di questo racconto è un qualcosa di straordinario: rapido, serrato, a tratti direi pure poetico. Un breve, intenso viaggio nel labirinto mentale dell'assassino. Il resto del racconto è ben condotto, efficace l'idea del narratore-poiana (ricordando "Sister Abigail", poi, sai quanto possa essere affezionato a questi splendidi animali!), ma soprattutto ho apprezzato gli sviluppi che si hanno a partire dall'entrata in scena del PM Viola e, in particolare, il confronto tra i due. Un gran bel racconto, insomma, dagli alti ritmi e un killer ben costruito. Ciao, Maurone, alla prossima!

Mauro Banfi il Moscone il 2019-02-05 06:35:18

Ciao, Peppe, e grazie per il gradito passaggio e l'apprezzamento.

Trattasi di un cross-over, - un mix di ecovengeance, giallo e thriller, nei nostri amati termini cinematografici - che punta molto sul ritmo, come hai ben notato, come cifra stilistica, e dove si scontrano le dinamiche del fanatismo e del superomismo con quelle dell'umile umanesimo, con forti dosi d'ironia, che coinvolgono anche lo stesso autore del racconto.

La poiana ha sostituito il metaletterario Onny - il narratore onnisciente - della prima versione, per molti motivi, di forma e di contenuto.

Dalle nostre parti, a causa dell'esplosione "nutriografica" delle nutrie, si è creato un curioso triangolo: le nutrie in abbondanza girano per le tangenziali e vengono stritolate, le poiane in agguato sono attirare e così via; insomma si è creato un piccolo ecosistema con la sua ciclicità, e la piccola aquila di campagna padana ne è il perfetto correlativo oggettivo onnisciente.

E si crea perfettamente la dinamica di incontro scontro con l'humanitas del PM Viola.

Ci risentiamo dalle parti del tuo Maelstrom, abbi gioia!


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Eli Arrow il 2019-02-08 18:32:02

Concordo sulla poiana: la preferisco anch'io a Onny e agli spiegoni.

Trovo che il racconto abbia un buon ritmo e una interessante 'morale'.

 

L'unica piccolissima osservazione che vorrei fare (in effetti due osservazioni): la poiana si riferisce a 'La nutria' mentre gli altri personaggi mi pare che usino sempre la maiuscola quando parlano del nostro (cattivo) super eroe. Poi, la E maiuscola accentata non si può sostituire con la E apostrofata.

 

Ciao buon fine settimana :)

Mauro Banfi il Moscone il 2019-02-09 06:55:54

Grazie, Eli, per il gentile consenso e le annotazioni di ortografia, che sono importanti come tutte le altre parti del racconto, e vado subito a limare.

Una nutria minuscola è quella spiaccicata sulla tangenziale lombarda e va bene, ma un'altra tra parentesi è ciccata, e maiuscola sia.

Non riesco per il momento a identificare la E accentata, cercherò.

Per quanto riguarda il "show don't tell", i nostri amici anglosassoni ne hanno fatto un culto talvolta ossessivo (spesso per motivi di pecunia, altre volte per bieco marketing), e io sono troppo mediterraneo, greco, latino e rinascimentale per aderire a simile tipo di fanatismo, ma certo, quando ci vuole, ci vuole.

La narrativa è uno stupendo gioco libero, individuale, ma con le sue regole, e gli ottimi chiaroscuri critici come il tuo fanno la gioia mia, del mio racconto e di PIAF tutta.

Abbi gioia e ottima salute.


Eli Arrow il 2019-02-09 11:08:37

Ciao Mauro, la È la trovi cliccando sul simbolo omega:



 



Ω



 



e la trovi su Word cliccando su 'inserisci' e poi 'simboli'.



 



Ciao buona giornata :)



 



 



 


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