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Eli Arrow il 2018-04-12 17:29:50

Molto interessante questo articolo, non conoscevo quel racconto di King e, dopo un primo momento di adattamento all'audiolibro (sono abituata a leggere, ascoltare richiede una disposizione d'animo diversa) mi sono goduta la storia. Il 'mostro' mi ha ricordato una serie di tre racconti di Seanan McGuire che si sviluppa lungo la trilogia The Apocalypse Triptych, che se non sbaglio è stata tradotta e pubblicata dalla Edizioni Nord (?). Se ti interessa, in rete lo trovi in inglese (http://www.nightmare-magazine.com/fiction/spores/  - questo è il primo dei tre, immagino che si trovino anche gli altri).



Il luoghi chiusi di cui parli li ho trovati anche nel tuo ultimo libro, Sosta di Mezzanotte, che sto finendo e che ho gustato per diversi motivi, non ultimo il personaggio di Siobhan e tutti i collegamenti grandi e piccoli che hai sapientemente costruito fra le tre parti del romanzo. Se King ti è stato maestro, direi che hai imparato bene :)



 


Rubrus il 2018-04-13 14:12:19
Ho scelto questo racconto di King perchè è piuttosto semplice, per non dire elementare, dal punto di vista contenutistico: la morale è, se così si può dire, "non bere troppo o ti capiterà qualcosa di brutto". Dato che - secondo me - il senso è estremamente lineare, è più facile analizzarlo dal punto di vista strutturale e formale, che era quello che mi interessava. A mio modestissimo parere, quando si insegna letteratura, non si sta abbastanza attenti agli aspetti tecnici della scrittura. Si dedica più attenzione a questo profilo allorchè ci si occupa di poesia, tra rime baciate, metrica, strofe, lasse eccetera, ma forse un po' poco alla prosa. Eppure, senza la tecnica, che, parlando di narrativa, è quell'insieme di strumenti che costruisce la storia invogliando il lettore a proseguire nella lettura, non c'è niente.

Eli Arrow il 2018-04-13 15:08:34

Beh, mi pare un po' semplicistico messo così. Non troviamo nel racconto un mero discorso moraleggiante riguardo il bere troppo, mi pare invece che K introduca il concetto di minaccia che viene dall'esterno, tanto più tremenda quanto talmente piccola da non essere visibile (batteri/particelle che entrano nelle lattine di birra attraverso fori microscopici dai quali la birra stessa non può uscire ma abbastanza 'grandi' da permettere alle particelle letali di entrare). E lo collega anche a mostri che si trovano in altri luoghi, scollegati da contesti alcolici (le fogne).



Non mi trovi d'accordo nemmeno per quanto riguarda lo studio delle tecniche di scrittura. Ci sono fior di testi estremamente interessanti, soprattutto americani, visto che lì, come per tutti i mestieri, esistono veri e propri corsi universitari di scrittura (che poi la definiscano creativa o altro poco importa dal punto di vista delle tecniche insegnate). E sicuramente, conoscerle e saperle applicare fa una bella differenza nel prodotto finale, come dici anche tu. Ma forse ti riferisci agli studi letterari del liceo. In quel caso ti do ragione, viene privilegiato maggiormente lo studio della struttura e degli strumenti poetici più che quello degli strumenti narrativi.



Chi ha interessi in quell'ambito deve andarsi a cercare un corso di narrativa serio (perchè di improvvisati maestri scrittori creativi è pieno il tristissimo panorama della narrativa italiana contemporanea).


Rubrus il 2018-04-13 15:39:50
Sì mi riferivo alla scuole medie e superiori. Insomma, ci preoccupiamo del fatto che le lingue vanno imparate presto e poi non ci occupiamo con sufficiente attenzione del modo in cui si scrive - salvo poi lamentarsi che molti siano incapaci di esporre pensieri in forme più articolate di quelle che consente un sms. Imparare a scrivere quando si è arrivati all'università è tardi. Rischi - a parte il fatto che è in genere tardi per imparare una qualunque tecnica epositiva - di scoprire che scrivere non è quella cosa che credevi che fosse al liceo - e magari rischi di scoprire che non ti piace per niente.
Sui batteri - e qui torno alla concretezza - secondo me siamo nel campo di quelle che oggi si chiamano creepypasta o leggende metropolitane. E' vero che i batteri possono entrare nelle lattine di birra, o meglio, è possibile, se non probabile, ma subito dopo, entriamo in un campo molti simile a quello dei ragni che fanno il nido nelle parrucche. Insomma, King prende una vicenda che il lettore non fatica a considerare vera e la sviluppa. Il vantaggio è che, siccome la storia dei batteri sembra vera e potrebbe esserlo, l'autore non deve faticare troppo. Siamo insomma un passo indietro alla faccenda del ragno gigante (e infatti in quel caso King la personalizza e ne prende - in apparenza - un po' le distanze). Anche qui, ottimo esempio di costruzione del climax.

Eli Arrow il 2018-04-13 16:20:02

Sì, i batteri che entrano nelle lattine è un po' una leggenda metropolitana (ma nemmeno troppo leggenda), mentre i racconti che ti avevo indicato nel primo post prendono la via della possibilità scientifica in quanto, in quel caso, le spore della muffa sono state create in laboratorio per errore nell'ambito della ricerca di mutazioni genetiche in grado di migliorare la resistenza ecc di certi frutti e ortaggi. E non sono leggenda i funghi che si impossessano del cervello di certi insetti e li fanno agire in modi contrari alla loro natura, ma favorevoli al fungo.

Insomma, direi che di spunti questo nostro mondo ne offre molti, senza scomodare troppo l'immaginazione :)