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Rubrus il 2018-03-14 12:38:04
L'avevo letto tempo fa e non ero riuscito a commentarlo. Leggo ora che l'hai scritto di getto o quasi e penso che questo sia uno dei felici casi in cui l'idea esce dalla testa in sè e per sè compiuta, come Atena dal cervello di Giove. Non succede spesso e spesso la linea che passa tra l'idea e il testo dovrebbe essere lo scarico del wc (solo che il web ha creato un bel po' di bypass) , ma questo non è uno di quei casi. E' un racconto molto compatto e si regge su una solida saldatura che personalmente gradisco molto, vale a dir quella tra arte alta e pop;: mi riferisco a De Chirico messo in relazione alla invasione degli ultracorpi. Il nesso sta nella messa in dubbio del concetto di identità attraverso la materia. Il corpo "sembra", ma non è quello che "sembra": è altro. La fisica e la fisicità implicano un al di là della fisica, Questa affermazione porta ad una messa in dubbio, in crescendo, della identità e poi della realtà stessa il che produce l'effetto straniante della follia; la follia però non è la risposta, nel senso che - per come è scritto il racconto è troppo facile, anche se rassicurante, liquidare il protagonista dicendo che è pazzo. Non sol nel sistema chiuso del racconto la follia ha un metodo, ma potrebbe persino non essere follia e questo dà al racconto un'efficace ambiguità che me lo fa collocare tra i preferiti.

Massimo Bianco il 2018-03-18 01:28:56

Sì, beh, non è proprio esatto che l'idea mi sia uscita dalla testa già compiuta. Come spiegavo ad altri avevo un'idea di base, quella del collegamento tra i Manichini di De Chirico e L'invasione degli ultracorpi, che di per sè non bastava a realizzare un racconto completo, per cui dopo aver buttato giù prima di Natale qualche riga, in pratica un primo abbozzo della lettera autografa di De Chirico, ho lasciato lo scritto da parte fino a febbraio, quando mi sono detto, mettiamoci sotto e vediamo se mi viene fuori qualcosa di valido. Così ho riletto e completato la lettera autografa e poi ho continuato a scrivere di getto senza ben sapere dove esattamente sarei andato a parare e via via che procedevo il racconto si sviluppava al punto che finita quella prima mattinata era praticamente già tutto buttato giù, anche se ovviamente poi ho dovuto ancora correggerlo e limarlo a lungo. E di rado mi capita così. Sì, finale volutamente ambiguo. Grazie dell\'apprezzamento, ciao.