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Mauro Banfi il Moscone il 2020-06-02 16:12:15
Tra lo specchio e il velo e la maschera: così sintetizzerei questo racconto, scritto con un'interessante tecnica di narratologia dove i fatti esteriori diventano con rapidi segmenti gnoseologici, psichici e interiori.
Gli altri sono specchi per noi, ma spesso e volentieri questi "altri" sono violenti e possessivi e allora ecco per noi la necessità del velo e della maschera, per non diventare i loro schiavi, per non essere giudicati da chi in realtà non è interessato a conoscerci a fondo, anche perchè magari a noi non interessa.
Ogni giorno nel mondo vengono emessi miliardi di giudizi di valore sulle nostre identità che nemmeno noi stessi che le indossiamo comprendiamo mai al cento per cento.
Per quanto illusorie e indefinite siano le nostre identità, modelliamo queste identità formulando giudizi di valore sempre inesatti e incompleti. Tutti giudicano, continuamente.
E questo fa male, e per difenderci non abbiamo che il velo e la maschera.
Bel leggere.

Eli Arrow il 2020-06-25 14:20:31

Difficile riuscire a vedere gli altri per come sono effettivamente, senza le stratificazioni di proiezioni che ci fanno da occhiali. Di conseguenza, i giudizi sugli altri molto raramente sono imparziali, oltre al fatto che gli altri, noi compresi, siamo abituati a celarci sotto veli e maschere, come tu giustamente noti. La domanda, anzi, le domande sono, a mio parere: 'Cosa stiamo guardando?' e 'Chi pensiamo di vedere?' Difficile rispondere, anche quando le rivolgiamo alla nostra immagine nello specchio.



Qui, come dicevo sopra a Rubrus, volevo addentrarmi un po' nel meccanismo della proiezione. Sono contenta che ti sia piaciuto e ti ringrazio della lettura. Ciao Mauro.