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Stai rispondendo ad una discussione su I DECANI: ritornando all'Umanesimo e al Rinascimento MESE DI FEBBRAIO: Ade e Trasfigurazione

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Rubrus il 2019-02-12 12:44:00
E' possibilissimo che i miei ricordi siano confusi e imprecisi, ma il discorso del "noi siamo o vediamo solo le ombre e il mondo reale è un altro" è di Platone e la divinità dei crocicchi era Ecate o Hermes. Il discorso sulle ombre, se ben ricordo, invece, è totalmente diverso, per esempio, in Omero: Nell'Odissea l'Ade (a parte forse i campi Elisi e forse neppure quelli) è un luogo dove dimorano le immagini di ciò che è stato in vita, pallide ombre cui si fanno sacrifici di sangue e che hanno un grandissimo rimpianto della realtà, tanto che il fantasma di Achille dice - se ben ricordo - "Vorrei essere un servo nella casa di mio padre, ma vivo, piuttosto che regnare su questo regno di ombre". Insomma, il rapporto tra realtà e immagine è esattamente l'opposto. Questa, qui, è la vita vera. L'altra una pallida imitazione. Noi siamo reali, quelli sono fantasmi. Da Platone in poi parte una corrente metafisica differente dalla "filosofia naturale" dei presocratici, ma è appunto una corrente sola. Socrate, Aristotele, ma anche stoici e epicurei la vedono piuttosto diversamente. Tornando ad Ade, la mia sensazione è che i Greci antichi non lo nominassero, lo definissero l'invisibile e quindi non lo raffigurassero (mi pare ci siano pochissime rappresentazioni del dio) per ragioni essenzialmente scaramantiche. Non avendo una visione organica e sistematica dell'Oltre (che verrà dopo, col cristianesimo), ma tante visioni diverse, in gran parte poco consolatorie, preferivano evitare l'argomento - con cui peraltro si dovevano confrontare più spesso di noi, dato che si moriva prima e più frequentemente. E' un atteggiamento abbastanza comune per gli esseri umani che neppure nominano, per esempio, certe malattie, riferendosi ad esse come "un brutto male" (non a caso la parola "cancro" ha cominciato ad essere usata e diffondersi senza infingimenti man mano che aumentavano le possibilità di cura). Parliamo, per gli antichi Greci, di popoli che non usavano neppure la parola "morire" (tethnanai) ma "essere morto" (tethnamenai") preferendo evitare di nominare il momento del trapasso. Con la cristianità le cose sono cambiate radicalmente - pensiamo ai "trionfi della morte" e alle rappresentazioni dell'aldilà che riempiono lo nostre chiese dell'epoca. L'Oltre è diventato parte integrante del qui ed ora, anzi, il luogo dove il qui ed ora trova il suo compimento. Con il Rinascimento ha senza dubbio ripreso vigore una metafisica non necessariamente legata alla religione... ma adesso (facendo un salto temporale bello lungo)?. Adesso mi pare che, e forse ancora una volta perchè, come all'inizio, non c'è una metafisica istituzionale condivisa, si è tornati a evitare l'argomento. Quindi niente più drappi neri, vedovanze, uomini con la fascia del lutto al braccio, donne col velo nero, meno preghiere e funzioni, anche religiose, per i morti. Forse Ade non è invisibile "di suo": è invisibile perchè non vogliamo vederlo.

Mauro Banfi il Moscone il 2019-02-12 17:30:44

"Non c’era nulla che la dolce e ingenua Persefone amasse di più che essere in comunione con la natura. Davvero figlia di sua madre Demetra, gioiva dei fiori e delle pianticelle. Un dorato pomeriggio, a poca distanza dai compagni scelti da sua madre per proteggerla, Persefone dava la caccia alle farfalle che svolazzavano di fiore in fiore in un prato picchiettato dalla luce del sole. A un tratto udì un rombo profondo e lacerante. Somigliava a un tuono, eppure sembrava provenire, invece che dal cielo, dalla terra sotto i suoi piedi. Lei si guardò attorno sgomenta. La terra tremava, e il versante della collina di fronte a lei si stava aprendo. Dal varco uscì strepitando un grande carro. Prima che la ragazza terrorizzata avesse tempo di scappare, il nocchiero l’aveva presa, aveva girato il carro ed era scomparso nel crepaccio. Quando i compagni di Persefone, allarmati, raggiunsero il luogo, l’apertura si era già richiusa, e non se ne vedeva più traccia.

La scomparsa di Persefone era inspiegabile, oltre che improvvisa. Un minuto prima era lì che sgambettava allegra nei prati, e subito dopo era svanita senza lasciar traccia."



Ciao, Roberto e grazie per il prezioso excursus e per la fondamentale chiave finale: concordo, altro che Eros, è Ade il dio più rimosso dalla nostra epoca attuale.

Come sai, prima di Platone i Greci non filosofavano sui loro miti, ma li "raccontavano".

Pertanto ho premesso una bella ri-narrazione di Stephen Fry del ratto di Proserpina/Persefone.

E' questo aspetto narrativo e psicologico che m'intriga di questo tatno inattuale e disconosciuto archetipo: ciascuno di noi attua Persefone nell’anima, fanciulla in un campo di narcisi o di papaveri, cullata e quasi assopita nell’innocenza e nei dolci agi fino a che all’improvviso ecco Ade che ci afferra e ci tira verso il basso e le interiore della terra, e la nostra intatta coscienza naturale è violata e aperta alla prospettiva della morte. Una volta che questo sia accaduto — attraverso una disperazione suicida, un improvviso arrestarsi di una facile carriera, un’invisibile depressione da cui cerchiamo invano di liberarci — allora nell’anima regna Persefone e noi vediamo la vita attraverso il suo occhio più scuro.

Sembra proprio che sia necessario sottostare a un’esperienza "metaforica" di morte per riuscire ad abbandonare la nostra presa sulla vita "materiale" e sui punti di vista del mondo

umano letterale e banausico.Sembra proprio che non si possa riconoscere la piena realtà dell’anima fino a che non si è attaccati da Ade, fino a che invisibili forze del mondo infero subconscio non sopraffanno e catturano la nostra normalità. Solo allora, a quanto pare, noi riusciamo a distinguere la psiche dall’umano, sentendo con le viscere stesse del nostro

essere che la psiche ha legami che sono ben lontani dalle preoccupazioni umane. Allora vediamo le preoccupazioni umane in modo diverso, cioè le vediamo psicologicamente.

Il ratto di Persefone non avviene una sola volta nella vita. Poiché quest’esperienza d’anima, questo radicale mutamento nell’anima è un avvenimento mitico, immaginativo e immaginale, esso è sempre in atto come modello basilare di psicodinamica. Poiché questo mito è al centro del principale culto misterico greco di trasformazione psicologica, quello di Eieusi, la violenza di Ade sull’anima innocente è una necessità centrale per la trasformazione psichica. Noi proviamo questo sconvolgimento e la gioia che l’accompagna ogni volta che un evento viene repentinamente strappato via dalla vita umana e dal suo stato naturale e trasportato in una realtà più profonda e più immaginalmente « irreale ».

Fino a che Persefone non è stata rapita e stuprata, fino a che la nostra coscienza naturale non è stata patologizzata, le nostre anime ci proiettano come realtà letterali, solo materiali. Crediamo che vita umana e anima siano naturalmente una cosa sola. Non ci siamo ancora risvegliati alla morte. Cosicché rifiutiamo quella che è la metafora prima dell’esistenza umana: che noi non siamo reali.

Ma la psicologia del Rinascimento non finisce nella morte, lì essa ha solo il suo inizio. Da questa posizione viene il balzo nella vita e l’abbraccio di ombra e anima. Il pensiero continuo dell’ombra, il profondo senso del male, del dolore, della breve candela della vita che brucia dai due lati, si univa, nella filosofia fiorentina, con la sua idea dominante: la creatività e la gioia dell’anima. Che curioso matrimonio, che doppia verità straordinaria: inumanità e anima insieme! E pensa, la troviamo anche nei più riusciti horror anglosassoni... Può esservi un più acuto contrasto tra umano e psiche?

La morale rinascimentale (e Stevenson, Conan Doyle, Stoker, Melville, Poe, ecc ecc) non

divideva il fare anima dalla profonda inumanità e dai processi di patologizzazione presenti nell’anima stessa.

Durante questo mio viaggio nel "genius loci" del Rinascimento, nei momenti più profondi ho sempre provato questo senso di Ade & Trasfigurazione.

Sono andato a informarmi presso la Sagrestia nuova di San Lorenzo a Firenze di questa incredibile stanza segreta di Michelangelo, e là, guardando verso il sepolcro di Lorenzo e Giuliano "ho visto" - niente di sovrannaturale, solo le stanze della mia memoria - la "Trasfigurazione" di Raffaello dei Musei Vaticani e la "Resurrezione" di Piero della Francesca di Sansepolcro.







O con la Rinascenza o con gli horror classici giungiamo infine, caro amico, alle soglie del mistero e del racconto mitico:

"La scomparsa di Persefone era inspiegabile, oltre che improvvisa. Un minuto prima era lì che sgambettava allegra nei prati, e subito dopo era svanita senza lasciar traccia."

E qua con un brivido, un respiro di sospensione e una - chissà, folle - speranza, una voglia irrefrenabile di vita e di trascendenza, la mia presunzione di conoscere tutto s'arresta.

E sono tutti lievi e sacrosanti i limiti riconosciuti.

Abbi gioia